Arte -
Che
Alberto Mori non sia solo un poeta lo si scopre non appena si entra nel suo studio, ricavato in una dépendance della sua casa di via Cadorna. Un’officina artistica, pareti bianche disseminate di locandine, di fotografie raffiguranti performance artistiche, un numero imprecisato di cd musicali, dvd e tutta l’attrezzatura tecnica per il perfetto video-maker. Non è un caso quindi che Mori si definisca un poeta-performer-artista. La sua ultima raccolta poetica,
Objects, sarà presto abbinata a un video che accompagnerà la lettura in un contesto di videopoetry.
Oggetti e forme di linguaggioMori ci spiega che utilizza i molteplici linguaggi della tecnologia perché “il linguaggio offre la possibilità di far vedere prospettive diverse. Esso trasforma le parole in un’esperienza interiore, è il linguaggio che sfocia in arte”. Nel suo ultimo libro
Objects (Fara Editore) l’autore considera gli oggetti come argomento della ricerca, è così che gli ometti ferma imposte, l’accendino, il brevetto, il modem, il dado - sottolineati sulle pagine dal carattere in grassetto - diventano i protagonisti, i veri soggetti.
Proiezione metafisica“Gli oggetti della quotidianità costituiscono il punto focale per una reinvenzione dell’oggetto stesso, l’oggetto non è più se stesso, ma diventa il soggetto di micro narrazioni, sono visti come sono perché sono decontestualizzati” ecco il ponte tra lingua e poesia, è un rincorrersi nel tempo, all’infinito, come ben si nota dalla copertina stessa del volume, il simbolo dell’infinito, il tempo che si rincorre, il rimando ad una proiezione metafisica.
Poesia e tecnologiaLa grafica stessa assume un ruolo fondamentale nelle poesie di Mori, è un continuo lavoro sul linguaggio, che si sviluppa attraverso la tecnologia: “La poesia è tutt’altro che morta”, ci conferma Mori, lo si intuisce dal successo che hanno i blog dedicati alla poesia e che diffondono e reinterpretano un’esigenza di nuove poetiche rese contaminabili dalla tecnologia.