24-11-2018 ore 10:30 | Politica - Crema
di Andrea Galvani

Crema. Scrp, dagli otto sindaci dimissionari sono arrivate la diffida e la messa in mora

La banda degli otto dimissionari da Scrp torna alla carica. Nella conferenza stampa al Gallery hanno evidenziato una serie di contraddizioni e saziato “l’esigenza di rendere edotti i nostri cittadini sullo stato dell’arte della vicenda inerente il recesso esercitato dai nostri comuni” dalla società cremasca reti e patrimonio. Il tutto ad una settimana dalla ratifica della liquidazione da parte del consiglio comunale di Crema (qui il dettaglio). I sindaci sono: Gabriele Gallina (Soncino), Antonio Grassi (Casale Cremasco), Rosolino Bertoni (Palazzo Pignano), Attilio Polla (Romanengo), Nicola Marani (Salvirola), Angelo Barbati (Trescore Cremasco), Luca Cristiani (Casaletto di Sopra) e Marco Arcari (Ticengo).

 

Messa in mora e diffida

Pragmatici e apparsi piuttosto decisi, gli amministratori hanno diviso l’incontro coi giornalisti in cinque punti. Punto uno: “Manca un mese alla scadenza dei termini previsti dalla legge per liquidare quanto ci è dovuto per avere esercitato il diritto di recesso e nessun organismo di Scrp ci ha ancora contattato”. Punto due: “Abbiamo incaricato l’avvocato Raffaella Bordogna (qui il dettaglio) di inviare una lettera di diffida a Scrp”. In particolare vengono chiarite le conseguenze “nell’eventualità non venissero liquidate le quote che ci spettano”. Tra queste, “non è esclusa la richiesta di intervento della Corte dei conti”. Punto tre: “La lettera dell’avvocato è da ritenersi diffida formale e messa in mora della società, dei comuni e della Provincia”.


Le azioni e la causa

Punto quattro: “sorge il dubbio che la decisione improvvisa di liquidare Scrp sia un’operazione per non pagare le quote e ci spettano e nutriamo forti perplessità sulla sua validità”. Punto cinque: “A giugno è stato approvato un bilancio che prevedeva un valore per azione di 77,07 euro. Se cambia cosa significa? Erano sbagliati i conti? Stiamo valutando e non escludiamo di promuovere una causa contro la liquidazione”. Da chiarire, secondo i sindaci, per quale motivo Consorzio.it - che alla fine del 2017 ha chiuso con un utile netto di 2.487 euro - alla fine abbia addirittura inglobato Scrp, quella che veniva definito un gioiellino. La chiusura è sferzante: “visto la fine che ha fatto, se Scrp era davvero un colosso, evidentemente non si sono accorti che poggiava su piedi d’argilla. È bastata l’azione di otto pecoroni per distruggerla”.

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