16-11-2018 ore 20:55 | Politica - Crema
di Andrea Galvani

Crema. Scrp addio, il Consiglio ne approva la liquidazione. Unico voto contrario della Lega

“L’operazione risponde a criteri di contenimento dei costi di gestione, snellimento delle procedure, rafforzamento del controllo diretto degli enti locali e in generale, un complessivo miglioramento dei servizi. Un percorso trasparente. Tutto ciò che abbiamo annunciato e ampiamente presentato in Consiglio comunale abbiamo fatto”. Così il sindaco Stefania Bonaldi ha introdotto in consiglio comunale la razionalizzazione di Scrp, approvata a maggioranza nella seduta del 12 novembre: 18 favorevoli, Forza Italia compresa, zero astenuti e 2 contrari per la Lega.

 

La fusione inversa

Il sindaco ha sottolineato che “la liquidazione di Scrp con devoluzione a Consorzio.it dei servizi”, è basata sul “rispetto dei livelli occupazionali, la dismissione del Biofor, la continuazione del servizio di centrale di committenza, la partecipazione in Lgh tramite Società cremasca servizi srl”. Chiuderà l’operazione la fusione inversa: “Consorzio.it manterrà gli asset societari fino alla dismissione degli asset industriali, quindi la controllante sarà incorporata dalla controllata, consentendo ai comuni il mantenimento delle quote”.

 

Il controllo analogo dei Comuni

“Contemporaneamente, per sottolineare l’importanza del controllo dei Comuni” su tutta l’operazione, viene approvato il nuovo statuto: Consorzio.it diviene unica società del territorio. Sarà “direttamente partecipata dai Comuni”. Le ragioni sociali sono “il più ampie possibile” per avere aperte tutte le opzioni e poter venire incontro alle esigenze delle amministrazioni. Decisiva la previsione di “un comitato di controllo e indirizzo analogo, perché sulla società il Comune deve poter esercitare un controllo analogo a quello che possiede sui servizi gestiti direttamente”. Per chiudere, “da srl diverrà spa”, forma ritenuta “più confacente alle dimensioni della società”.

 

Le reazioni in Consiglio

“Il nostro territorio già conta poco e a Cremona fanno di tutto perché conti ancora meno, ha assoluto bisogno di essere unito”. Perciò, ha spiegato Simone Beretta, Forza Italia, “una ragione sociale così ampia qualche dubbio lo dà. Sognavo un percorso diverso, in cui i Comuni decidessero tutti insieme una vigilanza urbana territoriale, che i fondi per le strade avessero un’economia di scala, le reti di ciclabili, la gestione dei cimiteri. Mi auguravo che si potesse pensare ad un futuro con l’ingresso di privati in ambito informatico, pensavo ad una definitiva infrastrutturazione delle aree industriali”.

 

Paure e certezze

“Con questa operazione vedo lo sforzo di fare un cambio di passo, ma ho paura sia troppo tardi”, ha commentato Andrea Agazzi, Lega nord: “è fondamentale per il territorio avere uno strumento che consenta di avere quei servizi che col tempo i Comuni più piccoli non potranno fare”. Eppure, approvando la liquidazione di Scrp, ha aggiunto, “ho paura che fare questa operazione senza sapere cosa si andrà a fare porterà più litigi di quanti ne abbiamo oggi”. Di parere opposto il Pd: Anna Acerbi ha spiegato che “Beretta può continuare a sognare”. Perché “la razionalizzazione è funzionale a tutto il territorio. Siamo a una svolta, i sindaci possono diventare parte attiva nel controllo della società. Il lavoro di questi anni per l’unità territoriale va rafforzato. Auspico che gli 8 sindaci del recesso possano ripensarci. Il miglioramento che faremo con questa trasformazione porterà benefici ai cittadini”. Come ricordato da Laura Zanibelli la delibera in votazione “è molto diversa da quella iniziale”. Negli anni il percorso è stato piuttosto tortuoso: l’esponente di minoranza ha criticato le spese per i “validi consulenti dell’amministrazione ora agli arresti domiciliari”. Quindi ha annunciato che in futuro Forza Italia presenterà una serie di mozioni “per verificare vengano garantite nei fatti le finalità che oggi vengono dichiarate”.

 

La replica del sindaco

Secca la replica del sindaco, a partire dalla difesa di Luca Lanzalone: “il suo operato in questo Comune è stato determinante. Mi vergogno che in uno stato di diritto sia ancora agli arresti domiciliari dopo 5 mesi. Non voglio si adombri la minima questione su quanto accaduto a Crema. Gli arresti domiciliari sono per quanto accaduto a Roma. Non adombriamo alcun dubbio su quanto svolto a Crema. In 5 anni abbiamo disfatto un quadro di partecipazioni societarie, riqualificato una società e ricollocato i servizi. Ci sono stati ricorsi, è vero. Come è vero che abbiamo vinto al Tar e al Consiglio di Stato”. Nei dibattiti coi sindaci dimissionari “il pomo della discordia non è stato il peso ed il ruolo di Crema. Appena rieletta ho cercato di dialogare coi sindaci che avevano già deliberato di uscire. In particolare con Soncino e Romanengo”.

 

Il senso di appartenenza

Interessante questo passaggio: “Il comune di Soncino non ha mai voluto entrare nell'Area omogenea cremasca”. Lo ha fatto “solo quando non poteva fare altrimenti. Vuol dire che il senso di appartenenza al territorio in alcuni Comuni è più marcato in altri più sfumato”. La questione delle fuoriuscite in Scrp, dalla minoranza imputata esclusivamente a Stefania Bonaldi e alla sua presunta mancanza di leadership, “si gioca al 99 per cento nel centrodestra. Per onestà intellettuale va detto”. Nella coesione territoriale, ha aggiunto, “Crema gioca la sua parte. Il progetto dei varchi è possibile per il sostanzioso contributo di Crema”. Infine, quando si è deciso di trasformare Scrp in una società in house si pensava che “avrebbe potuto essere un alibi sostanzioso per poter rientrare in Scrp anche per quei sindaci che avevano ipotizzato di uscirne. Era l’agosto del 2017”. Ammesso il suo carattere fumantino, il sindaco di Crema ha concluso ricordando che “alla fine la trattativa ha sfinito anche sindaci che di pazienza ne hanno da vendere come Aldo Casorati”.

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