19-06-2015 ore 20:42 | Cronaca - Crema
di Stefano Zaninelli

Crema. Infrastrutture idriche, le carenze di Regione Lombardia. Iacone: “le procedure d’infrazione ce le meritiamo tutte”

La Lombardia cala la maschera sull’efficienza, almeno riguardo le infrastrutture idriche. “Non siamo messi per nulla bene: per quasi quarant’anni siamo rimasti ad una normativa che risale al 1976; se non ci diamo da fare, la situazione rischia di peggiorare ulteriormente”. Non utilizza mezzi termini Andrea Guereschi, ingegnere di Padania Acque Spa, a margine del convegno Risanamento delle acque: gestione di depuratori e fognature, tenuto oggi presso il polo universitario di via Bramante. Una situazione confermata dall’intervento di Viviane Iacone, dirigente regionale per l’Ambiente, energia e sviluppo sostenibile.

 

Un compito arduo

“Il servizio di gestione del comparto idrico – ha spiegato Iacone – ha molte potenzialità di crescita, non solo a livello qualitativo. Tuttavia, il grado di urbanizzazione della Lombardia è stato così forte da far pagare un prezzo molto elevato alle risorse idriche. Spesso, infatti, queste risorse (sia per quanto concerne le acque superficiali che sotterranee) risultano essere disponibili ma inquinate, quindi inutilizzabili. Quello del servizio idrico si configura dunque come un compito arduo. Parte dei problemi che tuttora persistono sono frutto di una visione limitata del mondo delle acque”.

 

Cattivo stato di salute

Sono 600 i corpi idrici che Regione Lombardia tiene monitorati; a livello generale, spiega la dirigente, “non stanno per niente bene. Degli obiettivi che siamo prefissati nel 2009 ne abbiamo raggiunti circa la metà. Eppure il servizio idrico è funzionale alla qualità ambientale delle risorse: nessuno degli operatori di questo settore può permettersi di non aver presente lo stato di salute delle nostre acque. Ciò che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi dovremo fare è cercare di collegare i deficit del ciclo di depurazione e capire le responsabilità delle insufficienze”.

 

I dati sui corpi idrici

Qualche dato può aiutare a capire lo stato di salute dei corpi idrici lombardi. Secondo le elaborazioni di Regione Lombardia illustrate oggi al convegno, i corsi d’acqua che hanno raggiunto uno stato ecologico buono sono il 25% del totale mentre solo il 2% ha raggiunto lo stato ecologico elevato; il 38% ha raggiunto un livello sufficiente, il 16% scarso, il 2% cattivo e un 17% non classificato. Dei 64 corpi idrici della provincia di Cremona, 24 avrebbero dovuto raggiungere nel 2015 il "buono ecologico"; di questi nessuno ha centrato l’obiettivo, mentre il "buono chimico" è stato raggiunto da 10 corpi su 24.

 

Procedure di infrazione

Ne consegue che “le procedure di infrazione per il trattamento delle acque reflue urbane ce le meritiamo tutte – ha commentato Viviane Iacone – e a queste bisogna aggiungere le carenze di altri territori, che probabilmente si trasformeranno in ulteriori procedure d’infrazione. Tutto ciò denota lo stato delle infrastrutture assolutamente non adeguato per una regione come la Lombardia. La logica di tenere nascosti i problemi è perdente e molto poco intelligente. Bisognerà lavorare per elevare la qualità progettuale e costruttiva, accrescere (anche a livello tecnologico) gli strumenti “diagnostici” e il patrimonio conoscitivo e, infine, ottimizzare la funzionalità delle infrastrutture”.

 

La tutela ambientale

Un compito non da poco per Padania Acque, gestore unico del servizio idrico integrato in provincia di Cremona. “La nostra filosofia – ha spiegato Ercole Barbati, presidente del Cda –  è quella di una riorganizzazione del servizio che porti economicità ed efficienza. Assoluta priorità è data alla tutela ambientale, con il miglioramento della depurazione, il monitoraggio degli scarichi e la riduzione dei consumi”.

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