19-08-2025 ore 19:12 | Sport - Sport invernali
di Elena De Maestri

Salita dell’Eiger ricordando l’amico Gian Franco Facchi. Storica impresa di Filippo Ruffoni

La montagna dell'Eiger 3970m. con la sua inconfondibile parete nord, è da sempre uno dei colossi più temuti e affascinanti delle Alpi svizzere. Per gli alpinisti, salire l’Eiger anche soprannominata l'Orco, significa affrontare non solo una sfida fisica e tecnica, ma anche un'esperienza che incarna la storia stessa dell'alpinismo. È quanto ha compiuto il giovane alpinista cremasco Filippo Ruffoni, ricordando l’amico del Panathlon club Crema Gian Franco Facchi. “Un’impresa che ho avuto l’opportunità di vivere insieme all’amico e guida alpina Edmond Joyeusaz, percorso che ha visto come protagonista la celebre cresta Mittellegi. L’Eiger, è entrata nella leggenda dell’alpinismo per le conquiste epiche ma anche per le tragedie accadute”.

 

Immersi nel silenzio alpino

Come racconta Ruffoni: “è stata scalata per la prima volta nel 1858, ma la cresta Mittellegi è stata aperta solo nel 1921 da Yuko Maki e tre guide svizzere, diventando rapidamente una delle vie più desiderate dell’arco alpino, ma solamente nel 1938 venne risolto il problema di individuare la via di salita nel versante Nord. La nostra avventura è iniziata al rifugio Mönchsjochhütte a 3657 metri di altitudine, punto di partenza per molte ascensioni in questa zona. Dopo una notte passata immersi nel silenzio alpino, ci siamo preparati per il lungo cammino verso la vetta dell’Eiger. La mattina presto, l’atmosfera fresca e la luce dorata del mattino ci hanno salutato mentre prendevamo il treno che dalla stazione di Kleine Scheidegg ci ha portato fino alla famosa fermata Eismerr”.

 

Tappe simboliche

“L’inizio della scalata dalla stazione Eismeer alle 8:30. Necessario utilizzare la Jungfraubahn, una straordinaria ferrovia a cremagliera che porta fino alla stazione più alta d’Europa, la Jungfraujoch 3.454 m, nel cuore delle Alpi bernesi, linea ferroviaria scavata nel cuore dell' Eiger in funzione dal 1912. Questa fermata è entrata nella storia come una delle tappe simboliche dell’ascensione al Eiger, perché proprio da qui, nel 1938, il gruppo che stava tentando la via nord della montagna dovette fermarsi, costretto dalla difficoltà della parete e dalla morte di due membri. Passaggio obbligato per chi desidera affrontare la cresta Mittellegi. Da qui affacciandosi direttamente sull'Eigergletscher si punta al piccolo e arroccato nido d'aquila del Mittellegi Hütte, dove inizia la salita”.

 

La cresta Mittellegi: linea di salita mitica

“La cresta Mittellegi è uno dei percorsi più affascinanti per salire l'Eiger, un vero e proprio gioiello per gli alpinisti esperti. Si tratta di una lunga linea che, partendo da una spalla della montagna, segue la dorsale rocciosa fino a raggiungere la vetta. La via presenta una difficoltà considerevole, verticalità e tratti aerei, ma offre una visione incredibile delle vette circostanti, in particolare del Mönch e del Jungfrau. Il passo lungo questa cresta è stato impegnativo, ma esperienza e calma, sono stati ottimi compagni di salita che ci hanno sostenuto per affrontarla in sicurezza. Nonostante la difficoltà del terreno, la vista dalla cresta era mozzafiato: a sinistra il ghiacciaio più grande d'Europa l'Aletsch, a destra la parete nord dell’Eiger con il vuoto di circa 1800 metri. che scendeva verso la valle di Grindelwald. Il cielo, limpido e azzurro, ci ha accompagnato mentre, tra un passo e l’altro, il paesaggio ci regalava emozioni uniche”.

 

La discesa: via sud-ovest

“Una volta raggiunta la cima dell’Eiger, alle 14:20 il panorama che si apriva sotto di noi era indescrivibile. Il mondo ai nostri piedi, e le vette circostanti come perle di un grande collier alpino, erano il premio a tanta fatica. Ma la montagna non concede tregua: la discesa lungo la via sud-ovest si è rivelata altrettanto impegnativa e articolata, con un terreno che alternava tratti di roccia verticali a passaggi in diagonale su neve. La via sud-ovest, seppur meno famosa della parete nord, è altrettanto storica e presenta un impegno tecnico notevole. Le condizioni della neve, che abbiamo trovato nel tratto inferiore, hanno reso la discesa ancora più interessante, costringendoci a essere molto concentrati, specie nei passaggi tra i crepacci. Tuttavia, il cammino sul ghiacciaio è stato piacevole, con il fiato che si faceva più leggero mentre tornavamo verso il rifugio Mönchsjochhütte, dove la nostra avventura di dieci ore sarebbe terminata. La salita dell’Eiger, passando dalla cresta Mittellegi, è stata un'esperienza straordinaria che ha messo alla prova non solo le nostre capacità alpinistiche, ma anche il nostro spirito di squadra, in previsione di altre ambiziose avventure”. Eiger Mittelegi, una firma sottile sulla roccia del cielo a ricordare un grande membro del Panathlon Club Crema: Gian Franco Facchi.