06-09-2013 ore 23:23 | Sport - Pallavolo
di Massimo Rossi

Serie C. La nuova avventura sportiva di Daniele Egeste: “ho sempre dato tutto, questo il segreto per entrare nel cuore della gente”

Dopo vent'anni a calcare i taraflex di tutta Italia, dalla serie A1 fino alla serie B2, Daniele Egeste, storico capitano della Reima Crema, ha appeso le scarpe al chiodo, ed è pronto a tuffarsi nella nuova ed avvincente avventura che lo attende come vice allenatore dell'Offanengo Reima, la principale realtà cremasca del volley maschile, nel campionato di serie C, a fianco di Luca Mazzoleri. Esattamentre martedì 3 settembre ‘Egio’ ha raggiunto il prestigioso traguardo dei quarant'anni, e con lui abbiamo fatto quattro chiacchiere per ripercorrere la sua carriera, tra passato, presente e futuro.

“Crema la mia squadra”
“Il bilancio della mia carriera è positivo, onesto, nel senso che mi sono divertito, ho girato tante città; in alcune ci sono rimasto più anni, come a Crema, uno dei posti in cui mi è piaciuto di più giocare. Ho trovato dirigenza, allenatori e compagni di squadra con i quali mi sono trovato bene; anche il pubblico era molto appassionato, è stato un piacere giocare tanti anni qua. Ho trovato tanti affetti, che andavano oltre lo sport; Crema è la città che, da giocatore, ricorderò come la mia squadra”.

Com'è cambiata la pallavolo, dai tuoi esordi, al giorno d'oggi?
“Sono cambiato tanto le regole, dalla battuta che non si poteva toccare il filo, all'introduzione del libero, fino al rally point system; sinceramente la pallavolo attuale è più adatta al pubblico, le partite sono più corte, c'è più specializzazione e ciò vuol dire che ci sono più persone che fanno bene una cosa. Io preferivo la pallavolo di una volta, però con il tempo ci si adatta alla nuove regole, perché alla fine ciò che conta è lo spettacolo e le nuove regole sono state fatte in funzione di questo, creando partite più divertenti, evitando di stare due ore sul 2 pari. Le regole hanno fatto sì che la pallavolo diventasse più televisiva. A me piaceva prima del libero, quando tutti sapevano fare tutto; quello è stato un cambiamento fondamentale, soprattutto nel mio ruolo”.



Qual è la ricetta per essere sempre protagonisti?
“Ho sempre giocato tanto; mi è andata bene perché, a parte qualche acciacco in quanto la pallavolo è uno sport logorante per le giunture, non ho mai avuto particolari infortuni. Ci ho sempre messo una buona dose di passione e serietà; ci sono stati migliaia di giocatori più forti di me, io ho fatto ciò che ero in grado di fare. Non verrò ricordato negli annali della pallavolo, ma per le squadre dove ho giocato ho sempre dato tutto; forse è questo il segreto per entrare nel cuore della gente”.

Adesso inizierai una nuova avventura e ti ritroverai ad allenare alcuni ragazzi con i quali hai condiviso vittorie e sconfitte in campo; emozioni e aspettative?
“Preciso che sono il vice allenatore, il primo è Mazzoleri; sono contento di fare quest'esperienza. Conosco tutti i ragazzi; volevo fare un anno di prova per vedere come sarà. Non so cosa aspettarmi; spero sia un'esperienza positiva. Il salto da giocatore ad allenatore è diverso, quasi un altro mestiere. Non è detto che uno che abbia giocato una vita, possa poi fare l'allenatore allo stesso livello”.

Qualche episodio che ricordi piacevolmente, della tua lunga carriera?
“Sicuramente ricordo con piacere le varie squadre in cui sono stato e i gruppi che si sono creati, con i quali si è condiviso gioie e dolori; sicuramente porterò con me l'anno della promozione dalla B1. I ricordi migliori sono il fatto di aver conosciuto persone che mi hanno fatto maturare”.