29-07-2021 ore 20:18 | Rubriche - Costume e società
di Andrea Galvani

Associazione donne contro la violenza: empatia, presenza e assistenza qualificata

La presenza, il contatto. Un abbraccio. Far sentire la propria vicinanza e saper accogliere. In tempo di pandemia, la decisione più complicata per l’Associazione donne contro la violenza è stata quella di chiudere dal 9 marzo al 30 aprile 2020. Una situazione decisamente eccezionale, mitigata per quanto possibile dai contatti telefonici. Costrette in casa, senza la possibilità di uscire, di avere uno sfogo, alcune persone hanno maturato la consapevolezza che quanto stavano vivendo non poteva essere definito accettabile o normale, ma che nelle loro relazioni c’era violenza.

 

Violenza fisica o psicologica

L’impatto del Covid è stato molto evidente. Come spiega Gianni Bianchetti “ha inasprito alcune situazioni, ma i maltrattamenti non sono cambiati”. Particolarmente subdola la violenza psicologica: “fatta di insulti, svalutazioni della persona, dell’impedire che si possano vedere amici, avere un lavoro o un reddito proprio”. Operare all’interno degli istituti scolastici è di fondamentale importanza, limita (e speriamo a breve impedisca) la costruzione di un’idea di subalternità, d’inferiorità della donna. I sensi di colpa, la paura o la vergogna portano talvolta le donne vittime di violenza alla chiusura. Vengono forzate a cambiare le proprie abitudini, vengono allontanate dalle persone care, dalla loro protezione. Modificano anche la propria personalità, la mortificano, nel disperato tentativo di accettare una dolorosa realtà.

 

Assistenza qualificata

Nel 2019 l’associazione ha preso in carico 105 donne: 60 nuove, le altre già seguite dal centro. Nel 2020 i contatti sono stati più di 70, con 41 donne fino a quel momento sconosciute. Nei primi cinque mesi del 2019 i contatti sono stati una trentina, mentre nel 2020 si sono letteralmente dimezzati. L’assistenza online è stata molto importante, ma nulla può sostituire la vicinanza, l’empatia che si può vivere e trasmettere stando a pochi passi. Ad oggi fanno parte dell’associazione 27 persone volontarie e due psicologhe. Le donne si rivolgono loro spontaneamente oppure tramite le forze dell’ordine o i servizi sociali. I centri antiviolenza offrono assistenza qualificata e comprensione. Non giudicano. Forniscono presenza, contatto. Empatia. Spezzare la spirale della violenza non solo è possibile, è doveroso. E ciascuno può fare la propria parte, per quanto piccola sia. Le violenze non sono ‘giuste’, non sono ‘meritate’. Mai.

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