
Un protocollo di prevenzione, informazione e tutela del disagio giovanile. In altre parole, l'impegno della rete di servizi territoriali per prevenire e contrastare atti di bullismo e dipendenze patologiche da alcool e sostanze stupefacenti, a partire dalle scuole che fungono da antenne. Attivo dal 2009, è stato presentato nel dettaglio ieri sera, nel corso di una conviviale del Rotary Pandino Visconteo. Erano ospiti il prefetto Antonio Giannelli e l'assistente sociale della prefettura Maura Longari. Con loro anche il capitano dei carabinieri Armando Laviola, il direttore generale dell'Asst di Crema, Alessandro Cominelli, il governatore del distretto 2050 del Rotary Annalisa Balestrieri, i consiglieri regionali Marcello Ventura e Riccardo Vitari, l'assessora alle pari opportunità del comune di Crema Emanuela Nichetti ed il sindaco di Pandino Piergiacomo Bonaventi. Dopo aver accolto la nuova socia Rosangela Doldi ed aver salutato lo storico socio Tullio Caronna, ora membro di un Rotary milanese e socio onorario del Visconteo, il presidente Mauro Guarneri ha ceduto la parola agli ospiti. Longari e Giannelli hanno tracciato un quadro del fenomeno del disagio giovanile in costante crescita: “in Italia – ha detto il prefetto – oltre 700 mila giovani manifestano segnali di disagio. Non esiste un'unica forma: il malessere si configura in modi diversi. In presenza di segnali d'allarme, non bisogna avere paura o vergogna a chiedere aiuto”.
Sbagliando si impara
In provincia di Cremona è attivo un accordo tra prefettura, forze dell'ordine, Asst, Ats e scuole del territorio che, oltre a rendere possibili iniziative di sensibilizzazione, prevenzione e formazione per gli studenti sul bullismo e sull'uso di sostanze, consente una precoce presa in carico degli assuntori di sostanze segnalati, presso il Serd (servizio dipendenze) di competenza o di giovani vittime di bullismo presso i consultori familiari. “L'intervento della prefettura, una volta pervenuta la segnalazione dalla scuola o dalle forze dell'ordine, – spiega Longari – è precoce. Interveniamo entro cinque giorni dalla segnalazione, accompagnando la persona lungo il percorso di riabilitazione in caso di uso di sostanze o dialoghiamo con la vittima ed il bullo per tentare una ricomposizione. Quando la prefettura entra in gioco, c'è una seconda possibilità: viene dato modo di rimediare ad un errore ripristinando una cornice di legalità. Spesso l'errore è l'occasione per un grande cambiamento”.

Ascoltare i giovani
Il messaggio derivante da questo accordo è palese: le fragilità non vanno affrontate in solitaria. “Vanno viste, riconosciute, accolte ed affrontate potendo contare su persone competenti. Accade spesso che, di fronte ad un caso di disagio giovanile, i genitori siano disorientati. La provincia di Cremona può contare su una rete di servizi che agisce in modo integrato e sinergico. Non solo, dobbiamo anche continuare a parlare ai giovani, ad ascoltarli, ben comprendendo che appartengono ad una generazione diversa e dunque hanno strumenti diversi dai nostri per leggere ed affrontare i problemi”. Il disagio non è causato (solo e necessariamente) da un fallimento educativo del mondo adulto: “può nascondere un profondo senso di insicurezza personale”. Non è un modo per giustificarlo, ma un punto di partenza per comprenderlo ed accettarlo.
“A volte i giovani – ha ben osservato Longari - ci chiedono solo di essere ascoltati: mettiamoci in ascolto, sospendendo il giudizio. Spesso ci chiedono solo di essere messi nelle condizioni di ammettere di aver sbagliato”.
Il bullismo: fenomeno odioso
Non significa fare sconti, in caso di commissione di reati. “Significa mettere i giovani di fronte alle proprie responsabilità se necessario, facendo comprendere che il rispetto delle regole non è solo teoria, che, se le regole vengono infrante, vi è un prezzo da pagare”. Ma significa anche offrire una prospettiva diversa: “quando i ragazzi riescono a riparare c'è nuova forza”. Nell'ultimo anno la prefettura ha preso in carico 98 casi di bullismo, un fenomeno odioso, che lascia segni e ferite profonde, “ma che va riconosciuto con cognizione. Oggi, a differenza del passato, si parla con troppa facilità di bullismo. Se due ragazzi litigano sporadicamente non è bullismo. Il bullismo ha caratteristiche precise: la reiterazione e la condizione di disparità tra vittima e bullo. In questi casi interveniamo e, se possibile, mettiamo a confronto vittima e bullo fino alla risoluzione. Proviamo a trovare una coesione sociale, perché siamo meno fragili se possiamo contare gli uni sugli altri”.
