29-04-2024 ore 19:27 | Rubriche - Fatto di ambiente
di Alvaro Dellera

Alla scoperta della valle delle terre rosse del cremasco: dalla Melotta fino a Soncino

L’ambiente naturale è caratterizzato dalla presenza più evidente e significativa di luoghi botanici, nella maggior parte composti da piante vascolari con radici, fusto e foglie. Queste sono le prime cose che notiamo semplicemente passeggiando appena fuori l’ambito cittadino. Ma dell’ambiente naturale fa parte anche quel complesso sistema geologico che sta proprio sotto quella copertura vegetale di erbe e arbusti che ci appare a prima vista, e che spesso ignoriamo, le cui caratteristiche biochimiche e minerali sono in grado di alimentare la grande diversità biologica della vegetazione soprastante. Il cremasco da nord a sud, da est ad ovest, ha la grande fortuna, insieme all’abbondante reticolo idrico, di possedere una varietà geologica dei suoli in grado di produrre e conservare moltissime varietà botaniche composte dalle diverse stratificazioni vegetazionali tutt’ora presenti.

 

La valle delle terre rosse

Col passar del tempo l’uomo è intervenuto pesantemente modificando gran parte di tutto ciò. Tuttavia alcune testimonianze rimangono inalterate, ed è proprio la natura dei suoli ed il loro impiego nel tempo a farci capire molto del passato, del presente e si spera del futuro. Uno di questi luoghi è certamente l’area del Pianalto di Melotta con le sue conosciute peculiarità. Poco più a nord-est, un’altra zona geologicamente e paesaggisticamente interessante è quella conosciuta anche come la valle delle terre rosse: questi paesaggi geologici e campestri si snodano a partire dall’abitato della Melotta sino alle propaggini di Soncino ad est, inoltrandosi anche verso nord, interessando una vasta zona di ex cave d’argilla, terre rosse appunto. Vecchi e diroccati manufatti ancora presenti in loco sono i resti di fornaci un tempo utilizzate per la cottura dell’argilla e fabbrica di laterizi da costruzione. La zona è paesaggisticamente molto interessante, qui i terreni poco fertili hanno contribuito fino a pochi decenni fa a mantenere inalterate alcune propaggini ed il corso di alcune rogge e dello stesso naviglietto che hanno certamente favorito la natura e l’ambiente di questi luoghi. 

 

Le testimonianze acquifere 

La limpidezza delle acque provenienti dai fontanili posti in territorio bergamasco, qui si snodano in un vortice di cascatelle, tombe e tortuosi meandri che si fanno largo lungo rive basse e argillose, ricche di vegetazione. Testimonianze di assaggi di escavazioni oggi sono dei laghetti poco profondi le cui sponde sono tratteggiate da canne palustri, saliconi e arbusti vari. In primavera, la ricca fioritura delle principali false ortiche “lamium”, di ogni forma e colore, presenti nel sottobosco sono una vera attrazione naturalistica, insieme alle numerose farfalle, qualche anfibio ed un raro esemplare di caprifoglio spontaneo “lonicera caprifolium”.

 

Le tracce del fiume Oglio

Superato il grande complesso di cave, oggi diventati laghetti da pesca, la strada bordata da robinie, noccioli, gelsi e biancospini conduce alla chiesetta di Villavetere, lungo l’omonima via in direzione della frazione di Gallignano. Il luogo è interessato da numerosi ritrovamenti archeologici e tracce di antichi popoli primitivi mentre la chiesetta campestre della Madonna di Villavetere è risalente ai primi secoli del cristianesimo ed una lunga storia avvolge anche con un po’ di mistero questi luoghi. Ma la geologia del posto non finisce di stupire. Improvvisamente le terre rosse lasciano forme e posto ad un terreno misto di sabbie e sassi, la vegetazione si dirada, anche le colture agricole cambiano, si comprende subito che li il fiume Oglio, che scorre poco lontano ha lasciato il proprio segno di un antico passaggio.

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