28-12-2020 ore 11:25 | Rubriche - Costume e società
di Sara Valle

Cremagazine, la rivista che racconta il lato bello del lockdown: legami e solidarietà

È stata presentata nell'ambito della quattordicesima edizione del Festival dei diritti, Cremagazine, la rivista che racconta l'esperienza vissuta dagli operatori del welfare cremasco durante il primo lockdown. Curata da Sofia Ogliari, con la collaborazione di Chiara Cuti, Alessio Maganuco, Carlo Patrini, Mario Riboli, Mariagrazia Donida, Paola Vailati, Gloria Facciocchi e Barbara Bergamaschi, la rivista contiene immagini, storie e emozioni di chi non si è tirato indietro. Di chi non ha avuto paura di raccontarsi. Sono state diverse e numerose le realtà del terzo settore coinvolte: fondazione Galmozzi, antenne di quartiere san Carlo, Caritas, Con cuore, circolo Acli di Crema, Arci Ombriano, Csv Lombardia sud, Cooperativa di Bessimo, Croce Verde, Auser Crema, Consultorio familiare integrato, Consultorio diocesano, Consultorio Kappadue, Centro aiuto alla vita, oratorio e parrocchia di Ombriano, Rete contatto, Consulta dei giovani, servizi sociali del Comune di Crema. L’'evento rientrava nel programma 3 della coprogettazione tra Ats Impronte sociali e Comune di Crema in collaborazione con Acli di Crema, Antenne san Carlo, Arci Ombriano, Auser Crema, Ic Crema 2, Scout Agesci Crema, Forum Terzo Settore Crema, Consultorio diocesano Crema, Consultorio K2, Caritas diocesana Crema, Csv Lombardia sud , servizio sociale/Co-progettazione P3/Tavolo accoglienza. La rivista sarà reperibile nei prossimi giorni presso la sede dei servizi sociali del Comune di Crema o presso gli altri enti aderenti all’iniziativa.

 

Scrivere

“Abbiamo chiesto alle associazioni di raccontare le azioni messe in campo durante il periodo di lockdown per stare accanto alle persone con fragilità” spiega Sofia Ogliari “ma abbiamo anche chiesto loro di mettersi a nudo, di descrivere le emozioni ed i sentimenti provati durante questo periodo”. Gli obiettivi di questa attività erano tre: “non dimenticare cosa è stato fatto, avere un quadro completo da restituire alla comunità e guardare al futuro con speranza, facendo emergere gli aspetti positivi di questo innovativo modo di fare rete”. Per la community maker Michela Oleotti e l'educatrice Marzia Conca “la vera risorsa di questo periodo è stata la capacità di fare legami. Il lockdown ha creato nuovi ponti che devono proseguire”. L’eredità del primo lockdown è preziosa: è fatta di aiuto, solidarietà, amore. Ingredienti fondamentali del prendersi cura.

 

Fare rete e raccontarsi

“La chiusura– spiega Francesco Monterosso del Csv Lombardia sud – ha ribaltato i paradigmi del volontariato, ma ci ha consegnato un patrimonio di relazioni davvero prezioso”. Un modo innovativo di fare rete “che è stata la vera forza di questo periodo” riprende Conca. Insieme le associazioni possono continuare a camminare per “raccontare la bellezza racchiusa nella fragilità”. “Credo – le fa eco Monterosso – che questo lockdown abbia consentito a ciascuno di abbracciare la dimensione collettiva, l’importanza di essere comunità, di essere noi”. Fondamentale per i vari operatori è stata anche la possibilità di raccontarsi con la voce durante gli incontri condotti dalla psicoterapeuta Luciana Spina. Secondo Spina “hanno consentito di sorreggere l’altro e di accorgersi del contributo di ciascuno”. La rete si è raccontata con il desiderio di prestare sempre attenzione alle fragilità. “In ogni associazione – spiega ancora Sofia – è emerso il desiderio di ascoltare”. Di stare accanto. Anche in silenzio.

 

La forza della comunità

Come spiega il sindaco Stefania Bonaldi nell'editoriale del numero zero "questo magazine rappresenta una prima, concreta traduzione narrativa di ciò che il territorio è ed è in grado di mobilitare. Sono profondamente convinta che la comunità sia il luogo privilegiato per sviluppare un ascolto e una comprensione più articolata dei problemi sociali, per riconoscere le risorse esistenti e potenziali e per sviluppare corresponsabilità locali. Ringrazio tutti i cittadini, i volontari, gli operatori che si sono prima impegnati sul campo e successivamente dedicati a questo lavoro di narrazione e racconto, segnando un tassello importante del nostro welfare, con l’auspicio di raggiungere ed agganciare ancora tante altre reti che impreziosiscono il nostro tessuto sociale e ne fanno la nostra forza, come questi mesi complicati hanno dimostrato”.

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