27-11-2013 ore 19:49 | Rubriche - Storia delle religioni
di don Emilio Lingiardi

Concilio Vaticano II: l’ebreo Gesù unisce il suo popolo con tutta l’umanità. Il documento “nostra aetate”

I vescovi polacchi, ricordando il dramma della “shoah” che si era consumato soprattutto nei campi di concentramento dell’Europa centrale, hanno chiesto che si trattasse al Concilio della questione giudaica sia per evitare insorgenti correnti di antisemitismo sia per evitare il ripetersi di simili tragedie. La questione appena accennata, anche se Papa Giovanni XXII aveva tolto dalla liturgia del venerdì Santo l’aggettivo “perfidi” riferito ai giudei ha suscitato un enorme polemica tra i sostenitori di questo problema da trattare nella sua compiutezza e tutti i vescovi arabi che, confondendo ebraismo con Stato di Israele, hanno più volte abbandonato i lavori fino a raggiungere un compromesso per il quale si sarebbe pure trattato della questione islamica.

Il documento “nostra aetate”
Ne è nato così il documento “nostra aetate” approvato il 28 ottobre 1965, con l’aggiunta di alcuni brevi paragrafi relativi alle religioni dell’estremo oriente come l’induismo ed il buddismo. Si è voluto anzitutto presentare nella storia della salvezza la libera gratuita scelta di Dio che ha voluto il popolo ebraico come portatore della sua parola che rivelava un disegno di amore tramite Israele verso tutti i popoli. Il giudaismo è la radice, Gesù è il tronco, tutti i popoli innestati sul tronco sono la Chiesa presente in tutto il mondo.

Ulivo buono e ulivo selvatico
Era questo del resto la presentazione del mistero di Israele descritta dall’apostolo Paolo nei capitoli 9-11 della Lettera ai Romani, dove si aggiunge pure che il popolo di Israele è l’ulivo buono mentre tutti gli altri popoli sono l’ulivo selvatico, tramite l’ebreo Gesù, sulla linfa dell’ulivo buono. Si è poi trattato della questione dell’accusa che dall’anno 135 è stato rivolta agli ebrei come popolo “deicida”, cioè un popolo che si è macchiato dell’uccisione di Dio mettendo in croce il figlio Gesù. Purtroppo questa accusa durata quasi duemila anni e non del tutto scomparsa è stata la causa che può spiegare, l’odio, l’avversione verso gli ebrei culminata nei campi di sterminio.

Chi è responsabile della morte di Gesù?
Si è così risolto il problema dividendo le varie cause in questione: causa materiale o occasione della morte di Gesù è stata la richiesta da parte di qualche abitante di Gerusalemme, della sua morte in croce presso Pilato il procuratore rappresentante di Roma. La causa giuridica si attribuisce proprio a Roma che, dall’anno 66 a.c. con Pompeo, si era riservata un’esecuzione capitale mentre i giudei si limitavano a pene secondarie. Ma la causa vera della morte di Gesù è il peccato di tutti gli uomini che porta sulla croce per affrancare l’umanità da questa schiavitù e donare la gioia della libertà dei figli di Dio.

Figli di Abramo
Per completare il discorso i padri conciliari hanno trattato pure dell’Islam visto sia nell’origine abramitica, tramite Ismaele, come di alcuni valori di fede e di preghiera caratteristici dei mussulmani, con la raccomandazione alle chiese locali di essere ponte di dialogo con tutte le religioni presenti nel proprio territorio.
Oggi al cinema