27-10-2025 ore 20:43 | Rubriche - Distanti o d'istanti
di Gloria Giavaldi

Doriana dopo il tumore al seno: 'io sono la mia priorità, ho imparato a prendermi cura di me'

“Non ho mai avuto paura della malattia. Temevo, piuttosto, di dare altro dolore alle persone a me care”. Nel 2021, in piena epoca Covid, Doriana Conti, cremasca di 54 anni, si è trovata ad affrontare una brutta diagnosi. “Un sarcoma al seno, un raro tumore maligno”. L'ha affrontata con coraggio. “Sono abituata a prendere la vita sorridendo e la malattia non è altro che parte della vita”. Non poteva portarle via il sorriso. “Mi sono posta un unico problema: dare un dispiacere alla mia famiglia, alle mie amiche”. Un altro, dopo la morte del papà, a causa del Covid. “Avevamo appena affrontato un lutto che ci aveva segnato profondamente. Avevo capito che c'era qualcosa che non andava, mi sentivo il seno gonfio, ma per qualche tempo sono rimasta zitta, non ho fatto controlli. Certe cose se non le dici a voce alta, restano lì, silenti, in attesa. Poi, quando un mio caro amico è morto di tumore, ho trovato il coraggio di andare in pronto soccorso a Crema”.

 

Il percorso di cura

La diagnosi è stata subito chiara. “Vista la rarità della malattia, ho preferito farmi seguire da un centro specializzato, come l'Istituto europeo di oncologia a Milano. Nel 2021 mi sono sottoposta alla mastectomia completa e poi alla radioterapia a scopo preventivo”. La ricostruzione mammaria è stata più difficile del previsto perché era troppo magra. Ha richiesto due interventi ed è stata completata solo nel 2024. “Ora mi guardo allo specchio e mi riconosco. Vedo il riflesso di un corpo che, per quanto segnato dalla malattia, racconta la strada che ho percorso, la vita che ho vissuto, il dolore e le gioie che ho provato”.

 

'Io sono la mia priorità'

Il movimento del braccio sinistro è limitato. “Per eliminare completamente la massa hanno asportato il muscolo pettorale ed allungato il dorsale. Ho una cicatrice molto lunga. É una parte di me, racconta cosa ho attraversato: una malattia che mi ha fatto capire che sono e devo essere la mia priorità. Il tumore non mi ha reso più altruista, mi ha reso più egoista. In passato ho sempre messo gli altri al primo posto. Aver avuto un serio problema di salute mi ha fatto capire che, prima di ogni cosa, ci sono e ci devo essere io, la mia vita, la mia salute, la mia famiglia. Durante la malattia ho trovato un valido motivo per fermarmi ed ascoltarmi. Per ascoltare il mio corpo e prendermi cura di me. Quando mi hanno detto che ero guarita, nel 2021, ancor prima degli interventi di ricostruzione mammaria, in fondo me lo sentivo. Mia sorella ha pianto: io, invece, ero finalmente pronta per tornare in forma. Tornare a piacermi davanti a quello specchio che mi aveva visto prima troppo magra, poi grassa. Poi di nuovo me. Ho preso contatto con una nutrizionista e in pochi mesi sono tornata al mio peso forma. Ora sono felice: vivo la vita con più leggerezza, lascio correre le arrabbiature della quotidianità, mi vesto come voglio senza pormi il problema di ciò che pensano gli altri. Sono più libera, sono la nuova versione di me: la donna di cui devo prendermi cura ogni giorno”.

 

Prevenzione è cura e cultura

I controlli proseguono e si alimenta il desiderio di sorridere degli attimi di vita. “Non dobbiamo sprecarli, dobbiamo dedicarli alla cura di noi stesse. L'ho capito a 54 anni, ma spero che le donne possano essere sempre più attente al tema della prevenzione, che è cura e cultura. È la capacità di guardarsi ogni giorno con gli occhi di chi merita tempo ed attenzione. È l'abilità di fermarsi per prendersi cura di sé. Un'ecografia, una visita senologica, una mammografia possono salvare una vita. La diagnosi precoce consente una presa in carico tempestiva ed adeguata”. Il punto di vista di Doriana assume ancora più valore nel mese di ottobre, dedicato alla sensibilizzazione per la prevenzione del cancro mammario e, più in generale, dei tumori femminili. “Il cancro al seno interessa persone sempre più giovani. Fare prevenzione è necessario. Mi auguro che anche i programmi di screening, che oggi si rivolgono in Lombardia a donne dai 45 ai 74 anni, possano coinvolgere le donne più giovani. Perché ci siamo noi, prima di ogni altra cosa”.