
L’incontro, spesso casuale, con queste asteraceae suscita a botanici, naturalisti e fotografi sempre molta sorpresa ed una grande emozione . Piante vascolari biennali dal fusto eretto e poco ramificato che emerge sopra la copertura erbosa fino a raggiungere gli 80 centimetri o poco più. Alla sua sommità fra maggio e luglio si apre un fiore di un giallo intenso i cui petali sono sorretti da altrettante foglioline verdi (brattee) leggermente più corte dei petali.
Questa particolarità è utile a distinguere le due specie di Tragopogon , il T.pratensis, rarissimo nel cremasco, dal T. dubius (brattee più lunghe dei petali); più diffuso ma pur sempre raro in tutta la provincia cremonese come riportato dall’atlante corografico delle piante vascolari della provincia di Cremona (Pianura N°7- 2006 ).
Dove si trova
Questa rarissima pianta è una specie a vasta distribuzione Eurosiberiana localizzata in quasi tutta l’Europa sudorientale . In Italia è poco comune anche su Alpi e Prealpi settentrionali dove cresce su terreni fertili fino a 1800 metri di altitudine. In pianura si sviluppa su terreni aridi spesso ghiaiosi, su scarpate e massicciate, su aree incolte quasi prive di copertura vegetale e in ambienti ruderali. Ancora rinvenibile nel cremasco su aree golenali con antichi depositi alluvionali o di cava e su habitat ripariali non coltivati. Nello specifico in aree marginali, a lungo indagate, dei fumi Adda e Serio, in ambiti comunali da Montodine a Gombito fino a Castiglione d’Adda. Pianta dalle mille risorse e particolarità a partire dalle decine di nomi dialettali con la quale viene identificata.
Tanti nomi diversi
In Italia il T. pratensis è comunemente chiamato : barba di becco , dal greco tragos (caprone) e pogon (barba), mentre il T. dubius : barba di becco a tromba per via della forma del fusto sotto il fiore , a tromba appunto. Barba da frà in Lombardia ( cremasco/cremonese), per una affinità con il pappo (soffione) e la barba dei frati, aio de prà in Veneto, basapret o baciapreti in Emilia Romagna, salsefrica in Toscana. La varietà coltivata viene utilizzata come pianta commestibile e officinale ; raccogliendo le giovani foglie, il fiore e la radice, la cui forma a fittone verticale e conica di color grigio, ricorda un poco la comune carota. Curioso è il comportamento dei fiori che non sempre rimangono aperti anzi; nelle ore più calde e soleggiate della giornata , o con cielo coperto, i fiori si chiudono su se stessi e si presentano come dei verdi coni , alti poco meno di quattro, cinque centimetri, motivo per cui a volte la ricerca di questa pianta dal caratteristico fiore giallo risulta ingannevole.

La fine del ciclo di vita
Anche il fine ciclo della vita del T.pratensis sorprende ancora una volta di più per la particolarità del suo frutto : il caratteristico pappo. Un piumino sferico simile al soffione del tarassaco ma molto più voluminoso dal diametro di 7/8 centimetri composto da leggerissime setole bianche intrecciate a formare un grande ombrello sferico che facilitano la dispersione dei semi (achenio) per anemocoria. Con opportune tecniche fotografiche di esposizione, la leggerissima sfera appare come un fuoco d’artificio quando esplode in cielo. Questa pianta seppur rara non gode di uno status di protezione e nei prati a sfalcio viene regolarmente recisa nonostante sia un importante esempio di biodiversità di flora spontanea meritando più attenzione in modo particolare su strati prativi incolti.
