25-07-2025 ore 20:07 | Rubriche - Folcioni, la musica cresce
di Annamaria Carioni

La musica dà radici e ali: Simone Bolzoni racconta sedici anni di insegnamento al Folcioni

Simone Bolzoni, insegnante di organo e pianoforte classico presso il Civico Istituto Musicale Folcioni di Crema, è un vero gentleman: arriva all'appuntamento per l'intervista in anticipo, in camicia e giacca, ammantato dalla sua elegante cordialità. Il dialogo si snoda sciolto e sereno, come con una persona che conosci da tempo, anche se è la prima volta che la incontri. “La scintilla è nata dal fatto che mio nonno era un organista di paese: aveva studiato composizione e già da piccolino mi portava con sé, durante la celebrazione liturgica, ad ascoltare mentre suonava l'organo e da lì è nato tutto”. Il racconto del musicista, che allora aveva 5 o 6 anni, parte da lontano, dalla sua infanzia abbracciata  dalla musica: “Successivamente, nel giro di qualche anno, ho cominciato il percorso proprio in questa scuola. Diciamo che rientro nel gruppo di insegnanti che sono un po' figli del Folcioni in tutti i sensi, perché abbiamo cominciato questo percorso e poi ci siamo ritrovati ad insegnare insieme”.

 

Dal percorso di studi al Folcioni
Il docente parla di una profonda passione per la musica ed in particolare per il pianoforte: “Questo strumento musicale versatile, ricco di capacità sonore ed espressive, consentiva di poter suonare con amici, con conoscenti, dialogando appunto con i nostri strumenti musicali”. Il suo intenso percorso di studi, iniziato presso l'istituto Folcioni, si è poi concretizzato al conservatorio G. Nicolini di Piacenza, dove il maestro ha conseguito il diploma di pianoforte nel 1995 e di organo l'anno seguente oltre al corso di direzione di coro e didattica corale e a quello di didattica della musica e del canto per bambini. “Ho cominciato ad insegnare nell'Istituto Civico Musicale Folcioni circa 15-16 anni fa, per cui già da parecchio tempo. Insegno pianoforte classico, pianoforte principale e tendenzialmente sono lezioni individuali, che vanno incontro a qualsiasi tipo di esigenza”.

 

Il metodo di insegnamento
“Il metodo riguarda una mia didattica specifica, fatta su misura, personalizzata e molto stimolante, per accrescere l'interesse dell'alunno verso lo strumento musicale – continua l'insegnante - Una didattica coinvolgente, che rappresenta per l'alunno una sorta di conquista non solo musicale, ma anche culturale e molto legata alla passione per lo strumento. Io spingo verso uno studio molto preciso, puntiglioso e soprattutto mirato ad un sistema di apprendimento che non sia solo momentaneo, ma che sia ovviamente costante e continuativo nel tempo”. 

 

La musica amata dagli alunni
"Nel complesso, insegnando il pianoforte classico, sostanzialmente il percorso prevede brani di tipologia classica, anche se spesso vengono impiegate anche trascrizioni di brani che non lo sono, perché la musica non è legata soltanto ad un determinato repertorio, ma può spaziare, può accontentare un po' tutti i palati e un po' tutti i gusti”. Il maestro prosegue raccontando di aver avuto alunni di tutte le età, ultimamente anche persone adulte, che dalla musica creano una sorta di interesse culturale: “Devo dire che portano avanti questa passione musicale con meticolosità, impegno e con tanto vigore”.

 

Divertimento, piacere e disciplina
Il docente si addentra in tematiche più direttamente correlate alla didattica: “La disciplina si applica anche a chi studia pianoforte da un punto di vista amatoriale, proprio perché disciplina significa innanzitutto responsabilità, capire che tutto ciò che viene fatto può essere una crescita culturale individuale” Dalle sue parole, si comprende che il rigore continuativo, legato all'applicazione sullo strumento musicale, è importante per ogni tipologia di alunno: “L'approccio metodologico didattico, che utilizzo, valorizza il bambino, l'adulto, la persona che sostanzialmente si approccia allo strumento musicale perché sono fondamentali l'ascolto e la comprensione dell'alunno e soprattutto questa sorta di empatia che deve essere assolutamente all'ordine del giorno per poter condividere questo percorso insieme”. Simone Bolzoni convince con la sua genuina positività, quando afferma che il percorso è un viaggio, una storia, un dialogo tra l'insegnante e l'allievo.

 

Il dialogo con le famiglie
Il docente ha le idee chiare e le esprime con altrettanta lucidità: “Il ruolo determinante del genitore è il principio per fare un percorso educativo insieme. Quando parliamo di scuola, parliamo di famiglia e della musica come obiettivo comune: la musica è per tutti, tutti possono condividere questo linguaggio universale, è una risorsa importantissima per la città, per il territorio, un mezzo di ascolto culturale e di crescita sociale”. Il maestro racconta di aver accompagnato molti allievi fino al conservatorio, di averli lasciati soddisfatti e di essersi sentito contento a sua volta per i loro successi. “Da 25 anni insegno nella scuola secondaria di primo grado pubblica e, quando propongo la musica ai miei alunni e li invito a venire ad ascoltare i concerti, è molto bello veder partecipare le famiglie". Le parole chiave sono condivisione, collaborazione, obiettivo comune. 

 

Due anime in una
Insegnante e musicista: Simone Bolzoni mostra le sue due anime, che procedono di pari passo e che traggono reciproco nutrimento l'una dall'altra: “Io sono un concertista, ho diretto per dieci anni il Coro Civico Marinelli di Crema, sono stato presidente di associazioni culturali”. Il docente è attivo nel territorio e non solo come solista, come accompagnatore pianista di cantanti lirici, come musicista in gruppo, in quartetto, suonando il pianoforte, l'organo e il clavicembalo, ma anche in qualità di organizzatore di eventi: “Ho sempre fatto della musica anche una sorta di mezzo per aiutare, per sostenere, soprattutto per sensibilizzare realtà locali, che si occupano di volontariato sociale, organizzando eventi. Questa è una delle soddisfazioni che mi gratificano”.

 

Cosa diresti ad un ragazzo, che sta pensando di iscriversi, ma non è sicuro di questa scelta? 
“I ragazzi sono contaminati da tante modalità, legate alla musica, da tanti ascolti di musica che ai nostri tempi non c'erano, per cui hanno l'imbarazzo della scelta. Provare un percorso nuovo, un'esperienza nuova è senza dubbio un mettersi in gioco, che fa sempre bene. Sono dell'idea che qualsiasi tipo di innovazione, se dosata e ben equilibrata, possa far bene, ma nello stesso tempo non va mai dimenticato e portato avanti il concetto di tradizione”. L'intervista è completa, ma, seduti sotto il chiostro del complesso del San Domenico, che accoglie l'omonimo teatro e la scuola di musica, l'interessante dialogo continua.