24-10-2020 ore 18:35 | Rubriche - Costume e società
di Gloria Giavaldi

Peba più vicino. Giornata mondiale della polio. Il sogno del domani secondo Cristina

Crema sogna un mondo senza barriere e si adopera per costruirlo. Nei giorni scorsi si è riunito l'osservatorio barriere architettoniche del Comune di Crema. “L'architetto Pasquali, che si è aggiudicato il secondo stralcio del Piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche (Peba) provvederà ad effettuare una mappatura delle strutture pubbliche comunali e a valutare gli interventi necessari per renderle accessibili” spiega l'assessore al welfare Michele Gennuso. La spesa è di poco più di 39 mila euro. Verrà stilato un planning da valutare costantemente con l'osservatorio. “Il gruppo tornerà a riunirsi ogni due mesi e proseguirà nella sua attività di sensibilizzazione in collaborazione con il comitato Crema zero barriere”. Sul punto, la portavoce Cristina Piacentini aggiunge: “Dopo una prima parte teorica, si passa finalmente ad una fase più pratica di costruzione, coinvolgimento e collaborazione. É bello poter dialogare con gli amministratori per costruire un mondo accessibile”. Anche in ritardo.“I tempi si sono allungati rispetto alle previsioni iniziali, non credo solo a causa della situazione di emergenza sanitaria, ma ciò che conta è che il nostro sogno non resti nel cassetto”. Il Peba dovrebbe essere ultimato entro la fine del 2021

 

Crema zero barriere

La voce di Cristina è squillante.“Il desiderio di un mondo accessibile non deve essere di pochi, ma di tutti”. Deve partire dalle piccole città, come Crema. “Sono impegnata presso l'Associazione nazionale mutilati ed invalidi civili (Anmic) da molti anni, ma nell'ultimo periodo ho sentito l'esigenza di fare qualcosa di concreto per la mia città. Per questo, insieme ad altre persone con disabilità diverse, ho costituito il gruppo Crema zero barriere. Ci sono rappresentanti di diverse associazioni del territorio. Tra queste Anffas e l'Unione italiana ciechi ed ipovedenti, ma anche tante persone che vivono la disabilità quotidianamente sulla pelle ed hanno scelto di impegnarsi per un domani migliore”. L'obiettivo del comitato è quello di “smuovere, sensibilizzare, generare un dialogo costruttivo con le istituzioni. Non basta lamentarsi, bisogna fare, discutere, esporsi, raccontarsi”. Fino a costruire. Insieme. L'unione di esperienze di vita diverse, legate da un desiderio comune mira a “superare l'individualismo e a cambiare la percezione della diversità: non è una malattia, è ciò che ci rende unici”. Cristina sogna un domani privo di barriere mentali. “Senza pregiudizi mentali si arriverà a costruire una città anche priva di barriere architettoniche. Sarà una conseguenza naturale”.

 

Poliomielite e normalità

Lo dice con convinzione e con il sorriso sulle labbra, dopo che per anni, a bordo della sua sedia a rotelle, ha dribblato barriere di ogni tipo. “Ho smesso di camminare all'età di 18 mesi a causa della poliomielite”. Era il 1957. “Il virus mi ha colpito in una forma severa”. Le sue parole, oggi, giorno in cui si celebra la Giornata mondiale della poliomielite, suonano ancora più forti. “Ho vissuto la disabilità in anni difficili, in cui non c'era l'attenzione di oggi, tanto a scuola, quanto nella vita quotidiana. Tra i banchi non vi era alcun tipo di supporto. Tuttavia, non ho frequentato le classi differenziali. Ho sempre cercato di vivere una vita normale”. A bordo di una quattroruote. Durante l'edizione 2020 della Skarrozzata social, aveva definito la sua “una vita ordinaria”. “Ho cercato di fare tutto: mi sono laureata in matematica. Avrei voluto studiare medicina, ma i trasporti erano troppo complessi, erano troppe le barriere da abbattere. Ho lavorato in banca per 30 anni. Mi sono sposata ed ho avuto una figlia”.

 

Amore e speranza

Mentre lo spiega il pensiero si sposta alla società di oggi. “Rispetto al passato, la situazione è migliorata. Di certo, bisogna ancora imparare a guardare la diversità per quella che è: non esistono solo gli sportivi meritevoli o gli sguardi pieni di compassione. In mezzo ci sono anche tante storie ordinarie di coraggio e fragilità, di ostacoli e determinazione”. Sono i bambini di oggi a darle speranza. “I bimbi sono curiosi, chiedono, capiscono le differenze, ma non concepiscono la persona con disabilità come una persona da aiutare. Piuttosto come una persona dalla quale apprendere modi di vita diversi: c'è chi cammina con le scarpe e chi con le ruote”. Con le ruote, poi, lei, riavvolge il nastro e si ritrova all'altare. “Ho poche foto perché la macchina fotografica si è rotta”. I ricordi, però, sono vivi. “Ho conosciuto mio marito per caso ad un incontro con Oreste Benzi. È scoppiato l'amore e da lì non ci siamo più lasciati”. Nella vita quotidiana le difficoltà si mescolano ai sorrisi. Il resto è ancora tutto da scrivere accanto agli affetti più grandi. “Ho anche un altro figlio. Non è legalmente adottato, ma non è una firma a stabilire l'affetto che ci lega. Lui c'è sempre, proprio come noi per lui”. Il segreto deve essere questo: esserci. Essere insieme. “Per scrivere un domani migliore”.

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