24-05-2026 ore 20:35 | Rubriche - Costume e società
di Gloria Giavaldi

Dal tetto del mondo a Crema, Da Prato: 'oggi vivo la mia seconda vita oltre la superficie'

La data è scolpita nella sua mente: 6 marzo 2023. “Quel giorno non è cambiata la mia vita, ho cominciato una nuova vita. La mia seconda vita. Alla terza non ci penso: ho imparato che non serve fare troppi piani, possono cambiare velocemente. Meglio vivere, un attimo per volta. Assaporare il tempo, non sprecarlo. Viverlo con chi ci ama”. L'incidente in macchina per cui ha perso l'uso delle gambe è stata “l'occasione per scoprire il mio talento. In acqua mi sento libero”. Il suo palmares si popola continuamente: a Berlino due settimane fa ha battuto il record mondiale nei 200 metri dorso. Nel 2025 ha conquistato ai mondiali di Lima, in Perù, la medaglia d'oro nei 100 metri dorso e tre argenti nei 100 e nei 50 stile libero e nei 50 farfalla. Ha riportato in Italia record che non ci appartenevano da 11 anni. Al collo le medaglie non pesano. “Mi alleno tutti i giorni, più volte al giorno per fare meglio”. Ospite del Crema diving, dell'associazione Over limits e Rari Nantes, il campione paralimpico Luca Da Prato ha dispensato ad una eterogenea platea tanta energia. “Dopo l'incidente ho vissuto mesi in ospedale. Pensavo di non uscirne più. Mi sono riavvicinato al nuoto per fare riabilitazione e, grazie agli amici della Gorizia nuoto, ho capito che avrebbe potuto entrare a far parte della mia vita. Della mia nuova vita”.

 

Oltre la superficie

“Ho iniziato ad allenarmi in modo intenso: se faccio una cosa la faccio bene. E a capire che lo sport può essere un aiuto per coltivare abilità. Non mi sono fermato alla superficie dell'acqua. Ho conseguito il brevetto da sub ed ho scoperto che sotto al mare e agli oceani c'è un mondo da scoprire, da respirare, con calma e relax. Se il nuoto richiede prestanza fisica e velocità, la subacquea mi ha educato alla pacatezza. Mi ha reso ancor più chiaro il valore del tempo. Non lo possiamo governare fino in fondo, ma abbiamo il diritto ed il dovere di viverlo intensamente. L'incidente mi ha fatto capire che nessun sogno merita di restare chiuso in un cassetto. Da grandi ci insegnano a lasciar correre, a vivere passivamente, a non faticare per inseguire i sogni. Al contrario, dopo l'incidente io ho scelto di aprire quel cassetto, di vivere i miei sogni: la subacquea era uno di questi”.

 

'Sempre contento, ma mai soddisfatto'

“In sedia a rotelle potevo scegliere di focalizzare l'attenzione sullo sguardo della società, sulle opinioni degli altri. O su me stesso. Ho scelto me. Non mi sono mai fermato davanti al limite, ho sempre trovato il modo di migliorare le prestazioni sportive, la resistenza, la risposta fisica”. È solo questione di prospettiva: “non ho mai pensato di avere meno opportunità, solo strade diverse per coglierle e conseguire obiettivi”. Luca ha un segreto: “sono sempre contento, ma mai soddisfatto. Appena dopo l'incidente la mia figlia più grande, di otto anni, un giorno avvicinandosi mi ha detto: “Papà, ma il padre delle mie amiche è più forte: può spingere meglio l'altalena. Oggi, a distanza di due anni e poco più quando chiedo a mia figlia chi è l'uomo più forte fa il mio nome. Lo sguardo sulla disabilità va educato con buoni esempi. Con il sorriso, non con risentimento”.

 

'Il viaggio è ciò che conta'

In piscina Luca si mette costantemente alla prova. “Ma non finisce tutto lì. La verità è che il nuoto, al di là delle medaglie, è solo la cornice. La vera ricchezza che questa seconda vita mi ha donato sta nelle esperienze che ho vissuto e sto vivendo, nelle persone che ho incontrato e che incontrerò”. Nelle mani strette, negli occhi lucidi, nei sorrisi scambiati. Negli attimi di vita condivisa. Luca oggi è un ambasciatore dei valori dello sport: “li racconto ai giovani, a tutte le persone. Perché lo sport è vita”. Tedoforo in occasione delle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, non si stanca mai di sperimentare nuove attività sportive. “Attraverso lo sport tutte le persone possono focalizzare l'attenzione sugli atleti, sugli sportivi, appunto. E basta. Ecco perché credo in tutto questo. E nel mentre, ovviamente, mi godo il viaggio. Il segreto sta tutto lì: godere del proprio cammino, senza farsi fermare dalla paura, senza chiedersi dove porterà”.