24-01-2023 ore 19:00 | Rubriche - Medicina e salute
di Rebecca Ronchi

Salvi, primario di psichiatria dell'Asst di Crema: ‘empatia e innovazione per costruire benessere’

“Vorrei far capire che la psichiatria non è la cenerentola delle scienze mediche. La ricerca in questo settore è molto attiva. Non bastano due parole per generare benessere, serve attenzione, empatia, studio ed innovazione tecnologica”. Così Virginio Salvi, dallo scorso novembre primario dell’unità operativa di psichiatria dell’Asst di Crema, cui fa riferimento il dipartimento di salute mentale. “Professore universitario e ricercatore clinico – si legge in una nota dell’Asst - vanta una lunga esperienza in vari reparti di degenza, servizi territoriali e comunità terapeutiche. Si è occupato della gestione dei disturbi mentali della popolazione tanto in età adulta, quanto in adolescenza”.

 

Cure alternative

Salvi vorrebbe “innovare, integrare con nuove conoscenze la ricchezza della realtà cremasca, coesa col territorio e capace di proporre modalità di cura alternative, volte a limitare l’ospedalizzazione”. Durante l’estate e in autunno “la psichiatria ha sofferto, ma ho colto il desiderio della direzione aziendale di trovare una pronta soluzione”. La carenza dei professionisti riguarda tutta Italia: “i bandi di concorso spesso vanno deserti. Nel 2023 sono in programma concorsi aggregati tra varie Asst per attrarre più persone, in attesa, nei prossimi anni, di veder incrementare il numero di specialisti”.

 

Il timore del giudizio

Negli anni, a Crema “è stato fatto un lavoro per destigmatizzare i servizi di salute mentale”, col supporto “fondamentale delle associazioni e della rete tra ospedale e territorio. Sono tanti i progetti attuati in sinergia e capaci di offrire anche ai pazienti più gravi, importanti opportunità di inclusione sociale. In Italia, soprattutto nei piccoli paesi, lo stigma è profondissimo e porta le persone con un disagio curabile a non accedere ai servizi di salute mentale per timore di essere giudicati. Spesso si fa ancora spazio l’idea che ad occuparsi di queste problematiche debba essere il neurologo, ma non è così. La questione è, prima di tutto, culturale”.

 

Telemedicina

Da qui l’idea di una psichiatria che si faccia sempre più prossima alla cittadinanza, facendo ricorso a moderni mezzi di comunicazione: “il Covid ha imposto modalità di consulenza da remoto. Ora, questa, è un’eredità che stiamo coltivando con la proposta di progetti voluti da regione Lombardia in telemedicina per utenti del Serd, il servizio dipendenze e del Cps, il centro psico sociale. Anche nel nostro settore l’innovazione tecnologica può essere d’aiuto, senza sacrificare l’aspetto relazionale”. Dopo gli incontri conoscitivi in presenza, alcuni momenti di confronto “possono svolgersi a distanza. Perché ciò che conta è l’approccio, non il mezzo. È importante che la persona si senta accolta. E ciò può avvenire anche davanti ad uno schermo”. Per rendere i luoghi di cura più accoglienti, tanti sono i progetti in pista.

 

L’inaugurazione del reparto

“Il reparto ospedaliero, sede del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, verrà presto inaugurato. Sarà un fiore all’occhiello: luminoso, detensivo, un posto adeguato per venire incontro ad uno dei momenti più critici di vita di una persona”. La sede di via Medaglie d’oro, attualmente sede di Cps e comunità riabilitativa ad alta assistenza, sarà oggetto di ristrutturazione in primavera. Tra le novità anche il progetto per il nuovo centro di salute mentale in prossimità dell’ospedale. E poi la Casa della comunità in via Gramsci rappresenta “un’ ulteriore occasione di relazione tra i servizi di salute mentale ed il territorio, un luogo dove il comparto sanitario e sociosanitario sappiano davvero farsi vicini alle persone”.

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