23-07-2023 ore 19:40 | Rubriche - Musica
di Andrea Galvani

Herbie Hancock in concerto al Vittoriale: 83 anni d’amore per la musica e sperimentazioni

Per la prima volta al Vittoriale degli italiani, venerdì sera per il Tener-a-mente festival 2023, ha debuttato Herbie Hancock. Visto il luogo e soprattutto l’occasione, il ragazzo di 83 anni, originario di Chicago, s’è fatto accompagnare da un gruppo di giovani e vecchi bucanieri delle sette note, professori dell’arte dell’improvvisazione: Terence Blanchard alla tromba, James Genus al basso, Lionel Loueke alla chitarra e da Jaylen Petinaud alla batteria. Impossibile stabilire una gerarchia o dare dei voti: parlano l’emozione crescente del pubblico e la felicità dei musicisti sul palco, la loro generosità e il loro desiderio di vivere una serata indimenticabile.

 

Scherzi e rimandi

Un racconto fatto di suggestioni, scherzi e rimandi. Come un incontro tra vecchi amici, durante il quale ciascuno riprende un discorso lasciato in sospeso e lo arricchisce di nuove emozioni, dell’esperienza e della vita vissuta nel frattempo. Anche il clima sembra apprezzare e dopo una pausa di una mezzora per un forte scroscio, incornicia di lampi e con fresche carezze un panorama incantevole. A partire da Footprints, incisa nel 1966 insieme “al caro amico Wayne Shorter”: ed anche se recentemente scomparso, la sua musica continua a rappresentarlo in tutto il suo splendore. Proseguita con Actual proof (realizzata nel 1973 per il film di Ivan Dixon, The Spook who sat by the door e pubblicata in Thrust nel 1974): ‘spinta’ dai suoi mutevoli cambiamenti di ritmo (come vuole la title track), è un esercizio di classe e stile, perfetta per i contrattempi e le fughe a perdifiato di chi padroneggia con maestria il piano Rhodes.

 

Sperimentazione

Il viaggio prosegue con dolcezza, con una pietra miliare del patrimonio Hancock: Come running to me, da Sunlight, album del 1978 e poetico testo firmato da Allee Willis, noto anche per aver scritto il tema della sitcom Friends. Qui il messaggio è chiaro: “Without the songs, you never heard of love. Without the books, you never learned enough”, senza canzoni non avresti mai sentito parlare d’amore, senza i libri non avresti mai imparato abbastanza. Col pubblico incantato e i musicisti riposati, inizia il la mezzanotte scocca: inizia le relativamente nuova Secret sauce, a dar dimostrazione della volontà di esplorare nuove strade, sollecitare la tradizione a rinnovarsi continuamente pescando generosamente dal pozzo della creatività. Il gran finale con una versione da antologia di Chameleon (da Head Hunters, 1973), ripresa da Hancock una volta terminata, strappando l’ennesima risata ai compagni di avventura e conclusa con una interminabile standing ovation. Un lungo abbraccio per una leggenda della musica, capace di emozionarsi e giocare con la musica come fosse il primo giorno. Quello dell’incontro, della scoperta e dello stupore.

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