23-02-2021 ore 16:40 | Rubriche - Costume e società
di Gloria Giavaldi

'Ricchezza e povertà: i due volti del Congo' nel racconto del medico Claudio Ceravolo

“La provincia del Kivu nord un inferno?”. “Non saprei, è una zona difficile, di guerra continua. Ma lì le persone continuano a vivere e non fuggono. Di certo, se non fossi anziano, nell'inferno tornerei domani. Sono rimasto affettivamente legato a quei luoghi”. Claudio Ceravolo, presidente di Coopi e medico cremasco, ha fondato e diretto l'ospedale di Goma, nella Repubblica democratica del Congo, dal 1986 al 1990. Quegli stessi posti oggi si sono fatti teatro dell'attacco in cui hanno perso la vita l'ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci ed il loro autista congolese Mustapha Milambo. Oggi e domani in Italia le bandiere saranno a mezz'asta in segno di lutto. Il governo congolese non ha dubbi: i responsabili sono i ribelli di etnia Hutu delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda.


Ricchezza e povertà

“L'unica cosa certa è che nella provincia del Kivu Nord sono diverse le zone non controllate dallo Stato, ma da gruppi armati”. Queste formazioni “trovano la loro ragion d'essere nel controllo delle sorgenti d'estrazione dei minerali”. Dai diamanti, all'oro, al coltan, miscela complessa di minerali della classe degli ossidi. “Nel corso del tempo si sono registrati episodi di banditismo e violenza importanti. Del resto la conformazione del territorio tra foreste e vulcani rende il posto difficile da presidiare e ideale come nascondiglio dei gruppi armati”. Goma, tuttavia, non è solo questo. “Oggi è abitata da circa due milioni di persone. É la porta di tutti i commerci con l'Africa orientale. Non è vero che la ricchezza è di pochi: il commercio coinvolge tante persone, esiste una piccola borghesia che riesce a vivere bene”. L'economia gira. “Certo c'è il contrabbando dei minerali e vi sono innegabilmente delle disuguaglianze”. Ceravolo, Goma, l'ha vista crescere. “L'ho visitata per la prima volta nel 1981: contava 100 mila abitanti”. Poi nel 1986, quando ha cominciato a viverla “erano 250 mila. Aveva una delle pochissime strade asfaltate della zona in cui si realizzavano scambi. Questo ha determinato un'esplosione commerciale”.


Creare un ospedale

“Vista la grossa crescita urbana, l'Unione europea aveva deciso di creare un grosso ospedale per l'allora governo zairese. L'accordo prevedeva, per i primi anni, l'intervento della cooperazione italiana nella gestione della struttura. Ho diretto l'ospedale per qualche anno, lavorando soprattutto alla sua sostenibilità” . Oggi la struttura è ancora in piedi “non grazie a fonti esterne: questa è una grande soddisfazione”. In quegli anni “avevamo raggiunto un buon livello di competenza e di servizio. Oggi, comunque, l'ospedale continua a camminare con le sue gambe”. “Sono molto legato a quei posti. Per alcuni anni ho supervisionato alcuni progetti di cooperazione”. È stato impegnato presso i campi di rifugiati per la tutela di bimbi abbandonati. Nonostante la paura di questi giorni. “tornerei domani” lo ripete. Resta “un'esperienza arricchente”. Di quelle che cambiano la vita.

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