22-12-2025 ore 20:41 | Rubriche - Medicina e salute
di Gloria Giavaldi

Autismo. A Crema un modello innovativo per la presa in carico e l'attuazione del progetto di vita

“Chiudo la mia esperienza professionale con la tranquillità che la rete creata a Crema per la presa in carico delle persone autistiche e delle loro famiglie potrà proseguire nel tempo, assicurando adeguato supporto nella formulazione, nel consolidamento e nell'attuazione del progetto di vita di ogni persona”. Il direttore sociosanitario di Asst Crema Carolina Maffezzoni, ad un passo dalla meritata pensione, ha chiuso con queste parole il convegno organizzato dall'Azienda sociosanitaria territoriale a conclusione della fase sperimentale del progetto Autismo: dall'analisi territoriale al progetto di vita. L'appuntamento si è tenuto questa mattina in sala Da Cemmo, con la partecipazione di tutti i partner progettuali: oltre ad Asst, Ats Val Padana, comune di Crema e Comunità sociale cremasca.

 

Il progetto

Avviata nel 2022 per rispondere alle istanze di alcune famiglie, la fase sperimentale del progetto ha avuto durata triennale ed è stata interamente finanziata da fondi regionali. Ha inteso superare la frammentarietà degli interventi a sostegno delle persone autistiche e delle loro famiglie e delle risorse pubbliche sanitarie, sociosanitarie e sociali, attraverso l'implementazione di un modello di presa in carico integrata, multidimensionale, partecipata ed orientata al progetto di vita. Ha coinvolto complessivamente 20 minori e 10 giovani adulti Ha consentito il rafforzamento della collaborazione tra i vari attori pubblici ed enti del Terzo settore che sul territorio si occupano della presa in carico (facilitata dal case manager) e l'implementazione di una piattaforma informatica dedicata.

 

Verso la prassi

“La strada intrapresa è quella corretta” ha commentato il direttore generale di Asst Crema, Alessandro Cominelli, ma ora ciò che conta di più è che “tutto questo venga messo a sistema, per assicurare una continuità alle persone già in carico e una concreta svolta nel percorso anche a molte altre persone e famiglie. Questo progetto ci ha dimostrato che l'integrazione sociosanitaria esiste ed è possibile: ora dobbiamo renderla una prassi comune a tutte le persone”. Va dritto al punto il presidente dell'Area omogenea Gianni Rossoni, che fa notare come Crema abbia svolto un ruolo da apripista. Sulla stessa linea d'onda anche l'assessore al welfare Anastasie Musumary per cui “il lavoro integrato ha generato risposte vicine alle persone”. Parole rassicuranti circa la continuità sono giunte da Ivan Limosani dirigente della struttura dipendenze, sanità penitenziaria e salute mentale della direzione generale welfare di regione Lombardia.

 

Crema fa scuola in regione

La collega Laura Falcone ha, invece, raccontato come il progetto cremasco abbia “accompagnato il livello regionale nella programmazione degli interventi per le persone autistiche. Ci ha consentito di comprendere l'importanza di una costante sinergia tra il livello di programmazione e quello operativo evidenziando le reali necessità avvertite dalle famiglie di persone autistiche nei vari cicli di vita”. Particolarmente attenzionata è “la fase dtransizione tra i servizi infantili e dell'adolescenza e la psichiatria dell'adulto”.  A livello regionale nell'ultimo anno i bambini autistici in carico sono quasi triplicati, i sedicenni seguiti da equipe di transizione sono raddoppiati ed anche i servizi per l'età adulta sono in crescita. La formazione degli operatori è costante: “quest'anno è stata in particolare dedicata alle gestione delle emergenze comportamentali".

 

Basi sicure

Amelia Anghinoni di Ats Val Padana ha enunciato chiaramente le basi sicure del progetto cremasco, volano per la formulazione dei nuclei funzionali autismo e della rete autismo: “l'attenzione alla fase di accoglienza e accompagnamento delle famiglie, il ricorso ad una valutazione multidimensionale integrata tra sociale e sanitario, il ruolo del case manager, la costruzione di progetti individualizzati, la rete territoriale, l'attenzione ai dati e ai risultati”. Tra le prospettive future di lavoro ha ricordato “la ricomposizione delle risorse territoriali e professionali e l'importanza di stabilizzare le progettualità in atto”. Sull'esperienza cremasca si sono poi focalizzati gli interventi della psicoterapeuta Mara Patrini, della responsabile della neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza Alessandra Foppa Pedretti, del direttore del dipartimento disabilità, salute mentale e dipendenze Virginio Salvi e della referente dell'ambulatorio autismo per gli adulti, Silvia Galvani.

 

I più piccoli

Patrini ha evidenziato come nel dare attuazione al modello di presa in carico presentato, che fa dell'approccio biopsicosociale e della valutazione dimensionale i suoi capisaldi, per i minori siano stati coinvolti 25 istituti scolastici, nove associazioni al fine di dare piena e concreta attuazione ai progetti di vita individualizzati. Dei 18 progetti monitorati fino alla fine, sono stati realizzati 68 monitoraggi in equipe. L'intervento ha previsto anche prestazioni sociosanitarie integrative, rivolte al bambino o al nucleo familiare: il parent training, il teacher training, l'intervento psicoeducativo e la mediazione familiare per genitori separati. Attraverso un questionario di gradimento i genitori hanno fornito un feedback positivo pari a 6.8 punti su 7. Foppa Pedretti ha evidenziato l'importanza di interventi in età prescolare al fine di assicurare una gestione condivisa delle difficoltà comunicative e relazionali del bambino. L'obiettivo futuro è quello di rendere la Casa di comunità il setting operativo di riferimento in cui professionisti di Asst, comuni, terzo settore e Comunità sociale cremasca possano continuare ad operare in sinergia.

 

Giovani adulti

Sulla fascia adulta, i giovani tra i 18 e i 30 anni coinvolti nel progetto sono stati 10. Salvi e Galvani hanno evidenziato l'importanza di assicurare una continuità di presa in carico tra i cicli di vita, agendo in rete e valorizzando il contesto di appartenenza di ogni persona. Galvani ha focalizzato l'attenzione su quanto sia importante garantire l'autodeterminazione di ciascuno: “nella fase di transizione la famiglia deve progressivamente farsi da parte: le persone chiedono di essere viste, ascoltare, valorizzate e credute nei loro desideri. Chiedono indipendenza ed occupazione”. Anche se l'inclusione lavorativa oggi è solo un miraggio o, peggio, uno slogan. “Dei 10 giovani che hanno aderito alla fase sperimentale, uno solo ha avviato un percorso di inserimento lavorativo grazie alla collaborazione con l'Anffas”.

 

Case manager

Dopo la testimonianza di alcuni genitori, il direttore di Comunità sociale cremasca Davide Vighi e l'assistente sociale Alison Bignami hanno rimarcato la centralità della figura del case manager con funzione di coordinamento tra i servizi coinvolti, supporto diretto alle famiglie nei vari passaggi, presidio della piattaforma gestionale e definizione e monitoraggio del budget di progetto”. A Vighi il compito di raccontare l'implementazione della piattaforma dedicata finalizzata all'interoperabilità. Fabrizio Carrera di Anffas ha evidenziato il punto di vista del Terzo settore. Il progetto,nella sua complessità, ha reso evidente la forza di una rete matura, capace di andare oltre le difficoltà per il benessere delle persone. Ora continuare è necessario per rendere il modello cremasco applicabile su scala nazionale.