22-01-2013 ore 20:18 | Rubriche - Storia delle religioni
di don Emilio Lingiardi

In pieno svolgimento la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Tema di quest'anno: 'Quel che il Signore esige da noi'

Le comunità cristiane di tutto il mondo, in questi giorni stanno vivendo un'esperienza di comunione nella preghiera per l'unità dei cristiani secondo il progetto di Gesù: "che tutti siano uno". Dal 1909 la settimana che va dal 18 al 25 gennaio vede riuniti tutti i discepoli di Gesù nella comune preghiera per ricomporre quell'unità che ha accompagnato il primo millennio della chiesa e che vede invece profondamente lacerate nel secondo millennio.

Il mistero trinitario
Infatti, nonostante difficoltà d'intesa teologica, soprattutto sul mistero trinitario che ha visto ampi dibattiti nelle chiese dei primi secoli, la prima grande rottura avviene nel 1054 con la chiesa d'oriente, per la comprensione dell'identità dello spirito santo anche se erano ben forti le motivazioni di carattere politico ed economico.

La seconda lacerazione
Nel 1517 si è verificata la seconda lacerazione, con Lutero ed il Protestantesimo, a favore della liberà dell'individuo la cui coscienza è norma infallibile per la fede. Nel 1538, poi, la divisione col mondo anglicano, che ha riconosciuto il re o la regina come capo della chiesa. Altre discordie hanno purtroppo segnato questi secoli, lacerando la veste inconsutile di Cristo, che non era stata rotta nemmeno dagli sgherri romani e che i discepoli del maestro hanno purtropo lacerato, rendendo difficoltosa la stessa accoglienza della verità assolutizzata nelle singole confessioni cristiane.

Il ruolo del papato
Il problema più grave da risolvere riguarda certamente il ruolo del papato, dal momento che il papa è visto dagli ortodossi come primus inter pares, dotato di un primato puramente onorifico, per riguardo alla sede di Pietro, di cui è successore; per i protestanti non esiste assolutamente gerarchia, perché ogni singolo credente è interprete autorevole della parola di Dio, per gli anglicani, poi il capo della chiesa è la loro autorità civile. Con un grande sforzo di apertura, Giovanni Paolo II ebbe a sostenere che, difeso il ruolo del vescovo di Roma come successore di Pietro, secondo volontà dello stesso Gesù, era ben disposto a mettere in discussione le modalità con le queli questo servizio è stato ed è vissuto, consapevole che ruoli politici e diplomatici hanno spesso preso il posto del principio di unità della fede e della carità.

'Quel che il Signore esige da noi'
Il tema di quet'anno, proposto da un gruppo di cristiani in India che lavorano presso i più poveri, Dalits, è preso dal profeta Michea, che sottolinea "quel che il Signore esige da noi: praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti a Dio". Sono atteggiamenti spirituali sempre veri e attuali che, praticati dai cristiani, possono costituire una base seria e solida per ricomporre le divisioni che gli uomini hanno operato, che Gesù col dono della vita ha superato, che ha affidato alla sua chiesa perché unita diventi sempre più credibile.

Unità pluriforme
Amava dire papa Giovanni Paolo II, che questa unità non è uniformità, ma è pluriforme, in quanto la fede nell'unico Signore può essere espressa in tante forme liturgiche, spirituali e teologiche, che manifestano anche la ricchezza dello spirito santo che offre i suoi doni con larghezza e generosità.
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