21-10-2025 ore 20:22 | Rubriche - Il restauro che cura
di Gloria Giavaldi

Il restauro che cura. Azzano, una perla della nostra campagna con gli affreschi del Pombioli

“Un posto senza tempo”. Per la rubrica “Il restauro che cura” Cremaonline fa tappa ad Azzano. È realizzata con la collaborazione dell'architetto Magda Franzoni, lo storico dell'arte Matteo Facchi e don Andrea Rusconi, delegato ai beni culturali della diocesi di Crema. Azzano, frazione di Torlino Vimercati, sorge tra le campagne. La chiesa parrocchiale di san Lorenzo è un piccolo tesoro, affrescato da Tommaso Pombioli. La prima attestazione della chiesa risale al 1216. Apparteneva alla Pieve di Arzago. Nel 1500, per volere dei conti Vimercati, viene costituita una parrocchia, che, con l'istituzione della diocesi di Crema nel 1580, passa sotto l'egida cremasca. Ad Azzano si racconta storicamente l'esistenza di tre chiese, due delle quali demolite nel 1800.

 

Azzano

Oggi ad Azzano abitano 40 persone. In passato si crede “ne potesse ospitare fino a 400”. Storicamente si tramanda che in quelle zone si costituì “una fascia neutrale divenuta nei secoli seguenti asilo di malfattori colpevoli di gravi reati, che qui, favoriti dalle fitte boscaglie intorno alle rogge, trovavano la possibilità di sfuggire alla giustizia, rappresentando un ulteriore motivo di disagio per la popolazione, in tempi resi difficili dalle frequenti calamità”. Azzano viene descritto come “un comune quasi esclusivamente agricolo, in cui la coltivazione dei campi è favorita dall’ubicazione sulla linea delle risorgive (le acque vi scorrono in numerose rogge, fra cui l’Acquarossa e la Cremasca), è suddiviso in poche vaste proprietà terriere e in alcune medie aziende dalla produzione prevalentemente cerealicola e dove si pratica intensamente l’allevamento, specie di bestiame da latte”.

 

Torrione

Altra caratteristica degna di nota è quella del Torrione Vimercati. “poderosa struttura merlata inserita in una vasta azienda agricola (costruita forse su un precedente complesso fortificato di cui la torre sarebbe l’unico resto), è testimonianza eloquente di un’antica architettura castellana, trasformata nel XVI secolo dai Vimercati – come attesta un’iscrizione sull’ingresso – con l’inserimento di cornici ornamentali e di mensole binate e rimaneggiata all’interno con l’aggiunta di eleganti dipinti ad affresco”.

 

Conservare e tramandare bellezza

L'occhio degli esperti cade sugli affreschi e sulle migliorie da apportare alla struttura della chiesa, “non al solo scopo manutentivo, ma con l'obiettivo di conservarne e tramandarne la bellezza. Stiamo esplorando i luoghi della diocesi per verificare la necessità dei restauri” spiega don Rusconi e poi “stilare un programma di intervento dettagliato”. Intanto, però godiamoci la meraviglia di questi restauri che curano. Non le strutture, ma l'anima di chi ha il privilegio di osservare la bellezza.