Non un'etichetta, motivo di stigma, ma una condizione da vivere, da comprendere e da gestire. Ieri sera presso l'oratorio di Santa Trinita, molti adolescenti si sono dati appuntamento per parlare di Ansia e chill. Se vi state chiedendo cosa sia il chill non appartenete alla generazione Z. Il chill è il relax, la possibilità di vivere senza pressioni e preoccupazioni. Senza ansia. “L'ansia – ha detto il docente di filosofia Ronni Parmigiani, componente dell'associazione Kerobe che ha promosso l'evento - non è una nemica da eliminare e non deve essere vissuta con senso di inadeguatezza. Può essere un'alleata se costantemente supportata da strumenti concreti in grado di farla percepire come risorsa. La scuola può scegliere di essere uno spazio di crescita o di pressione costante”. In una logica prestazionale, l'ansia, prima o poi, dalla preadolescenza in avanti ha toccato tutti. Le cause? Il timore del giudizio, il perfezionismo paralizzante, la paura di sbagliare, per citarne alcune. “Dobbiamo comprendere che una mancanza prestazionale non si traduce in un giudizio sulla persona e che in fondo anche sbagliare fa parte dell'apprendimento”. Il classico motto sbagliando s'impara, pare essere l'unico punto di partenza per comprendere che a volte “l'ansia è inutile”.
Ansia e paura
Nell'ambito di un workshop alla scoperta di tecniche di rilassamento e meditazione, utili per alleviare stati ansiosi, la psicologa e psicoterapeuta Silvia Galvani ha fatto chiarezza su cosa sia l'ansia. “Una condizione fisiologica che, fino ad un certo livello, garantisce un determinato stato di attivazione funzionale ad un buon rendimento prestazionale, scolastico o lavorativo. Oltre, diviene patologica e può richiedere un approccio specialistico”. Si accompagna ad alcuni correlati fisiologici, leggasi sintomi fisici: tachicardia, sudorazione, fiato corto. Non va confusa con la paura: “l'ansia è determinata dalla percezione che abbiamo di una data situazione, non da un pericolo necessariamente reale. La paura, invece, si avverte a fronte di un pericolo oggettivo. La prima va gestita, la seconda va vissuta nella sua interezza”.

Un orizzonte di speranza
Parlarne, meglio se con leggerezza (che non è superficialità) aiuta ad aumentare la consapevolezza. “Ho scelto di parlarne con voi per aumentare la conoscenza su questi temi. Perché conoscere le nostre emozioni come parte di noi, è il primo passo per saperle gestire”. Tra la vignetta di un Panda che impara a convivere con l'ansia e Ansia di Inside out, Galvani ha tracciato il ritratto di un'emozione che non è solo nera. È un arcobaleno di colori e di sfaccettature: “i giovani della Generazione Z sono vulnerabili per definizione. Stanno vivendo un momento di crescita, di cambiamento, di costruzione di una consapevolezza di sé, in una società liquida, dove tutto scorre velocemente, incapace di offrire una prospettiva, un orizzonte di speranza. In questo contesto l'unico modo per andare avanti è la performance. È quel numero, quel voto, dal quale dipende il giudizio: è la via più semplice ed immediata per trarre una conclusione. Sei prestazionale? Vali. Sei fragile? Sei fuori”.
Svagarsi male
Non c'è lo spazio per fermarsi, rilassarsi, acquisire consapevolezza. “Non c'è nella mente degli adulti che non guardano in faccia i loro figli, chiedono loro solo prestazioni. Non c'è nelle nostre città: gli spazi di aggregazione dedicati ai più giovani stanno sempre più venendo meno. Perchè la verità è che oggi ci sono modelli educativi fragili e mancano educatori che credono nella ricchezza di sostenere un adolescente nella crescita. Manca una rete, mancano il desiderio e la capacità di riscoprirsi comunità di fronte ad un giovane che in silenzio chiede di essere sostenuto”. In questo panorama il chill non è “un contesto di qualità dove acquisire consapevolezza. È svagarsi male, senza una prospettiva di senso, senza una visione costruttiva. Non è tempo perso, è tempo mal gestito, semplicemente perché non compreso fino in fondo”.