Camera penale, un filo diretto coi cittadini. Ecco cos’è la prescrizione e come funziona

Un filo diretto coi cittadini per spiegare in modo semplice le questioni giuridiche che sono al centro del dibattito politico. Questo l’obiettivo di una serie di interventi – a partire dalla prescrizione - che saranno ospitati da Cremaonline.it e realizzati dalla Camera penale distrettuale della Lombardia Orientale, con particolare riferimento al distretto della Corte d’appello di Brescia. Dal 20 al 23 novembre gli avvocati aderiranno all’astensione indetta dall’Unione delle Camere penali italiane: “Nessuno di noi intende entrare nel dibattito politico: non ci interessa da chi proviene la proposta di riforma; ci preoccupano moltissimo le sue conseguenze”. Sui cittadini, “a quel “Popolo” nel cui nome le sentenze si pronunciano e che, vittime o imputati che siano, graverà l’abnormità del processo senza fine”.


Cos'è la prescrizione

“Istituto proprio della nostra tradizione giuridica (ma presente in tantissimi ordinamenti giudiziari), disciplina i tempi entro cui lo Stato può esercitare la propria pretesa punitiva nei confronti del soggetto ritenuto responsabile di un reato. È una regola di civiltà che fissa un tempo massimo per arrivare a condannare od assolvere un imputato partendo dal principio, di puro buon senso, per cui non si può lasciare una persona in balia del processo per un tempo teoricamente infinito. La prescrizione prevede l'estinzione del reato decorso un certo lasso di tempo dalla sua consumazione. Il tempo necessario a far prescrivere un reato è variabile sia in funzione della pena massima prevista dalla legge, sia in funzione della qualifica del reo quale recidivo o delinquente abituale”.

 

L’amministrazione della Giustizia

“Per esempio: una rapina aggravata si prescrive in 24 anni. Significa che lo Stato deve processare e condannare o assolvere il presunto rapinatore nel tempo massimo di 24 anni. È un tempo troppo breve? È giusto allungare questo tempo perché lo Stato è incapace di amministrare la Giustizia e non riesce ad arrivare alla decisione su una rapina aggravata in 24 anni? È giusto che il presunto rapinatore poi magari venga assolto avendo atteso un tempo infinito sotto la spada di Damocle del processo, vivendo per 24 anni la gogna anche mediatica, in attesa della sentenza che lo assolverà? E qualora venisse condannato, che uomo sarà divenuto dopo 24 anni? Se a 24 anni di distanza fosse integrato socialmente e con una vita regolare, avrebbe senso la punizione? Avrebbe un effetto positivo la pena? Avrebbe senso rieducare? E a 24 anni di distanza dalla rapina, cosa ricorderanno gli eventuali testimoni?”

 

La prescrizione è un cavillo dei furbi?

“Si dice che la prescrizione sia l’arma degli avvocati azzeccagarbugli e ben pagati, che tirano il processo per le lunghe per far prescrivere il reato e sottrarre così alla pena il proprio cliente. Non è vero, gli avvocati non possono in alcun modo allungare il processo tanto da arrivare alla prescrizione del reato, perchè tutti gli strumenti processuali che comportano l’allungamento del “tempo del processo”, ad esempio gli impedimenti degli avvocati o le astensioni, prevedono che la prescrizione resti sospesa e quindi, non contano nel calcolo del tempo necessario a far prescrivere il reato. Inoltre, se davvero vigesse la logica di cui sopra, gli avvocati dovrebbero essere i primi a fregarsi le mani e appoggiare una riforma del genere... mentre invece siamo qui a combatterla con forza, nell'interesse dei cittadini”.

 

Perché si prescrivono i reati?

“Perché i processi che dovrebbero accertarli, durano troppo a lungo e lasciano le persone, vittime e imputati, in un’incertezza inaccettabile, per un tempo infinito e in una sorta di limbo kafkiano intollerabile. Stabilire che dopo la sentenza di primo grado i reati non si prescriveranno più, ridurrà i tempi necessari per avere Giustizia? No, anzi, l’assenza dello spauracchio della prescrizione, rallenterà il lavoro dei giudici e degli uffici giudiziari e fornirà alibi alla politica che continuerà a non fornire fondi, strumenti e personale per rendere efficiente e rapido il processo”.


Sospendere la prescrizione favorisce le vittime del reato?

“No, le condanne alle restituzioni e al risarcimento del danno diventano definitive ed eseguibili solo dopo il grado di appello; allungare all'infinito questo grado allontanerà anche il momento in cui le vittime potranno vedere ristorati i danni economici subiti. Doveroso ricordare che già oggi la prescrizione maturata nel corso del giudizio di appello non vanifica le condanne al risarcimento danno emesse in primo grado. La prescrizione è la pretesa sacrosanta di essere giudicati entro un tempo ragionevole, certo e conosciuto in anticipo. Non si tratta di una “resa” dello Stato, ma di un principio liberale e democratico che tutela tutti: il soggetto sottoposto a procedimento penale (che non può essere tenuto “ostaggio” del processo senza limiti); la vittima del reato che ha diritto ad una salvaguardia che intervenga in tempi brevi, senza sentirsi abbandonata; la collettività che deve poter contare, in caso di condanna definitiva di un soggetto, sulla possibile rieducazione del condannato stesso per sentirsi più sicura”.

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