20-06-2026 ore 17:25 | Rubriche - Costume e società
di Gloria Giavaldi

Fondazione benefattori. L'hospice compie 20 anni: 'insieme per dare dignità alla vita, sempre'

“Non dare giorni alla vita, ma vita ai giorni”. Da 20 anni medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi, volontari e assistenti spirituali lavorano ogni giorno nell'hospice della Fondazione benefattori cremaschi per assicurare ai pazienti e ai familiari cura e ascolto e garantire così dignità fino all'ultimo istante di vita. Era il 2006 quando grazie alla visione condivisa di tanti professionisti prese forma l'hospice, un luogo di cura, che si è sempre posto l'obiettivo di essere casa, di essere familiare, rispettoso dei tempi e delle abitudini di vita di ciascun paziente.

 

Lo sforzo di una comunità unita

Il presidente della Fondazione Benefattori Cremaschi Gianni Risari ha ricordato la nascita di questa struttura, che oggi conta 14 posti letto. “Questa mattina – ha detto in apertura della manifestazione organizzata per celebrare il ventennale, raccontiamo i primi 20 anni di una struttura, che è nata grazie alla collaborazione e alla visione di tanti professionisti. Grazie ad un territorio che ha saputo fare rete”. Tra gli artefici, Risari ha citato l'allora presidente di Fondazione benefattori cremaschi Valdo Talone, Claudio Ceravolo, già sindaco di Crema, l'allora direttore generale dell'ospedale Maggiore di Crema, Diego Maltagliati, il dottor Luciano Orsi e la dottoressa Maria Assunta Mariconti, il direttore sanitario della Fondazione Benefattori Cremaschi Diego Dolci. “Quello che celebriamo oggi è un bel traguardo, reso possibile grazie all'alleanza tra istituzioni pubbliche, private e del terzo settore e grazie ad un'alleanza terapeutica che sempre si alimenta: è un patto di fiducia tra pazienti, familiari ed equipe multidisciplinare di professionisti. Il paziente è concepito nella sua globalità: viene aiutato a vivere la fragilità con dignità e speranza partecipando con empatia al mistero del dolore”.

 

Per la dignità di ogni persona

Alla manifestazione erano presenti anche il direttore generale di Fbc Annalisa Mazzoleni, il direttore sanitario Luigi Enterri, l'assessore al welfare Anastasie Musumary, il vescovo di Crema Daniele Gianotti, il direttore del dipartimento della programmazione per l'integrazione delle prestazioni sociosanitarie con quelle sociali di Ats Val Padana Salvatore Speciale ed il medico palliativista di Asst Crema Luca Zambelli. Con loro il vicepresidente dell'Associazione cure palliative Alfio Privitera Ivan Toschi. Enterri ha ricordato come “il 19 giugno del 2006 è stato anche il mio primo giorno di lavoro in fondazione, proprio in questo reparto: nato con l'obiettivo di ascoltare storie di vita e accoglierle, mettendo sempre al centro la persona e la sua dignità. Questo traguardo oggi è condiviso: grazie agli operatori, ai volontari dell'Associazione Alfio Privitera che sempre ci affiancano e alle persone, anche a quelle che non ci sono più, che hanno condiviso con noi parte del cammino: vivono nei nostri ricordi”. L'assessore al welfare Anastasie Musumary ha definito questo luogo “uno dei volti più autentici della cura e della solidarietà, nonché un patrimonio da valorizzare e riconoscere”. Plauso alla sinergia territoriale da parte di Speciale.

 

Prendersi cura in ogni momento

Zambelli di Asst ha colto l'occasione per ricordare come le cure palliative stiano cambiando nel tempo: “stanno emergendo da parte dell'utenza bisogni sempre nuovi ed in continuo mutamento. L'evoluzione delle terapie per patologie potenzialmente mortali, porta anche le cure palliative, che assicurano il diritto al sollievo dal dolore e un miglioramento della qualità di vita, ad evolversi rapidamente”. Il vescovo Daniele Gianotti, convinto sostenitore di una delle prime strutture di hospice in Italia nella sua Reggio Emilia, ha riassunto bene le finalità delle cure palliative: da un lato, prendersi cura delle persone e delle famiglie, quando la guarigione non è più possibile, dall'altro, guardare ai pazienti nella loro globalità, favorendo una vicinanza anche dal punto di vista spirituale, ossia non necessariamente religioso”. Infine, ha osservato, “gli ultimi momenti della vita sono l'occasione per fare sintesi sui temi dell'esistenza: la vita, la salute, la morte. Qui le persone possono vivere gli ultimi attimi in un ambiente familiare”.

 

L'Associazione cure palliative Alfio Privitera

Ivan Toschi, dell'Associazione cure palliative Alfio privitera ha raccontato l'impegno degli oltre 30 volontari attivi parte della rete territoriale. Un supporto costante tra le mura dell'hospice per familiari e pazienti, ma anche il motore di tante belle attività che riempiono di senso e di colore queste mura. All'ingresso, due tele raffiguranti arcobaleni e farfalle suggeriscono un orizzonte di speranza. Anche lì, dove la vita volge al termine. É il frutto di concorsi organizzati con le scuole e dei talenti dei più giovani. A queste si aggiungono la musica a cura di Veronica Moruzzi, la Pet therapy, la formazione per operatori e volontari e ora l'impegno a migliorare gli arredi e il verde del cortile dell'hospice. Tanti piccoli semi gettati nel tempo hanno generato una cultura condivisa delle cure palliative, sposata da tutto il territorio. L'obiettivo ora resta quello di consolidarla facendo leva su una sempre maggiore integrazione con la comunità locale. “Per dare senso e dignità alla vita, sempre”.