20-03-2020 ore 20:49 | Rubriche - Medicina e salute
di Gloria Giavaldi

Diana Visigalli, sopravvissuta al Covid-19: “Non è uno scherzo, dovete stare in casa”

“Non sono mai stata così male in tutta la mia vita. Penso che apprezzerò molte cose in maniera diversa”. Quella di Diana Visigalli, trentaduenne di Castelleone, è la voce di chi ce l’ha fatta. Di chi ha vinto il coronavirus, con ancora il terrore negli occhi. “Non è uno scherzo. Questo virus è imprevedibile. Colpisce tutti, indistintamente”. E condanna alla solitudine. “La gente muore sola, isolata, lontana dagli affetti. Questo è il lato peggiore”. A casa, nel suo letto, ripensa alle notti trascorse presso l’ospedale Oglio Po di Casalmaggiore, dove è stata trasportata. “Sentivo di continuo campanelli suonare, medici correre senza mai fermarsi, persone soffrire e morire”.

 

Situazione d’emergenza

Sono passati pochi giorni dalla sua dimissione, ma certi attimi nella sua mente sono più vivi che mai. “Il Covid-19 non è una banale influenza. Per circa una settimana mi sono curata con il paracetamolo, ma la febbre non si abbassava. Poi sono subentrate complicazioni respiratorie e gastriche. Sono andata in ospedale, mi hanno accolta in una tenda da campo”. Il tepore di una stufetta, i primi esami. Poi la verità, la paura e la fiducia nei medici: “I sanitari stanno lavorando in una situazione davvero complicata”. I ritmi di lavoro sono serrati, ci sono vite da salvare. Tante. “Vite vissute e giovani. Questo virus non guarda in faccia nessuno. Io sono giovane e ce l’ho fatta, ma alcuni miei coetanei sono in terapia intensiva e stanno lottando per la vita”. È una corsa contro il tempo. Che nessuno vuole perdere. “Medici e infermieri stanno facendo l’impossibile. Stanno rischiando la loro vita per salvare la nostra. A tutti loro va il mio grazie più grande”.

 

Alla ricerca della normalità

A casa, oggi, Diana indossa la mascherina. “Mi proteggo e non mi sposto. Lo devo a me, alla mia famiglia, ai miei amici, a tutti”. La normalità è ancora lontana, ma prova a riconquistarla a piccoli passi: “La mia salute è ancora precaria, mi ci vorrà un po’ per ristabilirmi del tutto. Guardo indietro e sono felice per avercela fatta”. Guarda avanti e prova a ricostruire la sua vita: “Ieri ho lavorato un po’, da casa ovviamente”. Poi accenna un sorriso: “La normalità tornerà. Non oggi, non domani, ma tornerà”. Ci crede, ci spera e prova a plasmarla nel suo piccolo: “In questa situazione ho capito che la gentilezza e la solidarietà fanno la differenza. Ho visto infermieri accogliermi tra le braccia e ripormi in un letto d’ospedale con delicatezza, nonostante l’emergenza. Ho percepito unione e vicinanza, nonostante la distanza. Credo che questo essere uniti ci permetterà di vincere”. Insieme, anche se lontani.

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