19-02-2020 ore 19:32 | Rubriche - Costume e società
di Gloria Giavaldi

Cecità. Davide Cantoni: “Al buio ho imparato a brillare. Amo la vita e sorrido ogni giorno”

“A volte chiudere gli occhi e buttarsi è la scelta migliore”. Altre volte è l’unica alternativa che resta. Per cambiare. Per continuare a vivere. Ed iniziare a brillare più forte di prima. “Oggi il buio fa parte di me. Ho imparato a muovermi ascoltando i rumori, toccando le cose, memorizzando i posti in base alle sensazioni”. Dopo vent’anni, Davide Cantoni, cremasco di 33 anni, ci ha fatto l’abitudine. “Avevo 13 anni, la passione per i petardi e l’incoscienza di un adolescente”. La cecità si è portata via tutto. Tranne l’entusiasmo ed il desiderio di tornare a fare rumore. “Al buio, ma vivo. Non importa come, l’importante è esserci”.

 

L’incidente

Ride. Sfoggia uno di quei sorrisi pieni di coraggio. Oggi descrive a parole gli universi che abitavano gli occhi splendenti di un bambino. Oggi, di quel bambino cresciuto troppo in fretta, resta solo una fotografia. “Ricordo quell’immagine nei minimi particolari. Avevo indosso un grembiule bianco, i capelli castani, gli occhi grandi e marroni”. Corre con il pensiero, ripercorre gli anni dell’asilo, la spensieratezza dell’infanzia, la sfrontatezza dell’adolescenza. Fino al giorno in cui tutto è cambiato. “Era il primo gennaio del 2000. Alla mattina rincasando dalla messa avevo notato per strada alcuni petardi inesplosi. Dopo pranzo sono uscito con l’intento di farli scoppiare. Era un modo divertente per interrompere la monotonia durante le feste natalizie”. Le giornate in campagna erano scandite dalla routine. “Uscivo con gli amici nella via, giocavo a calcio, andavo in bicicletta”. Serviva un po' di rumore per staccare e spingersi oltre. “Dopo aver fatto scoppiare quelli più piccoli, sono rimasto attratto da un petardo più grande, ho cercato di farlo esplodere, ma non ce l’ho fatta, quindi l’ho abbandonato. Poco dopo, pensando potesse rappresentare un pericolo per gli altri, l’ho allontanato dalla strada con un calcio ed è esploso. La via davanti a casa è l’ultima cosa che ho visto”.

 

Nuovi alleati

In casa sua, oggi, tutto prende vita dalla voce. Anche i rapporti umani. “Non ho più l’estetica cui aggrapparmi. Tutto dipende dall’emozione che una voce mi trasmette”. Sembra magia, ma è pura realtà. “Non c’è nulla di magico, mi sono trovato a dover fare a meno della vista, ho smesso di farmi condizionare dall’esteriorità e così ho imparato a scovare la meraviglia che c’è in ciascuno di noi”. A capire che ognuno è diverso e, proprio per questo, unico. “Non amo particolarmente chi mi tratta con riguardo per la condizione nella quale desto. Non sono un bicchiere di cristallo, non rischio di andare in frantumi”. Fa dell’ironia il suo alleato quotidiano perché “unisce senza artifizi, racconta la verità rendendo tutto più leggero”. E salva. “Il sorriso è sempre un motivo in più per ricominciare”. Anche se questo significa brancolare nell’oscurità. “Quando mi sono trovato tra le mani una nuova vita al buio ho avuto paura. Non del buio, ma delle persone. Alcuni amici li ho persi, altri li ho ritrovati. Ma la mia vita non era più la stessa e neanche gli occhi con i quali mi guardavano”.

 

Includere danzando

Ha cominciato presto a combattere il pregiudizio, Davide. Prima, lottando per un ideale, poi su un palco un pasito dopo l’altro. “La danza per me è puro divertimento. Sul palco respiro un senso di libertà indescrivibile e mi sento sicuro di ciò che sono diventato. Ballare mi ha insegnato a vivere da protagonista nonostante la disabilità. Mi ha fatto capire che anche un corpo menomato può donare armonia e regalare emozioni”. Si lascia trasportare dalla musica latino – americana, senza dimenticare il motivo che l’ha condotto sul palco: “dimostrare che non esistono limiti. Che inclusione è, prima di tutto, accettazione di se stessi e voglia di mettersi in gioco”. Poi precisa: “L’integrazione non è dovuta ai disabili, è un processo lento e faticoso che richiede a ciascuno coraggio e voglia di conoscere realmente l’altro”. La musica a tutto volume indica che la lezione sta per cominciare. In pochi secondi si passa dalle parole ai fatti. Le differenze esistono, ma non pesano. Davide è cieco, tutti i ballerini lo sanno, ma nessuno ci fa caso. “Dopo aver ideato svariati progetti inclusivi, ho scelto di iscrivermi ad un corso di ballo organizzato a Crema da Armonia Latina Bergamo, che ringrazio per avermi accolto con entusiasmo, senza alcuna perplessità”. Quando la musica si spegne è tempo di rincasare e di tornare a vivere la quotidianità al buio. Del resto, le stelle splendono di notte.

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