Il tappeto verde accoglie i piccoli pronti a giocare con i sonagli, i colori e a scoprire il mondo. In occasione della Giornata mondiale della prematurità, che si celebra oggi lunedì 17 novembre le unità operative di neuropsichiatria infantile e pediatria dell'Asst di Crema hanno accolto bimbi, neo e futuri genitori per illustrare i servizi dedicati ai neonati prematuri. Oltre ad un ambulatorio pediatrico ad accesso libero, l'azienda ha organizzato un punto informativo nell'atrio del monoblocco ospedaliero, dove il personale ha distribuito materiale informativo della Società italiana di neonatologia e della Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza. In questo modo l'Asst ha scelto di celebrare i bimbi venuti al mondo troppo presto con l'intento di “garantire loro il miglior inizio possibile per un futuro in salute”. Questo è lo slogan dell'iniziativa celebrata nel mondo e promossa dalla European foundation for the care of newborn infants (EFCNI).
Prematurità
Si definiscono prematuri i bimbi nati prima della trentasettesima settimana di gestazione ed estremamente prematuri coloro che sono venuti alla luce prima della trentaduesima. I neonati prematuri rappresentano ogni anno circa il 7 per cento delle nascite. Negli anni, il miglioramento delle cure ospedaliere neonatali ha portato ad una riduzione dei disturbi neurologici più gravi (motori, sensoriali ed intellettivi); tuttavia una percentuale che va dal 25 per cento al 50 per cento di nati pretermine può presentare disturbi del neurosviluppo di diversa entità (disturbo della coordinazione motoria, disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, disturbi comunicativo/relazionali, disturbi cognitivi e/o degli apprendimenti) nella prima e seconda infanzia, anche in assenza di lesioni cerebrali visibili.
“I bambini prematuri – spiega Maddalena Leone, direttore della pediatria, devono affrontare una serie di sfide. Presentano diversi fattori di rischio vascolare, neurologico, nutrizionale. A Crema ci prendiamo cura dei late preterm (ovvero coloro che sono nati tra la trentaquattresima e la trentaseiesima settimana di gestazione). Li monitoriamo nel tempo, affidando alla neuropsichiatria la cura dello sviluppo psicomotorio”.
Marsupioterapia
Attenzionata è anche la relazione con i genitori. Come spiega l'infermiera Elisa Morstabilini: “sosteniamo la genitorialità dai primi istanti. Aiutiamo mamma e papà a prendersi cura del loro piccolino venuto al mondo prima del tempo. Cerchiamo di facilitare un legame messo a dura prova sin dall'inizio. I genitori di un bambino prematuro vivono il momento della nascita con apprensione e preoccupazione e spesso, data la necessità di cure immediate, sono costretti alla distanza. Appena possibile li avviciniamo, anche attraverso la marsupioterapia. Il contatto pelle a pelle tra mamma e bambino ha effetti positivi sullo stato di salute di entrambi. La marsupioterapia è cura: stabilizza i parametri vitali, favorisce la stimolazione ed il riconoscimento reciproco”.
Intervento precoce
L'equipe dedicata ai bimbi prematuri della neuropsichiatria infantile, diretta da Alessandra Foppa Pedretti, si compone della neuropsichiatra Vera Cerioli, i fisioterapisti Daniela Aprile, Marta Paveri e Matteo Vailati Facchini, la terapista della neuropsicomotricità dell'età evolutiva Valentina De Simone e l'infermiera Barbara Biffi. Di oggi il nuovo ingresso della neuropsichiatra Irene Dainesi Ogni anno l'ambulatorio accoglie circa 30 nuovi bimbi prematuri. Dopo una prima valutazione congiunta a cura del neuropsichiatra e del fisioterapista, il percorso è di natura abilitativa. “Fondamentale, in prima battuta, la figura del fisioterapista, che si prende cura del movimento. Al bisogno, in base ai deficit riscontrati nelle diverse aree di sviluppo, possono essere coinvolti gli psicologi, i logopedisti, la neuropsicomotricista”.
Secondo le più recenti linee guida, il follow up di un bambino prematuro dura fino ai sei anni di età. “L'intervento precoce – spiega Cerioli – è la prima arma per assicurare ai piccoli una buona qualità di vita. Consente di agire sulla plasticità cerebrale ed abilitare nuove funzioni. L'approccio che suggeriamo è globale: i bimbi non sono entità sanitarie, sono bambini e, in quanto tali, devono al più presto essere inseriti in un contesto relazionale adeguato, praticando anche terapie complementari: la musicoterapia, l'ippoterapia, l'idroterapia”.
Il ruolo del fisioterapista
In questo percorso di scoperta ogni bambino non è solo. “La relazione che si crea con il fisioterapista – spiegano Daniela Aprile, Matteo Vailati Facchini e Marta Paveri – è peculiare. Non ci prendiamo cura di patologie, ma di storie e di persone che hanno dovuto affrontare la sfida più importante di tutte. Cerchiamo quindi di ascoltare ed alleviare le paure della famiglia, consentendo a ciascun genitore di conoscere meglio il proprio figlio. In fondo, loro sono i veri esperti. Loro li vedono ogni giorno, li vivono. Devono solo prendere consapevolezza del loro ruolo, e non dimenticarlo mai. Noi forniamo un supporto per l'abilitazione motoria del piccolo ed un sostegno alla genitorialità. In particolare, nei primi mesi la nostra presenza è una mano tesa. Non insegniamo niente, li accompagniamo in questo percorso di scoperta e di conoscenza. Perchè – ha concluso Aprile – quando nasce un bambino nascono anche due genitori”.