17-10-2025 ore 20:41 | Rubriche - Distanti o d'istanti
di Gloria Giavaldi

''La vita dopo il cancro è diversa: è un dono da condividere per assaporare ogni attimo''

Il sorriso splendente non l'ha mai perso. Neanche durante i giorni più duri. Marco Costi ha 38 anni ed è originario di Cremosano. Sa che la vita non è più la stessa. E che anche lui è radicalmente cambiato: “Sono felice di aver avuto un tumore. No, non sono matto, oggi sono consapevole che per apprezzare realmente la vita bisogna correre il rischio di perderla. Non auguro a nessuno il dolore, ma auguro a tutti di poter far proprio questo sguardo rinnovato sulla vita. I tramonti, i parchi, i palazzi, gli attimi: non sono più gli stessi di prima, hanno un valore diverso. Le persone? Molte dopo la diagnosi sono sparite, c'è stata una scrematura naturale. Forse ci voleva un tumore per comprendere chi erano davvero. Per comprendere con chi vale davvero la pena vivere la vita. Per non vederla passare, per non sprecarla”. 

 

La malattia

"Quando mi hanno detto che avevo un tumore invasivo al testicolo, il tempo si è fermarto. Ho subito pensato al peggio. Mi sono isolato, ero smarrito: avevo un mostro da combattere. E volevo farlo da solo. Perchè oggi lo dico senza dubbi: il cancro per me è un dono. Questa consapevolezza è maturata lungo un percorso in salita”. Il giorno dopo la prima visita è stato subito ricoverato a Brescia per sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico. La biopsia ha rivelato che il tumore al terzo stadio era uscito dalla sede, con metastasi al polmone e al fegato. "Sono stato costretto a ricorrere a tre cicli di chemioterapia post chirurgica. Ho scelto di affrontare la malattia da solo.

 

"La dose killer"

Non per una qualche forma di eroismo, ma perché mi ha consentito di dare un nome alle emozioni che stavo vivendo e di capire che, in fondo, dovevo affrontare anche questa prova con l'unico accessorio che mi aveva sempre contraddistinto: il sorriso”.  La "dose killer" di chemioterapia, una seduta da 30 minuti in una settimana, ha causato la perdita dei capelli: “sei preparato, sai che accadrà, ma quando accade ti accorgi di non esserlo abbastanza. Con quelle ciocche tra le dita, tocchi con mano la malattia, capisci che non hai più il controllo di ciò che sta capitando al tuo corpo. Comprendi che puoi solo affidarti ai medici, agli infermieri, al personale sanitario. Alla medicina”. In quello specchio, sorriso a parte, non si riconosceva più: “ero gonfio, privo di difese immunitarie e di forze: ero malato. Il terzo ciclo di chemio mi ha messo ko, non mi reggevo in piedi”.

 

 

La scelta della vita

Al controllo, la Tac ha mostrato una riduzione della massa e di tutte le metastasi. Tranne una. “Ho subito un'ulteriore operazione a Verona, con l'impiego della chirurgia robotica. Gli esiti hanno messo la parola fine alla sofferenza: teratoma. Ovvero “una massa tumorale spenta. L'oncologa mi ha guardato e mi ha detto: Marco sei guarito. Mi sono voltato verso quel ragazzo provato, che avevo visto allo specchio, è gli ho detto 'bravo, perchè, nonostante il dolore, la sofferenza, la paura, hai scelto di vivere'. Forse per vivere davvero, devi avere paura di perderla, la vita”. Il coraggio non è assenza di timore: è provarci. Anche quando mollare sarebbe la scelta più semplice e scontata. “Combattere per vivere ti fa comprendere che la vita merita di essere custodita con grande cura e che la sofferenza ed il dolore non vanno cancellati, non vanno dimenticati. Sono parte di ciò che siamo: ci aiutano a rinascere. Ora voglio godermi ogni momento, perché so che la vita è oggi. Il domani è incerto. Che il tempo è limitato e non voglio farmi influenzaere da ciò che gli altri pensano di me. Voglio vivere, emozionandomi davanti ad un tramonto o sull'altalena di un parco giochi”.

 

 

Vivere ogni momento

I primi ricordi che ho di Marco risalgono alla mia infanzia. Passavamo i pomeriggi insieme al parco davanti casa, a guardare i cartoni animati o a giocare alla Playstation. Quando c'era un livello da sbloccare, ci pensava Marco. Quando c'era da pianificare una gita a Gardaland (con il rischio di perdersi per strada e ritrovarsi a Mantova) ci pensava Marco. Quando c'era da strappare un sorriso, ci pensava Marco. Crescendo, è diventato un ritardatario cronico, innamorato dei balli e della musica, attento al look, curato fino all'ultimo dettaglio. “Il look, lo curo ancora. Vanitoso? Ho smesso di esserlo. Credo che la vanità sia una difesa, un modo per adeguarsi ai canoni sociali, mascherando un senso di inadeguatezza. Il cancro mi ha fatto scoprire la parte più forte e, al tempo stesso, più fragile di me. Mi ha fatto capire che basto, così come sono: perennemente ottimista, senza l'ossessione di dover piacere agli altri, con la musica nel sangue e la capacità di vivere intensamente ogni momento. Perché la vita se lo merita”.