“Giungo a Crema con molto entusiasmo ed il desiderio di mettere a disposizione la competenza maturata in questi anni. Il mio principale obiettivo sarà quello di contribuire allo sviluppo di servizi personalizzati e prossimi, ossia più vicini al cittadino. Dobbiamo fare in modo che la presa in carico territoriale non sia frammentata, anzi offra quella continuità di cura utile a garantire concretamente una visione globale dei bisogni di salute. In poche parole, mi spenderò per assicurare più accessibilità ai servizi”. Gli intenti sono chiari e perfettamente in linea con quelli di chi l'ha preceduta. Valentina Brunelli sta trascorrendo le ultime ore di servizio in Asst Cremona, a capo del distretto cremonese. Da lunedì 19 gennaio sarà a Crema, in qualità di direttore sociosanitario della Asst guidata da Alessandro Cominelli. Prende il posto di Carolina Maffezzoni, giunta alla pensione.
Una realtà vicina
Laurea in economia e commercio nel 2002 presso l'Università degli studi di Parma, prima di approdare all'area sociosanitaria dal 2003 al 2005 ha lavorato presso la direzione generale presidenza di regione Lombardia nell' unità operativa di Risorse finanziarie e bilancio, mentre dal 2005 al 2008 ha ottenuto una posizione organizzativa nell'unità operativa Economico finanziario e sistemi di finanziamento della direzione generale sanità di regione Lombardia. Dal 2008 al 2012 presso l'ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano è stata direttore della struttura complessa Coordinamento della direzione generale. Tra gli ultimi incarichi a Cremona, è stata prima direttore dei servizi distrettuali per la famiglia e poi a capo, fino ad oggi, del distretto cremonese. Ora è pronta per la nuova sfida cremasca: “sono stata a Crema mercoledì, ho avuto modo di confrontarmi con la dottoressa Maffezzoni e di conoscere più da vicino la realtà cremasca, anche se nel mio precedente ruolo, quello di direttore di distretto, mi era già capitato di confrontarmi con Crema, che ho sempre avvertito molto vicina a Cremona”.
Crema brilla
Tra le sfide da proseguire, il consolidamento delle strutture della sanità territoriale. “A Crema non solo i cantieri sono stati chiusi nel rispetto dei target, ma ho avuto modo di comprendere come molti servizi siano già attivi”. È il caso della casa di comunità di Crema, della centrale operativa territoriale, dell'ospedale di comunità di Soncino e di quello di Rivolta d'Adda. A febbraio verrà attivata anche la casa di comunità di Rivolta d'Adda, con una particolare attenzione alle fragilità giovanili. “È un buon risultato, che fa brillare la realtà cremasca non solo a livello regionale. È chiaro: non vuol dire che non ci siano criticità. La carenza di risorse umane interessa anche Crema e interessa non solo l'ambito sanitario e sociosanitario”.
Integrazione, Terzo settore e telemedicina
Lo sguardo di Brunelli si allarga all'ambito sociale. “Non possiamo agire da soli, la vera sfida sta nell'integrazione, ovvero nel coinvolgimento di professionisti del sociale anche nella formulazione di servizi multidisciplinari. Su tutti, il Punto unico di accesso, dove verranno coinvolte anche assistenti sociali d'Ambito. Ecco che, quindi, la carenza di queste figure deve riguardarci, deve interrogarci. Deve spingerci a fornire risposte esaustive a bisogni multidimensionali e sempre più complessi. In questo senso la Casa di comunità deve diventare un luogo fisico, riconosciuto dal cittadino, in grado di offrire una presa in carico globale, che tenga conto della dimensione sanitaria, ma anche di quella sociale”. Strategico anche il ruolo del Terzo settore, non una gamba a sostegno della sanità pubblica, ma un insieme di realtà importanti, dotate di competenza, “da coinvolgere nella fase di programmazione e progettazione dei servizi”. Brunelli vede di buon occhio anche la telemedicina: “va implementata, è un asset importante. Spesso viene concepita come il tentativo di allontanare i cittadini dai medici. Non è così: è un mezzo complementare alla presa in carico in presenza che può avvicinare ulteriormente il sistema sanitario regionale ai bisogni dei cittadini”. Insomma, il desiderio di continuare a fare bene per il bene dei cremaschi è vivo.