15-08-2019 ore 10:12 | Rubriche - Storia delle religioni
di don Emilio Lingiardi

Ferragosto. Pasqua d’estate, il basilico e il prezioso dono della cintura di Maria a Prato

Nel cuore dell’estate, in giorni di riposo da lavori sudati voluti dall’imperatore Augusto (feriae Augustii, da qui Ferragosto), il mondo cristiano ricorda Maria di Nazareth avvolta di luce divina nel suo corpo verginale, senza aver conosciuto la corruzione del sepolcro. In un documento datato dall’anno 96 post Christum natum, testimone della fede della chiesa di Gerusalemme, sappiamo che Maria, addormentata (dormitio) al monte Sion nel cenacolo tanto caro alla primitiva comunità, è stata portata in processione nella zona cimiteriale sita al Getsemani, dopo Gesù aveva iniziato la passione con l’agonia, di fronte alla valle di Giosafat nella quale tutti, secondo la credenza ebraica, saremo giudicati l’ultimo giorno della storia.

 

Il dono della cintura

Il sepolcro, accertato con serietà scientifica da ricerche archeologiche, era ad arcosolio su pietra quadrata, quasi un letto con pietra tombale che chiudeva il cadavere. Al terzo giorno dalla sepoltura, gli apostoli, su richiesta di Tommaso, aprendo il sepolcro per l’ultima volta, hanno osservato con sorpresa e meraviglia la scomparsa del corpo di Maria, che aveva lasciato, come reliquia, la cintura che legava la vesta, di lino del primo secolo, di provenienza egiziana. Dopo una discussione, gli spostoli hanno deciso di donare la cintura alla famiglia dell’evangelista Marca, parente della famiglia di Gesù. Il prezioso ricordo restò in famiglia e fino al 1200 veniva consegnato dalla mamma alla figlia il giorno delle nozze. A quell’epoca si recò a Gerusalemme un mercante di Firenze, che s’era innamorato di una ragazza di questa famiglia.

 

La reliquia di Prato

Come tradizione vuole, ha portato con sé la cintura nella sua nuova casa in Italia. Visto che a Firenze esistevano già tre chiese consacrate alla devozione della Vergine Maria (santa Maria novella, santa Maria del fiore e l’Annunciata), il vescovo decise di costruire a Prato una chiesa romanica per conservare la famosa cintura. Sulla facciata della cattedrale, a destra, sporge un balconcino dal quale ancora oggi, il vescovo s’affaccia, mostrando la preziosa reliquia. Accade anche oggi, 15 agosto. Secondo le analisi scientifiche, è fatta di lino, risale al primo secolo ed è della stessa sostanza della sindone di Torino. Normalmente la cintura è custodita nella prima cappella di sinistra, in un reliquiario di cristallo a prova di bomba.

 

I gesti dell’amore

Ha molto meravigliato l’imperatore Costantino, pellegrino in Terrasanta nell’anno 320 con sua mamma Elena, la coltivazione del basilico nel terreno antistante il sepolcro vuoto di Maria. Il basilico era la pianta profumata che si donava visitando il re e sua moglie, la regina, veniva chiamata basilissa. Constantino fece un editto col quale invitata tutti i credenti a portare questa pianta a Gesù crocefisso, re dei Giudei e a Maria, regina, partecipe della signoria sul peccato e sulla morte. Sia il profumo del basilico a ispirare i gesti dell’amore e della bontà, che siamo invitati a compiere in questi giorni per contrastare la prepotenza della morte e dell’odio, che purtroppo anima ancora il cuore dell’uomo.

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