Ieri pomeriggio, sabato 14 marzo, le intemperie non hanno fermato un vasto numero di spettatori, soprattutto donne, accorsi alla sala Alessandrini di Crema per seguire un importante incontro promosso dell’associazione donne contro la violenza, dal titolo Donne e Denaro. Dalla fragilità alla forza delle scelte. Gianna Bianchetti, presidente del centro antiviolenza ha così introdotto l’argomento: “parlare di donne e denaro è un tema complesso, e si lega al tema della violenza. Al centro antiviolenza arrivano donne che al denaro non hanno accesso, ne sono private, e questo incide sulla libertà”. L’assessora alle pari opportunità Emanuela Nichetti ha sottolineato come l’indipendenza economica non rappresenti solo un gesto di emancipazione, ma anche un salvagente per poter riprendere in mano la propria vita dopo le violenze subite. Ha ricordato anche l’importanza della toponomastica femminile: “riconsegnare luoghi della città, strade intitolate a donne che hanno fatto la storia in maniera un po' oscura, è un modo per restituire loro il rispetto dovuto”.
Piccole crepe
L’incontro prosegue con il dialogo a due voci delle consulenti finanziarie Irene Confortini e Annalisa Carrera. Mostrando pochi istanti rubati dal film C’è ancora domani hanno fatto riflettere sul retaggio culturale ancora ben radicato nella nostra società che, dal punto di vista economico, tende a lasciare la donna un passo indietro rispetto all’uomo, non solo per la retribuzione ma anche per l’indipendenza stessa. Le consulenti, nel loro lavoro quotidiano, ascoltando le storie dei loro clienti spesso scoprono complicati meccanismi economici familiari. Prestano così attenzioni alle piccole crepe, come firme mancanti delle mogli e decisioni non condivise, talvolta segnali di squilibri economici, punta dell’iceberg di problemi più gravi. “Il nostro ruolo verso le donne è quello di divulgare cultura finanziaria, per aiutarle a comprendere quanto è importante l'indipendenza economica. A volte basta consigliare una piccola scelta nel momento più opportuno per aiutarle ad essere libere. E quando vengono a raccontarci di aver raggiunto dei piccoli obiettivi, per noi è una grande soddisfazione”.

Svelare storie nascoste
Nell’assoluto silenzio dell’auditorium Irene e Annalisa hanno prestato la loro voce per raccontare storie di violenza e dipendenza e rinascita: “Non sono storie rare, ma sono storie nascoste, e il nostro compito è portarle alla luce”. Nella sala si respira un clima di rispetto, le relatrici sono in piedi, solenni ed elegantissime, si alternano nel racconto. La prima donna è Chiara. Lavorava in banca, ma non aveva il permesso di gestire il proprio stipendio e, ad ogni tentativo di indipendenza il marito le ricordava che, senza di lui, non era nulla. Con il sostegno di una collega, ha trovato la forza di rivolgersi ad un centro antiviolenza, e oggi è la sua mano a firmare i bonifici. Cristina invece poteva avere un conto proprio, ma solo se cointestato e controllato dal marito: “All'improvviso una scelta personale è diventata qualcosa da chiedere, da negoziare, da giustificare. E lì ho capito una cosa: non era solo un conto. Era la mia autonomia.” Serena a vent’anni è stata convinta che l’università fosse uno spreco: “ho capito che ero diventata la prigioniera di una vita che non volevo. Al centro antiviolenza mi hanno aiutata a riprendere gli studi. Mi sentivo vecchia, inadeguata, indietro. Poi ho capito che non ero indietro. Ero sopravvissuta”.
Dati e sensibilizzazione
Accanto alle testimonianze, sono stati presentati anche alcuni dati significativi: il 37 per cento delle donne italiane non ha un conto corrente proprio. Una donna su tre non ha accesso autonomo al denaro. In Italia, il 31 per cento delle donne non è economicamente indipendente. Solo il 30 per cento delle vittime denuncia.Tra le numerose iniziative di educazione finanziaria promosse dalle consulenti figurano anche incontri nelle scuole. “Incontriamo ragazzi e ragazze e spieghiamo loro l'indipendenza economica. Alle ragazze diciamo che possono farcela e che possono costruire il loro futuro senza dipendere da nessuno. Ai ragazzi spieghiamo che l'indipendenza economica non ha genere e che ognuno è libero di scegliere dei propri risparmi”.
Accanto alle donne
Paola Strada ha poi proseguito l’incontro con un focus sul duplice lavoro svolto all’interno dell’associazione Donne contro la violenza. La prima parte riguarda il percorso di accompagnamento delle donne nel difficile cammino di uscita dalla violenza, che parte dall’ascolto e dall’accoglienza per arrivare alla costruzione di una nuova stabilità personale ed economica. Paola ha raccontato la storia di una donna giovane madre e di un finto marito premuroso. La donna non lavorava e non aveva la patente, ma l’uomo le aveva intestato sia la sua auto che la sua azienda. Il matrimonio sembrava felice, fino a quando non sono emersi segnali di malessere della bambina che hanno portato alla scoperta della violenza domestica e all’intervento dell’associazione. Il grande gesto d’amore non era nient’altro che una prigione di debiti: il fallimento dell’azienda e una catasta di multe da pagare, tutto sulle spalle della donna, senza lavoro e costretta ad affrontare anche il trauma delle violenze subite. Paola Strada invita a non essere ingenue, a non fidarsi ciecamente, a coltivare una propria cultura finanziaria, prestando sempre attenzione a ciò che si firma.

Educare al rispetto
Il secondo aspetto del loro lavoro è l’educazione al rispetto. L’associazione si interroga sulle dinamiche passate, cercando di ricostruire la storia della disparità di genere e collocare la donna nelle storie di grandi conquiste raccontate dagli uomini. Il filo conduttore della storia femminile è la cura: la medicina curativa delle erbe, il ruolo di allevatrice, di assistenza alla nascita e alla crescita dei figli. Ben nascoste ci sono anche storie di donne imprenditrici, come Penelope, capace di gestire la casa e l’intera comunità in assenza del marito. L’associazione ogni anno sceglie un tema e realizza una piccola agenda per dare voce alle storie femminili, contribuendo a diffondere consapevolezza. “Il nostro scopo è cambiare paradigma: passare dall’idea di una donna che cresce in funzione di diventare qualcosa per gli altri, come moglie o madre, a quella di una persona che deve prima di tutto realizzarsi come individuo. Nella sua realizzazione potrà anche essere moglie e madre, ma deve prima realizzarsi soprattutto come donna, con progetti sulla sua vita”.
Scegliere, la forma più vera di libertà
Conclude l’incontro l’autrice Roberta, lasciando agli spettatori un testo inedito scritto appositamente per questo incontro: “Quando mi chiedono perché nei miei romanzi le protagoniste sono quasi sempre donne che cercano qualcosa, io rispondo sempre la stessa cosa. Stanno cercando la libertà. La libertà però non è una cosa romantica, non è una parola astratta, è una parola molto concreta. Le donne dei miei romanzi cercano due cose che devono camminare insieme: l’autonomia psichica e l’autonomia economica, perché senza la prima non sappiamo chi siamo, e senza la seconda non possiamo scegliere. La libertà di pensiero nasce da ciò che nutre la mente… dall’incontro delle storie degli altri. Leggere significa imparare a dare un nome a ciò che sentiamo. E quando la donna capisce cosa sente, comincia a costruire la sua autonomia interiore, ma non basta. Perché poi arriva la vita vera, bisogna agire, non solo pensare. E per poter agire serve un'altra cosa fondamentale, l’autonomia economica. Nel mio romanzo, Le margherite sanno aspettare, c’è una donna, Gaia, che vive proprio questa situazione di violenza e si chiede: ce la farò? Quante di noi si sono fatte questa domanda? Lei non sa se riuscirà ad andarsene, perché non sa se riuscirà a sostenersi da sola. E questa è una delle grandi verità che incontriamo nella vita delle donne. La libertà non è solo una questione psicologica, è anche una questione economica. Per questo penso che la vera libertà nasca dall’incontro tra due libertà diverse: la libertà di pensiero e la libertà di azione, che passa inevitabilmente attraverso l’indipendenza economia. Una donna che può vivere con le proprie risorse è donna che può scegliere, e scegliere in fondo è la forma più vera di libertà”.
