“Saluto l'Asst di Crema e voglio dire grazie alla città, a tutti i servizi aziendali, a tutti i sindaci del territorio, all'Area omogenea, a Comunità sociale cremasca e al suo direttore Davide Vighi, all'Ufficio di piano: in questi due anni abbiamo dato forma concreta, insieme, all'integrazione sociosanitaria, in un territorio che sa che per prendersi cura non si deve agire isolatamente”. Il futuro si plasma a partire dai legami, dal desiderio di condividere saperi e orizzonti per dare un senso all'agire quotidiano di chi ogni giorno si prende cura. In un completo viola, il direttore sociosanitario Carolina Maffezzoni, ha accolto la stampa per tracciare un bilancio dei suoi due anni all'Asst di Crema. Da sabato 17 gennaio sarà in pensione. Prenderà il suo posto Valentina Brunelli, in servizio dal prossimo lunedì 19 gennaio.
Gettare le basi
“Si apre per me una nuova fase di vita. Lascio alle spalle anni intensi di lavoro” ha esordito. Dal suo arrivo in Asst Crema, nel 2024 accanto al direttore generale Alessandro Cominelli, Maffezzoni ha dato una forte spinta all'implementazione della sanità territoriale. “Un'evoluzione o meglio una rivoluzione necessaria per il Sistema sociosanitario regionale”. Così l'aveva definita nel corso di uno degli eventi pubblici tenuti a Rivolta d'Adda. Un passo avanti, scandito con determinazione, competenza e profondo senso etico, sapendo valorizzare l'esistente e le relazioni istituzionali.
Le strutture della sanità territoriale
“Grande impulso è stato dato dal Pnrr. Abbiamo attivato la casa di comunità di Crema, l'ospedale di comunità di Rivolta, l'ospedale di comunità di Soncino”. A febbraio verrà attivata anche la casa di comunità di Rivolta d'Adda. Strutture che muovono dal desiderio di rendere il Sistema sanitario più “prossimo”, più vicino ai cittadini, accogliendo bisogni di salute multidimensionali e sempre più complessi. Alla casa di comunità, l'attenzione è focalizzata sulla presa in carico (ovvero un accompagnamento costante) delle persone con fragilità e cronicità. L'ospedale di comunità, invece, è una struttura a prevalente gestione infermieristica che ospiterà pazienti clinicamente dimissibili ma con condizioni richiedenti assistenza infermieristica continuativa o pazienti cronici o fragili con riacutizzazione di una condizione clinica preesistente. A Soncino conta di 19 posti letto, a Rivolta d'Adda di 20.
Casa come primo luogo di cura
Altra linea d'intervento ha riguardato l'intensificazione delle misure a sostegno della domiciliarità, affinché la casa venisse concretamente concepita, non solo sulla carta, come primo luogo di cura “Dal Pnrr veniva richiesto un incremento annuale della presa in carico domiciliare, dal 2019 ad oggi, fino ad arrivare al 10 per cento degli over 65 entro il 2025”. Avviata anche la partita della telemedicina, “sia nei rapporti tra medici di medicina generale e specialisti, sia nell'attuazione di progettualità specifiche di oncologia domiciliare e pneumologia territoriale. Ora è in fase di svolgimento il percorso formativo per l'uso della piattaforma regionale dedicata”.
Le relazioni con il territorio
Nei due anni di mandato Maffezzoni è stata la regista del nuovo Piano di sviluppo del polo territoriale. “Un documento programmatorio triennale sulle principali linee di integrazione sociosanitaria, che ha richiesto l'impegno dei diversi attori del territorio in particolare su linee di intervento condivise, quali la domiciliarità o le dimissioni protette. Non a caso, abbiamo scelto di approvarlo unitamente al Piano di zona”. L'obiettivo, raggiunto con successo, è stato anche quello di coinvolgere il Terzo settore, “attraverso un registro dedicato alle realtà operanti sul territorio” e di “dialogare con l'ambito sociale per la realizzazione di progettualità condivise: su tutte quella dedicata alla presa in carico integrata delle persone autistiche, presa a modello da regione Lombardia, ma anche quella dedicata alla promozione dell'invecchiamento attivo e al supporto ai caregiver o ai giovani e agli adolescenti con fragilità. Buone relazioni sono state favorite anche tra i medici di medicina generale e gli specialisti ospedalieri”. Il futuro, "potrà proseguire nel segno della continuità, nel solco di quanto è stato tracciato".
Lavoro silenzioso
L'eredità che Maffezzoni lascia a Crema è chiara: è un metodo di lavoro silenzioso, costruito quotidianamente dietro le quinte, una mano stretta dopo l'altra, un incontro dopo l'altro. Legami istituzionali o professionali che raccontano il desiderio di fare insieme, imparando a valorizzare le differenze come occasioni di arricchimento. Non sulla carta, per davvero. Lo ha fatto con tutti gli attori del territorio, ma anche con tutti gli uffici aziendali ed i suoi più stretti collaboratori: “a tutti loro va il mio grazie” ripete emozionata a più riprese.
'Grazie'
“A Carolina – ha concluso il direttore generale Alessandro Cominelli – va il mio grazie personale. Ho condiviso con lei sette anni di lavoro, prima in Ats Val Padana, poi in Asst Crema. È una persona umile e onesta, eticamente solida, una professionista completa, riconosciuta come tale anche a livello regionale. Ha potuto vivere ed osservare il nostro sistema sociosanitario regionale da differenti punti di vista ed ha sempre offerto una visione costruttiva, contribuendo al miglioramento dell'offerta sociosanitaria e assicurando a chi ha avuto l'opportunità di lavorare con lei occasioni di crescita professionale. È stata un direttore sociosanitario top di gamma: con grande determinazione ha messo a disposizione del territorio la sua competenza, contribuendo a migliorare la qualità dei servizi offerti. A Carolina, di nuovo, il nostro grazie”. E il grazie di tutto il territorio cremasco, con gli auguri di una buona e meritata pensione.