13-05-2023 ore 11:30 | Rubriche - Musica
di Annamaria Carioni

Blu live tour. Sold out di Giorgia al Ponchielli: pubblico in piedi, canti e applausi infiniti

Il Ponchielli è sold out per Giorgia, i biglietti sono stati bruciati in pochi giorni. La fila sotto il colonnato del teatro sembra quella degli Uffizi a Firenze o dei Musei Vaticani a Roma. Anche Cremona sembra sold out: un'ora prima già non si trova più un parcheggio libero intorno alla zona del tribunale. Che dire di Giorgia? Non c'è bisogno di ricordare che ha partecipato cinque volte al Festival di Sanremo, la prima nel 1994 nella sezione Nuove proposte con il brano E poi, dall'anno successivo tra i big, conquistando il primo posto con Come saprei, il terzo nel 1996 con Strano il mio destino, un secondo posto nel 2001 con Di sole e d'azzurro e quest'anno con Parole dette male un sesto posto un po' a sorpresa, nel pronostico era tra i favoriti. Non serve nemmeno sottolineare che nei quasi 30 anni di carriera artistica ha venduto 8 milioni di dischi e ha collezionato una serie infinita di premi e riconoscimenti.

 

Solo Giorgia
Giorgia Todrani per il mondo della musica e dei fan è solo Giorgia. La sua voce inconfondibile parla di lei, dice tutto di lei: è come un velluto dai mille colori, è camaleontica, così calda e profonda e subito dopo limpida e morbida e poi potente, squillante, lieve. Giorgia riesce a prendere note che neanche sapevi esistessero, la sua estensione vocale copre quattro ottave. La sua voce ti prende per mano e ti guida sull'ottovolante della sua anima e della tua. Ti accarezza suadente e poi ti colpisce in pieno petto, ti lascia a bocca aperta quando è virtuosismo e ti sorprende ancora di più quando è genuina emozione. 

 

La donna vitruviana
L'allestimento del palco richiama la copertina del nuovo album Blu, dove la cantante appare nella stessa foggia del celeberrimo uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, inscritto nelle due figure perfette del cerchio, che rappresenta il cielo e del quadrato, che simboleggia la terra, riprodotte sul palco con tubi al neon, che si illuminano con spettacolari giochi di luce. Cielo e terra, ragione e sentimento, buio e luce, gioia e dolore, opposti che si attraggono e che Giorgia interpreta sempre con un tocco positivo, carico di speranza.

 

Gocce di memoria
La cantante è al centro del palco, i musicisti ai lati. “Sono gocce di memoria queste lacrime nuove, sono anime in una storia incancellabile”. Ed è già un interminabile applauso. I suoi occhi parlano, le sue mani parlano, volteggiando sinuose e lievi come quelle di una ballerina di danza classica, tutto il suo corpo minuto ed energico parla e come se parla.  Gocce di memoria, Meccaniche celesti, Scelgo ancora te: i grandi successi di sempre si alternano con i brani della compilation Blu.

 

Blu come una notte magica

La blusa nera, che indossa, brilla, gli occhi brillano molto di più, si vede distintamente anche dalla platea, nonostante un ciuffo di capelli le copra metà viso. La lunga gonna nera plissettata volteggia intorno a lei, che con una mano la muove, la sventola, quasi a creare un accenno di coreografia gitana. Terminata la canzone, Giorgia si inchina come una dama davanti al suo pubblico in estasi per l'incanto della sua voce, che si avventura con successo in vocalizzi impossibili.

 

La numero uno
Giorgia prende il microfono e saluta. In sala una voce maschile grida “Sei la numero uno” e lei divertita risponde “Siamo tutti numeri uno ... dipende dai giorni”. E' fatta, la sintonia è perfetta, tutti già la adorano per la sua schietta semplicità. Un altro spettatore grida qualcosa e lei “Scusa, che hai detto?” e quello “Vieni quassù. Sei fantastica”. Lei scherzando ammicca “E' mio cugino” e ancora “Giorgia, fai un in bocca al lupo ai giallorossi” e lei, laziale, risponde con accento romanesco “ Non lo farei neanche se me lo chiedesse mio figlio”, il tredicenne Samuel, nato dalla sua relazione con Emanuel Lo, ballerino e maestro nel cast della scuola di Amici di Maria De Filippi. 

 

Tifo da stadio
Si torna a cantare, otto brani, uno dietro l'altro: l'intimità del teatro ha lasciato il posto a un tifo da stadio, applausi anche durante le canzoni. “Quando una stella muore che brucia ma non vuole” ormai un coro di voci dalla platea accompagna la sua star, mancano solo gli accendini che fluttuano nel buio della sala. Giorgia, carica di entusiasmo e di gioiosa vitalità, si cimenta in virtuosismi che spezzerebbero le corde vocali a chiunque altro e tiene note così lunghe da  far restare senza fiato chi le ascolta. L'esibizione dei due ottimi coristi Andrea Faustini e Diana Winter, che omaggiano i Bee Gees, Rihanna e Michael Jackson, segna l'inizio della seconda parte del concerto e consente a Giorgia di riprendere fiato e cambiare abito. Per Il mio giorno migliore le luci diventano disco e l'atmosfera s'infiamma: la cantante salta, balla, si scatena sul palco.  

 

L'infinito sceglie la sua lacrima
Arriva un momento di pura emozione: accompagnata alla chitarra da Diana Winter, splendida esecutrice, Giorgia canta Per fare a meno di te. Essenziale, solo voce, chitarra e sentimento struggente: tutto il Ponchielli è in piedi per lei, mai vista una cosa del genere. Senza confine, Mangio troppa cioccolata, Di sole e d'azzurro chiudono la seconda parte del concerto. Con visibile soddisfazione, Giorgia ringrazia tutto il suo staff, i musicisti, i coristi, i tecnici e il pubblico:”Il grazie più grande a ognuno di voi. Conto sul vostro aiuto” Da un palco qualcuno grida “Non abbiamo più voce! e lei risponde “Pensa io”. Il dialogo con i fan non si ferma e dà colore e pienezza alla serata. Uno grida “Giorgia” e lei “Dimmi” e lui, interpretando il pensiero di tutti “Sei la nostra canzone italiana nel mondo”.

 

Giorgia con il pubblico: una canzone a due voci
Il concerto si chiude con una versione a sorpresa di Come saprei.  “Era il 1995 e avevo 23 anni – racconta Giorgia con accattivante ironia - allora ci credevo davvero di poter capire l'uomo che sei, vedi, lo sognavo ancora. Ma le signore in sala mi hanno capito al volo” e poi, rivolgendosi al prototipo del maschio immaginario aggiunge “Posso dirla una cosa? Ma capiscimi tu, no?” 

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