13-01-2026 ore 20:30 | Rubriche - Costume e società
di Gloria Giavaldi

'L'integrazione è la miglior leva per prendersi cura', Csc tra radici e nuove prospettive

Tecnicamente si parla di modelli cooperativi a rete integrata. È ciò che favorisce una presa in carico integrata, multiprofessionale e multidimensionale. In poche parole: insieme si va più lontano. “Negli ultimi anni si sono manifestati bisogni sempre crescenti e sempre più complessi. In ambito sociale non basta curare una patologia, occorre avere a cuore la dimensione relazionale, la rete parentale, il contesto di appartenenza. Occorre voler prendersi cura delle persone. Non lo possiamo fare da soli, dobbiamo farlo insieme. Di integrazione si parla da 20 anni, ma deve diventare un approccio diffuso, oltre le differenze, oltre le distanze. Abbiamo dimostrato che è possibile: con un po' di strategia e di creatività le difficoltà si possono superare”. L'esempio lampante, secondo il direttore di Comunità sociale cremasca Davide Vighi è dato dalla buona riuscita del progetto Autismo dall'analisi territoriale al progetto di vita, sorto con l'obiettivo di creare un nuovo modello di presa in carico delle persone autistiche funzionale all'attuazione del progetto di vita di ciascuno.

 

Modello di presa in carico

Terminata la fase sperimentale, negli indirizzi di programmazione 2026, regione Lombardia ha dato garanzia di continuità ad un'iniziativa che ha consentito la creazione di equipe di lavoro integrate che potranno trovare nella Casa di comunità di Crema un punto di riferimento, oltre che la creazione di una piattaforma informatizzata ed il consolidamento della figura del case manager: “l'obiettivo di questo progetto – spiega Vighi – era quello di consegnare un metodo di lavoro. Da questo punto di vista, il territorio cremasco è stato antesignano anche perchè ha saputo valorizzare al meglio la figura del case manager, ossia un professionista che è stato e continuerà ad essere collante di un percorso di presa in carico, in grado di gestire tutti i casi in modo unitario”. Apprezzato notevolmente anche dalle famiglie, il progetto ha messo in luce i punti di forza di una gestione sinergica, coinvolgendo attivamente anche il terzo settore e garantendo l'implementazione di una piattaforma informatizzata: “ha anche permesso di creare una banca dati, prima non disponibile”.

 

Punto unico di accesso

Un altro timido esempio di integrazione tra sociale, sociosanitario e sanitario si ha nella presenza di un'assistente sociale d'Ambito al Punto unico di accesso della Casa di comunità di Crema. Definito come la porta di ingresso del sistema sociosanitario regionale, il Punto unico di accesso accoglie ed orienta l'utente, effettuando una prima valutazione del bisogno di salute. “Al momento è presente un nostro operatore per 29 ore settimanali. Riteniamo che la sua presenza sia fondamentale anche per rendere concreta e quotidiana la collaborazione con gli operatori sanitari del territorio”. La carenza di risorse umane, in particolare di assistenti sociali, è il grande neo dell'ultimo periodo. “Stiamo attraversando un periodo caratterizzato da una grave scarsità di risorse, non solo economiche, anche umane. Il motivo è sostanzialmente duplice: da un lato la non sufficiente riconoscibilità economica di queste professioni, dall'altro gli elevati carichi di stress e di lavoro che i professionisti del sociale sono chiamati ad affrontare. Ci siamo interrogati anche rispetto ad una riorganizzazione del servizio, che arriverà a compimento nel 2026”.

 

Equipe di subambito

Si tratta della riorganizzazione del servizio sociale in subambiti, vale a dire, come spiega la presidente di Comunità sociale cremasca Chiara Tomasetti: “non più singoli assistenti sociali in mobilità su più comuni del territorio, con tempo di lavoro frammentato e una gestione amministrativa non omogenea, ma la costituzione per ogni sub ambito di equipe multidisciplinari (composte da assistenti sociali e amministrativi, educatori, psicologi e altri professionisti in base ai bisogni specifici) che possano occuparsi in modo stabile e duraturo della presa in carico e della gestione degli utenti. Avrà un ruolo centrale la coordinatrice o il coordinatore. L'obiettivo è quello di uniformare i processi di lavoro e di presa in carico, oltre che l'offerta di servizi ai cittadini in tutto il territorio cremasco”.

 

Domiciliarità e anziani fragili

Tra le priorità per il 2026 anche quella di creare, in sinergia con Asst, un modello di presa in carico integrata anche delle persone più anziane. “Al momento, il tema della gestione dell'invecchiamento attivo è ad appannaggio dei singoli comuni” riprende Vighi. “Sulla presa in carico di pazienti fragili ed anziani, dimessi da strutture sanitarie e sociosanitarie, sono in essere alcune attività, ma nel corso di quest'anno ci piacerebbe rafforzare l'integrazione con l'Asst anche in relazione a questa tematica”. Oggi Comunità sociale cremasca garantisce un percorso di presa in carico alle persone anziane, fragili e sole, dimesse da strutture sanitarie o sociosanitarie, prima che venga attivato un percorso di presa in carico istituzionale. “Si tratta di interventi “cuscinetto” per assicurare continuità di presa in carico a persone con fragilità. Attraverso la Quota servizi fondo povertà stiamo garantendo una serie di servizi domiciliari, in particolare legati all'igiene personale e all'assistenza, ad anziani soli e sotto la soglia di povertà. Passi in avanti sono stati fatti, nonostante grosse criticità legate alla parcellizzazione delle risorse, grazie al Protocollo Rsa, che non guarda solo all'ingresso delle persone nelle strutture, ma mira anche a trovare e ad attivare servizi più idonei in attesa che le persone possano fare il loro ingresso nella struttura più adeguata”.

 

Minori stranieri non accompagnati

Dal 1 ottobre 2025 Comunità sociale cremasca si occupa anche della presa in carico dei minori stranieri non accompagnati. Da ottobre a metà dicembre sono stati 58 i minori pervenuti sul nostro territorio. “Numeri importanti che raccontano un fenomeno massiccio e da attenzionare. Richiede un impegno sinergico anche a livello istituzionale. Il nostro servizio di emergenza sociale, gestito da Caritas, si è dovuto riorganizzare con due operatori stabilmente dedicati a questo tema”. Numeri alla mano, la spesa complessiva per Comunità sociale cremasca ammonta a 1 milione e 300 mila euro. “Io credo – chiude Vighi - che il sociale sia sempre un investimento, ma penso lo sia soprattutto in presenza di servizi adeguati, in grado nel tempo di contenere la spesa. Un esempio su tutti? Il servizio Saap (Servizio di assistenza per l'autonomia personale): anche in questo caso se si riuscisse a dar vita ad un modello strutturato con un'equipe di plesso fissa nel tempo si finirebbe per assicurare un servizio migliore, continuativo e a contenere la spesa. In questa direzione va la collaborazione in essere con il comune di Pandino”.