12-11-2020 ore 20:02 | Rubriche - Costume e società
di Ramona Tagliani

Comitato Alt: ‘vogliamo studiare in presenza e in sicurezza. Governo: fatti, basta parole’

“Ci hanno costretto alla didattica a distanza, ma perché? Era necessario? Non c’erano altre soluzioni? La risposta è no. Le soluzioni c’erano ma in sei mesi il governo non ha fatto altro che promettere scuole sicure, ma senza andare oltre i banchi a rotelle (arrivati a scuola chiusa), mascherine e gel disinfettante”. Secondo il Comitato del coordinamento studentesco Alt, acronimo di ‘alziamo la testa’, “le cose da fare erano ovvie”.

 

Gli investimenti necessari

“Diminuire il numero di studenti per classe (come sempre sovraffollate), investire nell’edilizia scolastica, si sarebbero potuti utilizzare anche edifici al di fuori della scuola e fare le 200 mila assunzioni necessarie. Come abbiamo potuto vedere così non è stato. Ci hanno mandato nelle scuole sapendo che la situazione non avrebbe retto, trattandoci come carne da macello e ora ci troviamo inevitabilmente con la Dad, spacciata come la soluzione, quando il 33% degli studenti non ha un computer, il 41,9% vive in un’abitazione sovraffollata senza spazi adeguati; quando solo l’11% delle scuole lombarde dispone della banda larga”.

 

Fatti, non parole

“Ciò ha creato inevitabilmente studenti di serie A che possono seguire le lezioni adeguatamente, e studenti di serie B che non possono e vengono lasciati indietro. In sostanza la didattica a distanza non garantisce il diritto allo studio. Quindi quale la soluzione? Semplice, basta che il governo mantenga le promesse che aveva fatto: dicevano che avrebbero garantito la distanza di sicurezza, allora lo facciano; dicevano che avrebbero diminuito il numero di studenti per classe, allora lo facciano; dicevano che se ci fosse stato bisogno si sarebbero utilizzati edifici esterni dalla scuola, allora lo facciano. Ma tutto ciò è impossibile senza investire nella scuola. Vogliamo studiare in presenza e lo vogliamo in sicurezza”.

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