11-07-2025 ore 20:29 | Rubriche - Folcioni, la musica cresce
di Annamaria Carioni

Note senza tempo: Francesco Zuvadelli tra organo, amore per la musica e insegnamento 

“Sono stato assunto la prima volta nel 1994. L'insegnamento per me è sempre stato un momento di crescita molto importante, perché è vero che il musicista ha bisogno dei suoi spazi per studiare e per approfondire le proprie abilità musicali, ma è anche vero che insegnando si è costretti a ripensare al proprio percorso per poterlo comunicare e trasmettere ad altri. Alcuni ritengono che possa essere quasi un ripiego, per me non lo è mai stato”. Con queste riflessioni intense e coinvolgenti ha inizio il dialogo con il professor Francesco Zuvadelli, docente di organo presso il Civico Istituto Folcioni di Crema.

 

Tastiera e organo
“ Gli strumenti, a cui io mi sono dedicato, sono quelli a tastiera, in particolare l'organo, che è stato il mio primo diploma in conservatorio e che raramente si trova nelle scuole di musica”. Il docente racconta come nel corso dei lunghi anni di insegnamento si sia interessato a percorsi piuttosto diversi, anche proposti nella scuola Folcioni; in particolare, ricorda un corso di jazz, tenuto diversi anni fa dal maestro Mario Piacentini, al quale aveva partecipato come studente e che poi si era rivelato particolarmente interessante, sia per gli orizzonti musicali che aveva aperto, sia per le prospettive di ampliamento del repertorio.

 

La formazione continua
“Per il docente è importante l'aggiornamento e mantenersi al passo con le evoluzioni dei tempi: gli ordinamenti scolastici sono in continuo sviluppo, anche quelli pubblici come i conservatori, che ormai sono equiparati ai percorsi universitari, a cui possono accedere anche gli studenti che abbiano frequentato una scuola come il Folcioni”. Zuvadelli spiega che c'è anche una questione di interesse personale, per cui un docente, che si ritrova ad avere del tempo libero, può decidere di investirlo frequentando a sua volta nuovi corsi di specializzazione: “Nel corso degli anni, ho coltivato questa idea di interessarmi anche ad altre discipline, che non fossero semplicemente quelle che insegnavo in quel momento, ottenendo una maggiore completezza sia professionale che personale”.

 

Il percorso di studi
“Ho iniziato il mio percorso di studi a undici anni e mezzo, per caso”. Il professore non lesina racconti di vita vissuta: “Avevo un amico che prendeva delle lezioni private di pianoforte a casa sua e sono andato a sentirne una. Tra l'altro, questo mio amico ha smesso quasi subito, perché non aveva un grande interesse per lo studio della musica. Io, invece, ho proseguito, con una passione che non è mai venuta meno. Purtroppo, all'Istituto Folcioni per pianoforte c'era il numero chiuso ed io ero arrivato in ritardo per l'iscrizione, così, all'età di tredici anni, ho iniziato a frequentare direttamente il conservatorio, dove ho incontrato la mia docente di organo, che mi ha convinto a passare a questo strumento, che poi, devo dire, mi è piaciuto davvero molto”.

 

Il corso di organo e di composizione organistica
Il discorso continua addentrandosi più da vicino sull'apprendimento dello strumento, fra ricordi ed attualità: “Il corso di organo, come era impostato in quegli anni, prevedeva una parte sostanziosa di studi pianistici e poi facevo anche pianobar, un po' per interesse, un po' per mantenermi agli studi, perciò non ho mai abbandonato del tutto il pianoforte. Inoltre, il corso di organo prevedeva anche una parte di composizione specifica per lo strumento: si affrontavano le forme musicali più importanti, come la fuga, e poi anche le varie tipologie di composizione”.

 

L'organo, strumento senza tempo
Mentre parla con passione, il maestro mostra lo strumento, che tanto lo affascina: “Questo che ho alle mie spalle è un strumento elettronico, che, pur mantenendo alcune caratteristiche, che sono proprie della storia dell'organo stesso, ha poi avuto origine da un'evoluzione della tecnologia, che oggi consente di riassumere in un piccolo spazio delle caratteristiche per le quali sarebbero richieste dimensioni molto importanti. E' uno strumento molto antico: il suono è prodotto dalle canne, quando vengono attraversate dall'aria. Queste canne hanno una foggia particolare, che dà vita alla voce caratteristica dell'organo: sono i registri della cosiddetta famiglia del principale. Poi seguono l'ottava, la decima quinta, eventualmente la duodecima e tutta una serie di registri sempre più acuti, che costituiscono il cosiddetto castello del ripieno. Il ripieno è la voce del pieno dell'organo”. 

 

La legge della sonorità
Il docente continua ad illustrare con enfasi il funzionamento e le qualità dell'organo e il suo amore per lo strumento è palpabile: “Se l'organo si trova in una sala molto piccola, può essere anche di piccole dimensioni e quindi anche il numero di registri sarà adeguato alle dimensioni del luogo dove si trova. Se invece è posto in una sala molto grande o in una cattedrale, dove gli spazi sono veramente molto ampi, allora si rende necessario avere un numero maggiore di registri e un volume sonoro molto più alto”. Poi il maestro spiega con dovizia di particolari che, a differenza degli altri strumenti a tastiera, l'organo compensa l'impossibilità di gestire la dinamica direttamente: “Questo ovviamente non succede sul pianoforte, dove io posso suonare con delle intensità diverse a seconda della forza o del peso che ho messo sul tasto. Poi l'organo completa la sua possibilità di estensione e di caratteristiche sonore anche con la pedaliera, normalmente dedicata al registro grave”. 

 

Lo studio dell'organo richiede prerequisiti?
“Questo strumento non presenta nessun problema, la tastiera è quasi più facile rispetto al pianoforte, perché non richiede di dosare la pressione: l'approccio può essere assolutamente immediato. L'unica difficoltà per gli allievi è l'allenamento a casa e lì subentra il discorso di andare ad esercitarsi in chiesa, dove c'è uno strumento a disposizione. C'è una grossa richiesta di organisti ed io, al di là delle diverse opinioni religiose, l'ho sempre consigliato, perché si suona all'interno di una comunità e si impara ad accompagnare anche un'assemblea”.

 

La tradizione organaria
“In Italia, paese che credo in senso assoluto sia il più ricco di patrimonio storico e culturale, le stagioni concertistiche sono dedicate alla valorizzazione degli organi storici. All'estero c'è interesse verso determinati repertori, come per esempio il rinascimento italiano. Io collaboro con un gruppo di musica antica, che si chiama “La Rossignol” e si propone proprio di riscoprire e promuovere proprio questo repertorio che va dal tardo medioevo, al  Rinascimento fino al primo Barocco, sia con musiche che con danze storiche. Prima di salutarci, il professore ci accompagna nella storica sede dell'Istituto Folcioni in piazza Aldo Moro, dove, nella sala Costi, svetta il maestoso organo Tamburini: le melodie, che risuonano nella sala, grazie alla sua abile esecuzione, ci regalano intense emozioni.