“Sono sempre più convinto che la comunicazione oggi venga realizzata per rispondere ai ristretti bisogni di chi la fa e non a quelli di chi la riceve. Il futuro? Se non viene riscritta la piramide dei bisogni, se non si allarga lo sguardo alle richieste del prossimo, per l'editoria non sarà particolarmente roseo”. Franco, preciso, puntuale e terribilmente critico in un panorama editoriale che sta perdendo di vista la finalità prima del suo essere, del suo esistere: informare. Alessandro Tommasi si definisce un imprenditore. La giornalista Beatrice Broglio mette subito (giustamente) il puntino sulla i: “sei un editore” lo corregge. Ospite all'ultimo incontro del festival Ora, dedicato al linguaggio e ai nuovi media, Tommasi ha raccontato la sua esperienza. Fondatore di Will Ita e di Future proof society, oggi sogna un prodotto editoriale “di nicchia”, ma che possa fare chiarezza sul tema delle policy. “L'obiettivo dell'editoria oggi non deve essere quello di piacere a tutti, piuttosto rispondere ai bisogni di un target definito”.
Servono contenuti di valore
La credibilità di una testata giornalistica oggi passa “non più e non solo dalla firma di un singolo giornalista, ma dalla volontà di rendere chiare le finalità di un progetto editoriale, di divenire il riferimento per un determinato settore di competenza”. In un'epoca in cui le notizie si rincorrono, la sfida e al tempo stesso il valore dell'informazione “sta nella qualità, non più nella quantità”. In questo panorama, “il giornalismo lento avrà e sta già avendo finalmente lo spazio che merita. Serve farlo bene, serve trasmettere valore, raccontare storie che in una quotidianità spasmodica siano in grado di offrire un motivo per rallentare, per riflettere, per apprendere, per crescere”. Insieme.
Dispersione e confusione
Il giornalismo oggi deve ritrovare la capacità di produrre valore condiviso. “Di modo che le notizie non passino inascoltate, ma possano lasciare un segno”. Dare una notizia non significa solo occupare spazio, ma “approfondire”, scegliendo “il format più giusto in un momento in cui ogni giorno si presenta un format diverso”. Tommasi non vede un gran futuro “per pagine social che si riproducono ad una velocità insostenibile, senza alcuna direzione”. Per i tecnici, questa modalità crea dispersione di seguaci. Per i cittadini crea semplice confusione, facendo venir meno le finalità prime di una buona informazione: la chiarezza e l'essenzialità.
Giornalismo e intelligenza artificiale
Infine, un pensiero all'avanzare dell'intelligenza artificiale: “spazzerà via il lavoro giornalistico in meno di 10 anni”. Silenzio in sala. “Questa è solo una delle possibilità: in realtà io credo che un mezzo automatizzato possa essere utile per analizzare più velocemente un certo numero di documenti, ma non possa sostituirsi alla professionalità di un giornalista e a tutte le sue soft skills, ossia allo sguardo, alla capacità di ascolto, alle attitudini relazionali che richiede questa professione”.