10-05-2023 ore 20:37 | Rubriche - Costume e società
di Ramona Tagliani

Cinema e teatro. Diletta Guglielmi, intervista all'attrice cremasca, a New York da due anni

È ormai più americana che italiana ma le sue origini sono a Crema. La nonna era Ombretta Clarke, che ci ha lasciato nel 2020: Diletta Guglielmi, 23 anni, da due vive a New York dove ha intrapreso la strada dell’attrice. Una vita intensa, appassionata, intraprendente per una giovane cremasca che ha deciso di lanciarsi in questo mondo.

 

Quando hai preso la decisione di dedicarti al teatro?

“Quando ho iniziato a studiare con Michael Rodgers al suo Acting Studio di Milano. Avevo 16 anni, ero la più piccola del corso e circondata da attori già professionisti. Andavo tutti i lunedì sera, dalle 18 alle 22, quattro intense ore a lavorare su scene prese da play contemporanee. Mi ricordo che la primissima play che ho letto, studiato e portato in scena a lezione è stata Casa di Bambola di Ibsen, ed interpretavo Nora. Il lunedì sera era per me il momento più bello della mia settimana, che aspettavo sempre con ansia; non ho mai amato così tanto i lunedì in tutta la mia vita. E devo ringraziare tanto la mia mamma che ogni singolo lunedì sera per più di due anni, mi accompagnava a lezione in macchina dopo la scuola. Dovevamo partire da Crema due ore prima per il troppo traffico dell’ora di punta verso Milano. Lei poi mi aspettava ad un bar lì vicino dove si metteva con il suo computer fino alla fine della mia lezione. Uno sbattimento assurdo per lei, che però non mi ha mai fatto pesare, vedendo quanto per me fossero importanti e significative le lezioni con Michael”.

 

Perché non sei rimasta in Italia?

“La decisione vera e propria di dedicarmi a livello professionale alla recitazione è nata durante un viaggio a New York quando sono andata a trovare mio papà, che si trovava nella grande mela per lavoro. Ero in crisi perché l’università che stavo frequentando a Milano non mi piaceva proprio e sentivo che quella non sarebbe stata la mia strada. Negli stessi esatti giorni in cui mi trovavo a New York ho scoperto che Larry Moss, maestro del mio maestro Michael, avrebbe tenuto un workshop di recitazione in zona Broadway. Così sono andata come uditrice per imparare nel vedere talentosi attori professionisti all’opera. Non mi ero mai sentita così ispirata e sicura di quello che volevo. Volevo studiare recitazione e fare l’attrice. Non sapendo da dove cominciare ho chiesto consiglio a Larry che mi ha consigliato tra varie scuole anche l’Atlantic Acting School di New York, dove sono stata ammessa dopo un’audizione e dove mi sono graduata il dicembre scorso. Sono sempre stata molto attratta dall’America fin da piccola, e anche dal viaggiare in generale, alla ricerca di posti e culture diverse. A New York ci sono molti stimoli per una giovane attrice”.

 

Cosa ti offre in più New York?

“New York offre davvero tantissimo, qui ho la possibilità di recitare e fare audizioni ogni singolo giorno. Il teatro tra Broadway e off-Broadway è vastissimo, così come la scena cinematografica indipendente. Tantissimi giovani registi e filmmakers sono sempre alla ricerca di attori per collaborazioni artistiche, cortometraggi, video musicali o film... Mi sento molto ispirata e spronata ad impegnarmi a dare il massimo. E anche se mi sono graduata solo a dicembre, sto già lavorando molto. Tra pochissimo, il 26 aprile, andiamo in scena con la play Halton’s Amitha, diretta da Albert Xavier e con Alfredo Diaz allo Spring Theater festival del Teatro Latea di New York. Tra la fine di aprile e inizio maggio ho in cantiere due nuovi cortometraggi. E ho appena finito le riprese per un corto girato su pellicola 16mm, che si intitola 333, scritto e diretto dal noto regista e attore argentino Santiago Achaga insieme al regista e scrittore argentino Ignacio Casaretto, prodotto da Magenta Film. Tra i miei ultimi progetti, ora in post-produzione, anche: NYC Triptych diretto da Erik Flynn Patton. Un cortometraggio che tratta i temi dell’isolamento e dell’attesa. E poi Burning Desire, altro cortometraggio, dove ho amato interpretare il ruolo di Desire, una giovane donna intrappolata in una relazione tossica con il suo partner Earn: da una parte vorrebbe provare a salvare la sua relazione ma dall’altra trovare la forza di lasciare andare, continuando per la sua strada da sola”.

 

È stato facile inserirti nel tuo ambiente negli Stati Uniti?

“Direi di sì, abbastanza. Avendo fatto il primo anno della mia accademia da remoto, per colpa della pandemia, quando mi sono trasferita a New York per il secondo anno avevo già il mio piccolo gruppo di amici attori, che si è poi espanso velocemente quando mi sono trasferita. Da quando ho iniziato a fare audizioni e a lavorare come attrice, ho capito che più lavori e più nuove possibilità di lavoro si aprono. Non sai mai chi puoi conoscere su un set e quali nuove opportunità e collaborazioni possono nascere”.

 

Sei mai stata tentata di tornare? Perché vuoi restare a New York?

“Non proprio, in questo momento mi vedo più a New York che in Italia. È qui a New York che negli ultimi due anni mi sono costruita una vasta rete di contatti nel mondo del cinema e del teatro, ho conosciuto amici meravigliosi con cui mi sono legata molto e vivo a Brooklyn in un appartamento con le mie due coinquiline che sento proprio come casa”.

 

Un difetto e un pregio di New York?

“Direi che il maggiore difetto di New York è quanto tutto sia carissimo. Uno dei maggiori pregi di New York è che succede sempre qualcosa e ci sono sempre cose da fare. Solo uscendo di casa è facile imbattersi in una mostra fotografica a Chelsea, in una gara di poesie in un parco nel Lower east side, musica dal vivo in un piccolo bar nel West Village, una competizione di scacchi a Union Square o ti chiedono di fare da pubblico in un episodio di Last Week Tonight di John Oliver (preso da una storia vera)”.

 

Cosa ti manca dell'Italia e cosa non ti manca?

“Mi mancano i miei genitori, mio nonno, alcuni amici, Salsiccia e Rolando (i miei gatti), la cucina italiana e la convenienza dei costi della vita. Non so dire cosa non mi manca dell’Italia in particolare, ma sono mille le cose che mi mancherebbero di New York se fossi in Italia”.

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