C’è un piccolo passeriforme che sta creando un certo interesse fra i tanti naturalisti e studiosi di ornitologia locale. Un silvide di piccole dimensioni, circa 8 o 9 centimetri, poco colorato, facilmente confondibile con altri passeriformi e anche poco considerato dagli stessi ornitologi e naturalisti; si tratta del beccamoschino (Cisticola jumcidis). Un interesse legato al fatto che da alcuni anni, mai forse come negli ultimi tempi, questa specie si sta diffondendo numericamente, anche se contenuta in una quarantina di soggetti osservati lungo tutta la provincia cremonese, (dati Ornitho.it marzo-maggio 2026).
Cremasco, Castelleonese e Casalasco le aree più indagate. La curiosità ha fatto si che si andasse a rivedere e confrontare sue notizie negli “archivi ornitologici storici”.
Gli studi di Bertolotti e Ferragni
Dal testo di Odoardo Ferragni (paleografo e ornitologo cremonese 1850-1937), nel 1885 pubblicò il libro Avifauna cremonese, un volume che trattava del primo censimento e della situazione ornitologica della provincia di Cremona. Un altro ornitologo e cacciatore, tale Goffredo Bertolotti, castelleonese nato nel 1903, svolse l’attività di osservazione scientifica nel territorio Cremasco e Castelleonese, fino alla sua scomparsa, nel 1986. Ha pubblicato nel 1980 il testo Considerazioni sull’avifauna cremonese, mettendo in relazione le proprie indagini con quelle del Ferragni sul beccamoschino. Bertolotti scrive che il Ferragni “riteneva il beccamoschino fra le specie di passo regolare in provincia di Cremona, senza però poterne determinare le epoche esatte”. Bertolotti nel suo testo, cinquant’anni dopo, inserì il beccamoschino nella check-list del suo dattiloscritto, precisando che “comunque gli fu sempre mancata l’occasione di incontrarlo”. Ad ogni modo questi illustri autori ritenevano questa specie “di passo ed estiva, ma assai scarsa in Lombardia”. L’interesse però non si ferma qui.
Sempre più a nord
Più recentemente studiosi e importanti ornitologi locali come Riccado Groppali e Gian Franco Colombo, nei testi pubblicati fra il 2019 e il 2025 e riferiti alle aree dell’alto e medio Cremasco, non fanno cenno ad alcuna osservazione del beccamoschino contabilizzata nelle relative check list. Perché allora tanto interesse per un soggetto quasi insignificante ornitologicamente ? I motivi vanno ricercati nel fatto che solo ultimamente questa specie sedentaria, migratrice irregolare ed insettivora, quasi esclusivamente mediterranea ed abituata al clima temperato delle regioni centro meridionali, sta via via popolando regioni più a nord del fiume Po. Il fattore che determina tanto interesse, come ebbe a sottolineare Ferragni, è il fatto di “non essere mai riuscito a stabilire le epoche esatte di passaggio nel Cremonese”.
Oggi invece si può affermare che le osservazioni effettuate nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026 in alcune aree della provincia di Cremona il beccamoschino manda inequivocabili segnali della sua presenza e auspicabile nidificazione.
Abitudini trasformate
Da sempre legato ad ambienti aperti, erbosi e cespugliosi, sia all’interno o ai margini di zone umide d’acqua dolce o salmastra, il nido viene posto e legato a steli di erbe o canne a poco meno di 60 centimetri da terra. Ultimamente però, pare aver trasformato le sue abitudini adattandosi alle aree prative e incolte della pianura padana frequentando le coltivazioni di cereali, erbe infestanti, incolti con copertura erbacea folta, anche in prossimità di abitazioni dove spesso si avvale come posatoio dei cavi della rete elettrica o di recinzioni urbane dalle quali lancia il caratteristico richiamo un inconfondibile zip zip zip ripetuto più volte, fino a scomparire lontano tra la vegetazione. Una presenza che certifica la grande trasformazione in atto del territorio agroforestale padano, fortemente condizionato dal cambiamento climatico in corso. Specie come il Beccamoschino, amante delle temperature invernali miti e con brevi gelate, sembrano tollerare bene gli attuali inverni padani. Una prova da confermare, ma per ora rallegriamoci della sua presenza primaverile ed estiva, fino a pochi anni fa tutt'altro che scontata.