09-03-2020 ore 19:30 | Rubriche - Medicina e salute
di Psicologi Asst Crema

Psicologi Asst di Crema: ‘La vita al tempo del Coronavirus: è necessario stare in casa’

In queste ultime settimane un virus, un essere piccolo piccolo, ha radicalmente stravolto le nostre abitudini, modificato le nostre esistenze. Stiamo cercando di conoscerlo, di studiarlo, comprenderne la azione, le conseguenze, il modo migliore per contrastarlo. Alcuni dei nostri concittadini purtroppo si sono già trovati a fronteggiarlo: la gran parte di loro – senza neanche sapere come – lo ha sconfitto; qualcuno invece non ce l’ha fatta. Noi tutti stiamo cominciando a capire che la cosa migliore è riuscire a prevenirlo perché non vi sono cure che funzionano per tutti e perché il sistema sanitario ha delle risorse che non sono infinite. Ce lo stanno gridando i medici, gli infermieri e tutto il personale sociosanitario: “state a casa, la volete capire? state a casa!”.

 

Emergenza sanitaria

Non è difficile sentire in questo accorato appello il dolore di chi si accorge di non poter curare di più di quello che straordinariamente già sta curando e la paura che una ulteriore propagazione del contagio determini l’insufficienza di tutti gli sforzi e delle misure che in condizioni di urgenza si stanno predisponendo per incrementare la possibilità di risposta a questa emergenza sanitaria. Le loro urla sembra che stiano svegliando il nostro Paese da un grande sonno. Avevamo sentito parlare del Coronavirus come di una malattia relegata in un Paese lontano magari determinata da qualche problema di igiene pubblica, in una zona circoscritta, laggiù. Poi qualche caso, qualche persona che magari avevano avuto contatti con luoghi o persone già infettate; e comunque tutte guarite con le cure mediche del caso. Dopo l’iniziale panico con razzie nei supermercati, avevamo inteso che non bisognava drammatizzare, in fondo era poco più di una influenza complicata: chi aveva complicanze era già fragile di per sé, per l’età avanzata o per altre patologie concomitanti.

 

Ora dobbiamo stare a casa”

Ci eravamo un po’ convinti che si, bisognava stare un po’ attenti, ma senza preoccuparsi più di quanto non si faccia per altre malattie stagionali. E allora abbiamo ricominciato ad uscire, a ritrovarci in compagnia, andarcene a spasso di qua e di là. Noi cominciavamo anche ad essere un po’ stufi ed insofferenti delle limitazioni suggerite dalla cautela, dalle scuole chiuse, dalla impossibilità di abbracciare i nostri amici, dalla chiusura dei locali. Invece i medici vedevano crescere giorno dopo giorno il numero delle persone che arrivavano in ambulanza al Pronto Soccorso, avevano il problema di visitarle tutte senza che si contagiassero, trovare il posto letto per le persone che ne avevano la necessità, a Crema o in qualche altro Ospedale della zona, continuare a curare chi aveva anche altre patologie… e si rendevano conto che il numero di pazienti cresceva fino a raggiungere la capienza massima. Ed ecco allora le grida e le preghiere inascoltate, raccolte dal Legislatore che con un Decreto definisce nuove misure di contenimento per contrastare il contagio. Ora dobbiamo stare a casa.

 

Consapevolezza del rischio

Ma al di là delle restrizioni - che di per sé non piacciono mai a nessuno - ciò che dobbiamo cogliere è la preoccupazione che le suggeriscono. Nessun politico, nessuna istituzione oggi come oggi, prenderebbe delle decisioni così impopolari se non avesse motivi di grande timore. Ed il timore è legato alla tutela della salute della cittadinanza a fronte dei limiti della efficacia delle cure e della capienza del sistema curante: più si diffonde il contagio nella popolazione, più alto sarà il numero di persone che ne avrà delle complicanze fino al decesso. È importante in questo momento essere più consapevoli del rischio di questa epidemia e modificare i nostri comportamenti e le nostre abitudini, già immaginandoci che sarà necessario per un arco temporale di qualche settimana. È necessario assumerci delle responsabilità collettive rispetto a questo rischio, perché la tutela di noi stessi coincide con la tutela degli altri, a partire dai nostri familiari e dalle persone che ci sono più care. È opportuno passare questo messaggio di consapevolezza del rischio in ogni modo, specie a chi sembra più refrattario nel comprenderlo, pensiamo per esempio agli adolescenti, per loro natura proiettati a socializzare coi coetanei, incuranti della prudenza propria della età più matura.

 

La cautela è un atto d’amore

Cerchiamo di socializzare questo messaggio, così come stanno facendo Fiorello, Jovanotti, Amadeus e tante persone creative che si inventano modi simpatici per far capire a tutti, ma proprio tutti, che i comportamenti cautelativi sono atti d'amore verso di sé, la propria famiglia, la gente del proprio Paese. E cominciamo a pensare a come riorganizzarci la vita in queste settimane: torniamo ad utilizzare il telefono per sentirci e farci compagnia; impariamo a utilizzare utilmente i social a questo stesso scopo o per renderci utili altri (anche noi psicologi ci stiamo attrezzando); impariamo ad usare la tecnologia che ci permette di lavorare e fare tante cose da casa; rendiamo la nostra casa più confortevole: qualche libro, recuperiamo i vecchi passatempi, sperimentiamo una ricetta sfiziosa; sistemiamo la casa o le incombenze che non avevamo mai il tempo di risolvere; facciamo un po' di esercizio fisico in casa o in condizioni di sicurezza... Per qualche tempo la nostra vita sarà diversa, alla nostra creatività il compito di renderla comunque tollerabile per noi e per chi ci vive accanto.

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