09-02-2021 ore 16:35 | Rubriche - Medicina e salute
di Andrea Galvani

Covid19, passato dal calvario della malattia all’orgoglio di poter aiutare come donatore

Un calvario iniziato l’11 marzo del 2020 con un malessere, seguito da una settimana di febbre e la decisione di recarsi in pronto soccorso. La lastra ai polmoni e la diagnosi di polmonite interstiziale bilaterale hanno dato inizio ad un calvario. Ad un anno di distanza, stamattina Gilberto Regazzi ha effettuato l’undicesima donazione di plasma iperimmune. In quei giorni l’ospedale Maggiore stava vivendo una situazione drammatica. I reparti erano pieni. Dal pronto soccorso è passato nel reparto di gastroenterologia, quando improvvisamente le sue condizioni si sono aggravate.

 

Il sostegno

Trasferito in pneumologia ha indossato il casco Cpap “per parecchi giorni”. Finalmente è riuscito a migliorare ed è stato trasferito nel reparto di Otorinolarigoiatria. Donatore Avis e agente di polizia locale in forza al comando di Crema, Gilberto ora può ricordare con sollievo quei giorni. Ritornare ai messaggi ricevuti da amici e colleghi. Il sostegno delle persone care è stato un grande aiuto: “la forza mi è arrivata anche da questo”. Dopo un mese e mezzo abbondante è riuscito a rivedere sua moglie e suo figlio. Il 25 maggio 2020 ha effettuato la prima donazione di plasma. Poco dopo “mi hanno chiesto se volevo farne un’altra, visto che la carica di anticorpi era molto alta, superiore a 400”.

 

Farmaci salvavita

Tenendo le braccia conserte, come volesse abbracciarli, spiega l’importanza del promuovere le donazioni: “con una sacca del mio sangue mi è stato detto che si curano tre persone”. Massimiliano Viti, direttore del centro trasfusionale Simt del Maggiore di Crema, sottolinea che dalla “donazione di plasma si ottengono farmaci salvavita”. Spiega che “i donatori periodici hanno dato un contributo importante” e che “l’efficacia dell’intervento migliora nelle fasi iniziali della malattia”. L’Avis di Bagnolo Cremasco ha saputo offrire rassicurazioni ai donatori, di modo che potessero continuare nella loro opera, registrando anche un incremento di nuovi iscritti. L’opera deve continuare. Come ricorda Gilberto, “non ho sconfitto il Covid. Sono stato fortunato ad uscirne, grazie al lavoro di persone meravigliose. E ora sono orgoglioso di poter aiutare”.

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