08-11-2020 ore 20:32 | Rubriche - Costume e società
di Gloria Giavaldi

Dopo Tu si que vales Raffaele racconta la sua lotta al bullismo: 'Siate sempre gentili'

“Mi chiamavano mongolo, mostro, alieno. Non mi ricordo molto altro. Ho voluto dimenticare. Per lungo tempo ho pianto in bagno”. Da solo. In silenzio. Perché certe parole colme di disprezzo logorano dentro, fanno toccare il fondo. Da lì poi la spinta è stata talmente forte da raggiungere il palco del talent show di Canale 5 Tu si que vales, mostrarsi dritto, a testa alta, con la diversità sul volto e la gentilezza nel cuore. Raffaele Capperi, ventiseienne di Cremona, ha regalato 10 minuti di emozioni ai giudici, al pubblico presente in sala, a ciascuno di noi. “Sono nato con la sindrome di Treacher Collins, il mio volto è deformato, ho problemi respiratori ed uditivi, ho subito svariati interventi chirurgici”.

 

Essere diversi

Non è stato sempre facile guardarsi allo specchio, accettarsi, piacersi. “Mi sono chiesto tante volte perché sia capitato proprio a me. Ho anche pensato di farla finita. Non ne ho mai parlato con nessuno, neanche con i miei genitori”. Portava tutti i giorni con sé un fardello importante. “In passato la disabilità è stata un peso. Scattavo foto facendo attenzione all'inclinazione, di modo che non si vedessero i segni della mia malattia. Mi nascondevo”. Tra i solchi della pelle scendevano le lacrime. Ora le labbra disegnano un sorriso fiero. “Oggi ho capito che la diversità ci rende unici. Le nostre caratteristiche ci differenziano dagli altri. Dobbiamo imparare ad amarci così come siamo”. Un giorno per volta. Per mano alle parole. “Voglio vivere serenamente la mia condizione”.

 

Gentilezza

Raffaele ha deciso di essere gentile. Perché la gentilezza, al pari della cattiveria e dell'invidia, è una scelta che si compie tutti i giorni con responsabilità. “Non ho mai reagito alle offese” racconta sul palco di Tu si que vales. Al telefono, la conversazione è piena di silenzi, in cui si infilano sospiri e sorrisi. “Le parole si scelgono con cura. Io cerco di usare sempre quelle che fanno bene, quelle che possono trasmettere un messaggio di speranza”. Quelle che possono cambiare in positivo la vita. “Essere gentili spesso significa andare oltre l'apparenza. Non possiamo conoscere le battaglie che una persona sta affrontando, ma possiamo donarle un momento della nostra vita”.

 

Le parole per i bulli

“Vorrei dire basta al bullismo: nessuno dovrebbe accanirsi contro chi ha il coraggio di mostrare la propria diversità: siate gentili”. Raffaele ha chiuso così il suo monologo scandito dalle parole che hanno caratterizzato la sua vita. “Odio le etichette. Detesto le discriminazioni. Non sopporto l'indifferenza. Conduco una battaglia quotidiana e pacifica contro il bullismo. Ne parlo sui social network: ho cominciato da Tiktok, ora racconto di me appena posso. Voglio trasmettere agli altri un messaggio di speranza. Non posso restare indifferente alla cattiveria. Preferisco risponderle con un sorriso. Ai bulli vorrei suggerire di pensare prima di agire, di provare ad immedesimarsi nelle altre persone, di correre il rischio di andare oltre l'apparenza. Potrebbero scoprire un bel mondo”. Quello di Raffaele è colmo di parole gentili. “A volte le parole mi vengono a prendere. Soprattutto d'inverno, quando fa freddo”. Le parole fanno così. Spesso feriscono, ma in fondo sanno sempre come rimediare.

 

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