07-08-2014 ore 10:07 | Rubriche - Storia delle religioni
di don Emilio Lingiardi

Paolo VI. La Chiesa ricorda i cinquant’anni dell’enciclica programmatica del suo pontificato e trentasei anni della morte

Domani 6 agosto ricorre il trentaseiesimo anniversario della morte di Paolo VI che sarà beatificato dalla Chiesa il prossimo 19 ottobre, a conclusione del sinodo straordinario dei vescovi sul problema della famiglia. Ha terminato la sua giornata terrena nel giorno in cui la liturgia celebra il mistero della luce di Gesù trasfigurato sul monte Tabor dove il Papa si era recato il 5 gennaio 1964, nello storico pellegrinaggio in Terra Santa, chiedendo al Signore di spirare nella sua luce: richiesta esaudita.

 

Ecclesiam Suam

In questo giorno ricordiamo anche i cinquant’anni della prima enciclica che Paolo VI inviò alla Chiesa, riunita nel Concilio Ecumenico Vaticano Secondo, Ecclesiam Suam, che manifesta il programma del suo pontificato. Nel dicembre 1962, al termine della prima sessione conciliare, l’allora cardinal Montini, arcivescovo di Milano, scriveva al Segretario di Stato, Amleto Cicognani, che era opportuno trovare un legame unitario alla riflessione in atto e per lui questo legame era la Chiesa nelle due dimensioni di preghiera, di insegnamento, di carità e di attenzione all’uomo.

 

La centralità della Chiesa

Dopo due anni da quella lettera nella sua prima enclicica riproponeva la centralità della Chiesa in tre momenti: coscienza, riforma e dialogo. La Chiesa deve prendere coscienza del suo essere corpo di Cristo e dalla sua missione di annunciare il Vangelo a tutto il mondo. L’annuncio è credibile in una Chiesa sempre più fedele al suo signore e aperta ai problemi dell’umanità da servire con il cuore del buon samaritano. Ma soprattutto il dialogo deve caratterizzare l’essere dalla Chiesa in quattro centri sempre più larghi: dialogo all’interno, recuperando la realtà di popolo di Dio, unito dalla stessa fede con servizi legati alle varie vocazioni.

 

La novità del dialogo

Un dialogo poi aperto ai fedeli cristiani, ancora divisi, nelle chiese orientali, della Riforma e dal mondo anglicano. Per questo a Gerusalemme aveva incontrato il patriarca di Costantinopoli Athenagoras iniziando così un cammino verso la piena comunione. Molto importanti anche gli incontri con i protestanti e gli anglicani invitati come osservatori al Concilio. Un terzo cerchio del dialogo si rivolge alle religioni non cristiane come l’ebraismo e l’islamismo, cercando gli elementi comuni alla fede nel padre Abramo. In questo è stato molto sostenuto dall’amico Sergio Pignedoli che aveva voluto come ausiliario a Milano e che ha guidato nell’incontro con i rappresentanti delle varie religioni. L’ultimo cerchio tocca tutti gli uomini, soprattutto, i poveri ai quali intendeva portare la buona novella di Gesù salvatore dell’umanità, con uno stile semplice ed umile che sempre ha accompagnato la sua persona ed il suo servizio pastorale.

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