07-03-2020 ore 20:00 | Rubriche - Medicina e salute
di Angelo Tagliani

Cremasco. Covid-19: ‘come far crescere la resilienza all’interno della nostra comunità’

“Crisi. Emergenza. Stress acuto. Paura: queste sono le parole che circolano per descrivere la situazione attuale. Ed è giusto che la realtà venga chiamata con il suo nome. Diciamolo subito: lo stress è una reazione sana e normale in situazioni che ci mettono davanti a pericoli e che comportano cambiamenti improvvisi e repentini delle nostre abitudini. La paura, lo stato di allerta, l’ansia permettono all’essere umano di reagire: guai a volerle tacitare. Come tutte le reazioni di emergenza devono però esistere per un tempo ben definito e non protrarsi a lungo, perché rischiano di scivolare nella patologia (disturbo post traumatico da stress) e di togliere spazio alla nascita di risposte più adeguate, che rientrano sotto il termine di resilienza”.

 

Rafforzati e senza timore

“La resilienza è la capacità psicologica degli esseri umani di uscire rafforzati e, diciamolo senza timore, migliori dalle situazioni di crisi, se ben gestite. Non è una dote innata e nemmeno una qualità di singoli e illuminati individui. La resilienza affonda le radici nei legami familiari e sociali, si nutre col sostegno reciproco affettivo e materiale, si diffonde grazie alla comunicazione responsabile e consapevole, all’ascolto rispettoso degli altri. Tutti siamo chiamati a sviluppare la resilienza in tutti gli ambiti che viviamo, perché in questo frangente di isolamento fisico e mentale il vero antidoto psicologico è la resilienza della comunità”.

 

Decalogo degli atteggiamenti virtuosi

“Come tradurre tutto questo in pratica quotidiana e far crescere la resilienza della nostra comunità?Sulla scorta della letteratura e dell’esperienza in emergenza l’Ordine degli Psicologi del Trentino ha sintetizzato in un decalogo gli atteggiamenti virtuosi da proporre alla popolazione.

1 – Essere agitati è normale: quando ci sentiamo minacciati sviluppiamo ansia non patologica, utile a salvarci dal pericolo.

2 – L’ansia aumenta se valutiamo che la minaccia sia troppo grande per noi: pertanto ci sentiamo impotenti e vulnerabili, e diventiamo facilmente suggestionabili.

3 – Siamo attenti e prudenti, ma non perdiamo la testa: il panico aumenta la nostra vulnerabilità e ci rende meno responsabili nelle scelte.

4 – La conoscenza ci libera dalla paura: ciò di cui conosciamo la natura ci spaventa meno di ciò che ci è ignoto. Per questo è necessaria una corretta informazione ottenuta attraverso gli organi ufficiali che in questo caso sono il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

5 – La conoscenza è un atto di protezione e cura: evitare le fake news e diffondere conoscenza attendibile è un atto di responsabilità sociale.

6 – Agiamo responsabilmente: evitiamo di assumere comportamenti a rischio, ad esempio per esorcizzare la paura.

7 – Aiutiamo i nostri figli a capire cosa sta accadendo: forniamo loro notizie ufficiali in base all’età e alla capacità di elaborazione, assicuriamoci che abbiano compreso le norme igieniche . Ricordiamoci che vivono le emozioni che vedono negli occhi dei genitori.

8 – Aiutiamo chi si è fatto sopraffare dalla paura e dell’ansia: evitiamo di minimizzare e ridicolizzare chi fatica a gestire l’ansia, forniamo piuttosto informazioni attendibili per attivare il circolo virtuoso della conoscenza.

9 – La sicurezza si costruisce insieme: la resilienza di comunità si basa su solide relazioni sociali, nelle quali ognuno di noi possa contribuire a diffondere conoscenza, fiducia, e tranquillizzare i propri cari.

10 - Fidiamoci delle istituzioni: limitiamo le polemiche e le iniziative personali non in linea con le indicazioni ufficiali. Se ciascuno di noi condividesse queste informazioni con un proprio caro e le agisse, già staremmo costruendo una solida rete per ingabbiare la paura. (Autrice: Silvia Galvani, psicoterapeuta, dottore di ricerca in psicologia sociale con particolare esperienza di interventi in contesti di emergenza).

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