
Quasi tutto il mondo in una stanza. Non è il titolo di un libro o quello storpiato di una canzone, è quanto accaduto ieri sera in occasione dell'evento narrativo dedicato al Rotary youth exchange (Rye) e ai programmi internazionali per i giovani del territorio. Canada, Usa, Giappone, Ecuador, Belgio, Messico, Argentina: sono solo alcuni dei paesi dai quali provengono i giovani tra i 15 e i 30 anni che ieri sera alla Casa del pellegrino hanno dato voce ad esperienze che hanno cambiato le loro vite. Come hanno ben rappresentato tutti i relatori intervenuti alla serata il programma di scambio giovanile del Rotary rappresenta una delle più grandi e sicure reti di mobilità internazionale al mondo. Basato interamente sul volontariato e sul principio della reciprocità, offre ogni anno a migliaia di ragazzi l'opportunità di formarsi come cittadini del mondo, abbattendo le barriere culturali e promuovendo la pace e la comprensione globale.
La voce di Charlotte
Dagli scambi bilaterali estivi, passando per i camp di due o tre settimane, fino a borse di studio o stage professionali all'estero per giovani adulti fino ai 30 anni o ad un intero anno scolastico (in quarta superiore) presso una famiglia ospitante dall'altra parte del mondo. L'obiettivo è abbattere le barriere, aprire lo sguardo, la mente, e condividere esperienze: “immergersi totalmente in una cultura diversa fino a viverla con rispetto e naturalezza. L'intento di questi programmi è regalare ai giovani di tutto il mondo un'esperienza indimenticabile”. E, a giudicare dal luccichio degli occhi e dal sorriso di Charlotte sembrano averlo realizzato. Charlotte ha 16 anni ed è canadese. Parla un italiano fluente. Tra una portata e l'altra mi ripete diverse volte che “questa è l'esperienza più bella della sua vita”. È quasi finita, dopo quasi un anno scolastico e non ha molta voglia di tornare a casa. “Dell'Italia mi hanno colpito tante cose, ma più di tutte, l'intelligenza emotiva delle persone che ho incontrato. È una vera ricchezza”. La diffidenza per la differenza “c'è stata, ma ora mi sento parte di questa realtà e non voglio andare via”. Per un anno ha frequentato il liceo scientifico Aselli di Cremona, ha conosciuto la cucina italiana: “amo le zuppe. Mi riportano in Canada” mi ha detto quasi sotto voce.
Il cibo fa viaggiare
A proposito di cibo, tra una chiacchiera e l'altra,i club promotori hanno offerto un itinerario culturale attraverso pietanze da tutto il mondo. “Il cibo è una delle vie per fare cultura” ha detto Marco Tresoldi, Rye officer del Distretto Rotary 2050 . “Ci affidiamo al racconto dei giovani per scoprire i piatti dei loro paesi”. L'antipasto ci porta in Ecuador. Anais è nata a Quito. Il Cevice de Camaron, un piatto freddo a base di gamberi, le ricorda “le sue origini e le persone che ama”. Il primo piatto scelto è tipico del Giappone in versione estiva: sono i soba, simili a degli spaghetti in grano saraceno. Con il secondo sbarchiamo negli Usa: è tempo del pulled pork. Infine, chiudiamo in bellezza, anzi in dolcezza, con Les graufes de Liege, un dolce tipico belga che ci riporta indietro nel tempo. Sapori diversi che raccontano storie e uniscono sotto il comune desiderio di sperimentare, di conoscersi e di conoscere.
Sguardo giovane
“Per entrare a far parte di questi programmi – riprende Tresoldi – serve non avere paura di mettersi in gioco, essere curiosi, propositivi e grati. Basta mettersi al servizio e vivere il momento con mente e sguardo aperti al mondo”. Oltre la paura, nascono emozioni e sorrisi. Lo hanno confermato nel loro breve racconto due mamme ospitanti Eva e Claudia, diverse, ma unite dal crescente desiderio di accogliere un giovane venuto da lontano per vivere in Italia. Per vivere l'Italia. “Forse insieme abbiamo riscoperto luoghi di cui avevamo dimenticato la bellezza”. Un'esperienza, questa, che non è un ponte tra mondi diversi, ma tra paesi dello stesso mondo. Lontani, ma capaci di unirsi attraverso lo sguardo giovane. Lo sguardo attento, accogliente e brillante dei giovani.