05-11-2022 ore 20:00 | Rubriche - Musica
di Matteo Raise

The Cure in concerto a Milano. Il Lost world tour è un atto d’amore per imaginary boys and girls

Il 31 ottobre 2022 è iniziata una settimana irripetibile per le anime gotiche italiane. Non bastando l’arrivo al Lucca Comics di Tim Burton, nella stessa giornata sono sbarcati nella nostra penisola i The Cure per la prima la prima delle 4 date tricolori del loro Lost world tour, in programma a Bologna, Firenze, Padova e in chiusura a Milano, ad Assago. Capitanati da Robert Smith, anima romantica erede di Shelley, anti-rockstar per eccellenza e icona pop suo malgrado (fonte di ispirazione per lo stesso Tim Burton, James O’Barr e il nostro Sorrentino, solo per citarne alcuni), il gruppo eseguirà per la prima volta dal vivo i brani del loro album di prossima pubblicazione, che interromperà un silenzio discografico durato 14 anni, Songs of the lost world.

 

Un atto d’amore

In effetti, per una band dai concerti leggendari (con scalette create con cura artigianale, variabili a ogni data, considerando anche le canzoni suonate nella stessa città negli anni prima e durate superiori alle 2 ore e 30) non esiste atto d’amore più sincero nei confronti del proprio pubblico che presentare l’ultima creazione nella dimensione a loro più congeniale. Il concerto si sviluppa in tre atti, ossia un set principale in cui si alternano i grandi classici della band alle nuove canzoni (tra cui A fragile story, suonata per la primissima volta dal vivo), un secondo set terminato con una triade Figurehead-Faith-Disintegration da esplosione al cuore (e che da sole varrebbero più della discografia di altri artisti) e in chiusura il set “pop”, che racchiude tutte le hits più radiofoniche che hanno reso celebre la band (cito Lullaby, Friday I’m in love e Boys don’t cry).

 

Grande trasporto emotivo

Se gli anni passano, non sembrano avere intaccato la voce di Robert, fuori dal tempo e diretta ai cuori dei suoi ammiratori declamando versi a volte cupi, a volte romantici, a volte sognanti, così come non hanno intaccato il basso cupo e granitico del sodale Simon Gallup. A chiusura di concerto la band ha fatto intendere il grande trasporto emotivo della serata, per una data che al momento ha visto svilupparsi la migliore scaletta del tour. Un trasporto emotivo che, almeno nella sua dimensione live, vorremmo non finisse mai. Dedicato a tutti gli Imaginary boys and girls.

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