05-05-2026 ore 20:34 | Rubriche - Medicina e salute
di Gloria Giavaldi

Asst Crema. Le ostetriche, preziosa presenza silenziosa: 'in punta di piedi accanto alle donne'

La luce di una nuova alba fa da sfondo ad una mamma in dolce attesa. Nella sala d'aspetto dell'area parto al quarto piano del monoblocco ospedaliero di Asst Crema, anche i quadri celebrano la vita. Ad accoglierci, all'ingresso del luogo in cui la vita sboccia, una giovane ragazza con indosso una divisa verde acqua: è un'ostetrica. I toni degli indumenti che indossa sono tenui, come delicato è il tentativo quotidiano di entrare nella vita delle donne, in punta di piedi. Le ostetriche lo fanno da sempre, anche oggi, giorno in cui si celebra la giornata internazionale loro dedicata: entrare in relazione è parte del processo di cura. “Ci occupiamo di assistere le donne in ogni momento della vita”. Valentina Barbati ha appena smontato dal turno di notte. Ha ascoltato timori, accolto gioie e sostenuto fragilità. “Quello dell'ostetrica non è solo un lavoro. É una missione, una vocazione. Lo avverti sottopelle e sai che il tuo posto può essere sempre e solo lì: accanto alle donne”. Lo dice con naturalezza, come se fosse scontato. “La Valentina che indossa il camice verde, è la stessa che si confida con le amiche”. Valentina “è così”. Non si cela dietro al velo della professionalità. “La tecnica l'ho appresa sui libri, l'empatia no. L'ho coltivata in corsia stringendo mani, incrociando sguardi, ascoltando silenzi rumorosi, pieni di gioia e di paura, di coraggio e di fatica. Pratico la propensione alla cura nella vita quotidiana, in corsia e a casa, con le mie amiche e con chi ne ha bisogno. Non voglio consigliare questa professione a nessuno, non c'è bisogno, ostetrica o lo sei o non lo sei: bisogna sentirlo sottopelle”.

 

Antenne e mani tese

Sei un'ostetrica, non fai l'ostetrica. Assistere le donne significa imparare ad osservarle ed ascoltarle nella loro globalità, nella loro complessità. “Siamo fiere di aiutare le donne nel momento della maternità, ma la nostra professione è molto di più. Ci occupiamo di prevenzione, informazione ed educazione. Sosteniamo i genitori nell'accompagnamento al parto, nella delicata fase del post partum e dell'allattamento. Siamo accanto ai più giovani, nel periodo delicato dell'adolescenza, ci occupiamo di contraccezione. Sosteniamo le donne dopo la dimissione dalla sala parto, con particolare riguardo a situazioni di fragilità”. Sono antenne e mani tese: offrono uno spazio sicuro, competente e qualificato, dove poter intessere preziosi legami di fiducia: “la fiducia e la trasparenza sono alla base di ogni buona relazione di cura. Facciamo in modo che le donne possano avere uno spazio per essere se stesse. Possano e vogliano, davvero, contare su di noi”.

 

Dall'ospedale al territorio

Dalla corsia del reparto ospedaliero ai consultori familiari, le ostetriche donano presenza: “le donne, sempre, ma in particolare nel momento delicato della maternità, devono poter contare su una fitta rete di supporto. A partire da questa consapevolezza, l'obiettivo è consolidare la continuità di presa in carico dal reparto ospedaliero al territorio”. Federica Tessadori è la nuova coordinatrice della struttura complessa di ginecologia e ostetricia, diretta da Vincenzo Siliprandi. “Vogliamo poter esserci in ogni momento per far sì che ogni donna possa trovare una risposta personalizzata al proprio bisogno: fare rete è un obiettivo, ma è prima di tutto una propensione, un approccio che rende possibile e migliore ogni percorso di cura”.

 

Il nuovo volto della maternità

Le ostetriche sono un punto fermo, anche quando tutto cambia. “La società che stiamo costruendo oggi non è così amica dei bimbi e delle mamme”. Le aspettative sociali che vogliono la donna mamma e lavoratrice, attenta, premurosa e performante logorano il tempo della maternità: “spesso viene vissuta come una semplice fase della vita, non come il momento di realizzazione dell'attesa più bella di sempre. Diversamente dal passato, spesso le donne sono più sole e quindi, a tratti anche inconsapevolmente, più fragili. In passato tutto ruotava intorno al bambino e alla sua mamma, c'era un tessuto familiare più disposto a prendersi cura. Oggi l'individualismo impera: anche la maternità è diventata una parte della vita da vivere sulle proprie gambe”. Anche le mamme sono cambiate: “sono cambiate le priorità. Le donne oggi rincorrono un ideale di perfezione che la società impone. Molte sanno che dovranno tornare al lavoro in breve e il tempo di allattare non ce l'hanno. Altre rincorrono i ritmi frenetici dei social, non godendosi davvero uno dei momenti più preziosi della vita”. La voce di Valentina Barbati si sovrappone a quella di Sabina Sangalli. Con qualche anno di esperienza in più, Sabina ha imparato a guardare le donne in modo diverso, da quando è diventata mamma: “in fondo sai che ogni donna è diversa, ma le paure e le fragilità che ci troviamo a vivere in uno dei momenti più importanti della vita ci rendono simili”.

 

Stare accanto in silenzio

“Ho scelto questa professione perchè volevo prendermi cura delle persone in un ambito felice, non calcolando fino in fondo che il dolore si avverte anche qui. E quando il dolore si fa spazio in questo corridoio è il più lancinante, il più grande, è immenso. In queste situazioni – spiega Tagegnech Contini, la più giovane del gruppo - ho capito, provandolo sulla pelle, che il mio compito è stare accanto, anche in silenzio”. È stare, in un silenzio colmo del vuoto della perdita. L'unico che forse non ha bisogno di molte spiegazioni: è un'attesa spezzata, un desiderio infranto, un lutto senza voce. “Essere accanto ad una donna che soffre spesso significa empatizzare, offrire sostegno, fare in modo che quel dolore così grande non sia più solo suo. Lo facciamo senza pretendere spazi o ruoli che non ci spettano, semplicemente ci siamo, anche in silenzio”. Ben sapendo che quel cuore ritroverà presto la forza di continuare a battere per due. “Fino a quel momento e anche oltre, noi saremo lì. Accanto”.