04-12-2020 ore 20:34 | Rubriche - Medicina e salute
di Andrea Galvani

Crema. Stroke unit e neurologia, l'incontro delle discipline e il ruolo decisivo del tempo

“Il reparto di neurologia dell’ospedale di Crema ha sempre continuato a lavorare”. È rimasto aperto anche nella fase uno dell’emergenza Covid. “La disponibilità di posti letto totali – spiega la coordinatrice infermieristica Valeria Caregnini – è scesa da 23 a 18, mantenendo sei posti stroke dedicati. C’è anche una camera dedicata alle terapie ad alta intensità dove ogni giorno transitano due o tre persone”. La stroke unit, spiega il primario Luigi Caputi, “si occupa degli ictus ischemici o delle emorragie cerebrali”. Operando all’interno di un dipartimento cardio cerebro vascolare, si basa sulla multidisciplinarità, “la collaborazione costante e stretta con i cardiologici, sia emodinamisti che aritmologi, con i radiologi e i neuroradiologi, in questo caso dell’ospedale di Bergamo, nonché del chirurgo vascolare e dei radiologi interventisti”.

 

Il primo anello dell’ictus’

“Nel momento in cui verifica l’esistenza di patologia neurologica acuta l’equipaggio del 118 ne dà notizia al pronto soccorso”. È in questo momento che s’innesca quello che il dirigente medico Riccardo Saponara chiama “il primo anello dell’ictus”. Il paziente viene valutato rapidamente e inviato al neuro imaging, “dove verifichiamo la presenza di una patologia di tipo emorragica o ischemico e se sono coinvolti o meno dei grossi vasi cerebrali”. Trattandosi di patologie ‘tempo dipendenti’, sottolinea Fabio Brusaferri (responsabile della Stroke unit), “quello che conta è essere più rapidi possibile, per salvare vite e permettere al paziente di recuperare”.

 

Tempi e prestazioni

Stabilizzato dalla fase acuta, “solitamente nell’arco di 72 ore – prosegue Caputi – il paziente viene trasferito nei letti di degenza ordinaria”. Qui proseguono le indagini diagnostiche. Il passaggio successivo coinvolge la neuro riabilitazione. Negli anni 2017-2019 la media dei ricoveri è stata di circa 730 pazienti, nel 2020 poco più di 400. Negli ultimi due mesi è stato registrato un aumento dei trattamenti dei pazienti con ictus ischemico. Per Caputi “ciò che un ospedale può fare non è incrementare il numero di accessi ma il numero delle prestazioni da fornire in tempi rapidi e nel modo più corretto e adeguato”.

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