
“Obbligare una famiglia a scegliere tra privato, distanza o rinuncia non è un problema organizzativo. È il segno di una sanità pubblica che sta smettendo di fare il suo mestiere. È il segno di una sanità sempre più piegata al profitto del privato e sempre meno fedele a quello che dovrebbe essere il suo primo obiettivo: curare le persone, non spingerle verso il mercato. Prima si finanzia il privato. Poi si indebolisce il pubblico. Poi si dice ai cittadini: arrangiatevi. E quando questo smantellamento colpisce persino i neonati, e non per prestazioni occasionali, specialistiche o rare, ma per visite previste nelle prime settimane di vita, allora chiamarlo disservizio è già troppo gentile”. È questo uno stralcio della lettera inviata ieri ai giornali dal segretario provinciale di Sinistra Italiana Paolo Losco, che per l'occasione si firma Paolo Losco, padre. Perchè quella portata all'attenzione è una vicenda vissuta sulla propria pelle. Losco dallo scorso giugno è diventato papà per la seconda volta.
'A Vigevano, Casalmaggiore o dal privato'
Ha provato a prenotare per il proprio figlio l'ecografia alle anche, un esame consigliato tra la sesta e l'ottava settimana di vita. L'indicazione è riportata anche sulla lettera di dimissione dall'Asst di Crema, che recita: Ecografia alle anche da eseguire tra la sesta e l'ottava settimana di vita da prenotare al Cup con l'indicazione fornita dal curante. “Eppure – racconta - al momento della prenotazione, a mia moglie è stato riferito che l'Asst di Crema, dal 9 luglio, non erogherà più questo servizio essenziale. La soluzione indicata? Spostarsi a Vigevano, in provincia di Pavia, o a Casalmaggiore. Tradotto: per una visita necessaria a un neonato di poche settimane, un’ora e mezza di auto all’andata e un’ora e mezza al ritorno. Se un servizio pubblico sparisce, chi può paga il privato. Chi ha tempo, macchina - e aria condizionata, viste le temperature - e possibilità si sposta. Chi non ha soldi, tempo o tutele? Fatti suoi”.
La risposta dell'Asst di Crema
A stretto giro, è giunta la replica dell'Asst di Crema. L'azienda ha precisato che il servizio “continuerà ad essere garantito per i soli neonati con indicazione clinica”. È cambiato “il percorso organizzativo, in linea con le più recenti linee guida internazionali”. A fornire i dovuti chiarimenti la neodirettrice facente funzioni della pediatria Daniela Migliavacca: “Lo screening della displasia evolutiva dell’anca diventerà selettivo e non più universale. L’ecografia sarà eseguita e garantita a tutti i neonati che, al momento della dimissione, presentano una reale indicazione clinica. Per questo motivo, nella lettera di dimissione non comparirà più la dicitura ecografia consigliata, ma l’indicazione all’esame sarà riportata esclusivamente nei casi in cui risulti clinicamente necessaria. Proprio in questi giorni stiamo predisponendo una comunicazione rivolta ai pediatri di libera scelta per informarli di questa modifica, così da evitare la prescrizione dell’impegnativa nei casi privi di indicazione clinica, sulla base della valutazione effettuata alla nascita”. “I servizi sono e continueranno ad essere garantiti” assicura il direttore generale Alessandro Cominelli. “Per tutti i neonati che necessitano dell’ecografia delle anche, l’appuntamento viene fissato direttamente al momento della dimissione, assicurando tempestività, continuità assistenziale e presa in carico. L’appropriatezza clinica rappresenta un principio fondamentale: ogni bambino che necessita dell’esame lo eseguirà nei tempi previsti, senza alcuna riduzione delle tutele assistenziali”.
La replica di Losco
Losco non ci sta e nella serata di ieri ha replicato: “ho letto la risposta fornita a mezzo stampa in tempi celeri dall'Asst e devo dire che la pezza è peggio del buco. Il comunicato sostiene che “il servizio non viene sospeso”, quindi perché una madre, seguendo le indicazioni ricevute alla dimissione del proprio figlio, si presenta al Cup e si sente indicare Casalmaggiore, Vigevano o il privato? Nella lettera di dimissioni, tra gli accertamenti e visite in programma, è indicata l’ecografia delle anche. È scritto che va eseguita tra la sesta e l’ottava settimana di vita, da prenotare al Cup con impegnativa fornita dal curante. Quindi ricapitoliamo. La struttura indica l’esame nella documentazione di dimissione. Il pediatra fornisce l’impegnativa. Una madre va al Cup per prenotarlo. E lì le viene detto di andare a Casalmaggiore, a Vigevano o di rivolgersi al privato. A questo punto il problema non è solo se il servizio venga chiamato sospeso, rimodulato, non più erogato universalmente o con qualunque altra formula amministrativa. Perché qui la supercazzola è evidente: ci viene detto che “il servizio non cambia”, cambia solo “il percorso organizzativo”, perché si passerebbe a uno “screening selettivo”. Tradotto fuori dal burocratese: un servizio che fino a ieri veniva indicato alle famiglie come percorso ordinario per i neonati oggi viene ristretto. Non sparisce nel comunicato, ma sparisce nella vita concreta di chi prova a prenotarlo. E alcune famiglie lo scoprono solo quando arrivano davanti allo sportello”.
Tante domande
“Si può discutere di linee guida internazionali, criteri scientifici, scelte organizzative o ragioni economiche. Possibilmente senza supercazzole, però. Perché una cosa resta: a un neonato dimesso da questa struttura è stato raccomandato un esame; alla sua famiglia è stato scritto di prenotarlo al Cup; e al Cup quell’esame, a Crema, non è stato possibile prenotarlo. Quanti altri neonati sono nella stessa situazione? La risposta di Asst, invece di chiarire, apre altre domande. Come si devono comportare le famiglie? Perché nella documentazione viene indicato un percorso che poi al Cup non risulta praticabile a Crema? Da quando questo servizio non è più prenotabile nelle condizioni precedenti? Quali alternative pubbliche, vicine e accessibili vengono garantite ai neonati del territorio? Una “riorganizzazione” così importante del servizio è stata fatta in modo così radicale in tre settimane? E soprattutto: perché una famiglia deve scoprirlo solo davanti allo sportello? Ma ancora di più: perché questa comunicazione arriva solo dopo la denuncia pubblica di una persona che, evidentemente, ha avuto il privilegio di ottenere una risposta da Asst solo perché ha potuto sollevare il caso a mezzo stampa? E tutti gli altri?”.
'Dare risposte alle famiglie'
“Mi perdoni il direttore, ma questa risposta conferma il problema politico — e umano — che ho sollevato. Una sanità pubblica non si misura solo dai comunicati. Si misura da quello che accade quando una madre prova a prenotare un esame per suo figlio. E se la risposta concreta è distanza, confusione o privato, allora non basta dire che “il servizio non viene sospeso”, usando giri di parole per poi ammettere che il percorso cambia. Bisogna spiegare perché, per le famiglie, quel servizio di fatto sparisce. E bisogna spiegare perché famiglie che fino a ieri ricevevano l’indicazione di prenotare quell’esame al Cup oggi se lo vedono negare dalla stessa struttura che lo aveva prescritto. Ma soprattutto, e forse è la domanda più importante: perché è stata così celere la risposta a mezzo stampa rispetto a quella formale alla richiesta di una madre che è ancora in attesa di capire cosa dovrà fare?”.